La via silenziosa verso il passo che guarda l'Adamello: un itinerario che racconta la storia della montagna rendenera

Una valle appartata, rimasta fedele alla propria vocazione alpestre, conduce dal Pian del Forno al Passo di San Valentino attraversando boschi secolari, pascoli d’altura e ambienti di grande pregio naturalistico, dove il paesaggio nasce dall’incontro fra il grande massiccio granitico dell’Adamello, il lavoro delle comunità di valle e una natura che conserva ancora oggi un carattere schivo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
raggiunto Tione di Trento, si risale la Val Rendena superando Villa Rendena, Javrè e Darè, e giunti a Vigo Rendena, ormai all’uscita del paese, si svolta a sinistra (indicazioni) per la Val di San Valentino: da qui al Pian del Forno sono circa 7,5 km di una piccola stradina asfaltata (dopo 5,5 km si incontra il rifugio Gorck)
La Val di San Valentino è una di quelle vallate laterali della Rendena che sembrano sottrarsi con discrezione allo sguardo di chi percorre il fondovalle. Si apre poco a nord di Villa Rendena, sulla destra idrografica del Sarca, ma basta imboccarla per accorgersi che il paesaggio cambia rapidamente. La strada sale tra i boschi fino al Pian del Forno, dove termina l’asfalto e comincia un ambiente che conserva ancora il carattere della montagna vissuta più che della montagna frequentata. Qui il turismo lascia spazio alla memoria di un’economia antica, fondata sul bosco, sull’alpeggio e sul lento susseguirsi delle stagioni, mentre il profilo del Caré Alto e delle cime occidentali dell’Adamello accompagna ogni sguardo verso l’alto.
Geograficamente la valle appartiene al settore sudoccidentale del Parco naturale Adamello Brenta e costituisce uno degli accessi più appartati verso il Passo di San Valentino, storico collegamento con la Val di Fumo. Il paesaggio racconta una storia molto più antica della presenza dell’uomo. Le rocce che affiorano lungo il percorso appartengono infatti al grande batolite dell’Adamello, il più vasto corpo intrusivo granitico delle Alpi italiane, formatosi durante l’orogenesi alpina quando masse di magma, senza raggiungere la superficie, si raffreddarono lentamente in profondità dando origine alle tonaliti e alle granodioriti che ancora oggi caratterizzano queste montagne. È una geologia che determina anche la morfologia del territorio, con versanti relativamente arrotondati, ampie conche glaciali, depositi morenici e valloni modellati dall’azione dei ghiacciai quaternari. Ed è proprio l’acqua ad accompagnare costantemente il cammino. I numerosi rii che scendono dai versanti alimentano il Sarca e testimoniano la ricchezza idrica di una valle che deve gran parte del proprio aspetto proprio all’erosione glaciale e fluviale. Nei mesi primaverili il fragore delle cascate rompe il silenzio dei boschi, mentre più in alto piccoli impluvi e torbiere contribuiscono alla biodiversità di un ambiente ancora ben conservato.

Una valle, tante storie
Se la natura rappresenta il volto più evidente della valle, è la storia dell’uomo ad averne costruito l’identità. Per secoli la Val di San Valentino è stata anzitutto una valle di lavoro. I pascoli estivi garantivano il sostentamento alle famiglie dei paesi del fondovalle, mentre il legname proveniente dalle sue foreste costituiva una delle principali ricchezze della Rendena. Ogni estate uomini e animali risalivano verso le malghe seguendo sentieri che ancora oggi ricalcano fedelmente gli antichi tracciati di transumanza. Non semplici spostamenti stagionali, ma una forma di organizzazione economica complessa, regolata da consuetudini comunitarie, diritti d’uso civico e conoscenze tramandate di generazione in generazione. Anche il toponimo della valle rimanda a una dimensione culturale stratificata. La dedicazione a San Valentino, vescovo e martire venerato come protettore dei viandanti e della salute, richiama probabilmente l’esistenza di un’antica devozione legata proprio al valico, luogo di passaggio e insieme di confine. I passi alpini non erano semplicemente punti geografici, ma spazi carichi di significati, dove il viaggio si intrecciava con la religiosità popolare e con la necessità di affidarsi alla protezione divina prima di affrontare territori isolati e condizioni meteorologiche spesso imprevedibili.
Anche il Novecento ha lasciato tracce profonde in questi luoghi. Pur rimanendo ai margini delle principali linee del fronte durante la Prima guerra mondiale, tutto il settore del Caré Alto e dell’alta Val Rendena fu interessato dalle operazioni militari che coinvolsero il massiccio dell’Adamello. Molti sentieri vennero migliorati per esigenze logistiche e alcune mulattiere conservano ancora oggi i segni di quel periodo, quando la montagna divenne improvvisamente teatro di una guerra combattuta in condizioni estreme. Camminare oggi in questi ambienti significa quindi attraversare un paesaggio che è insieme naturale e culturale, dove ogni traccia racconta il lungo dialogo fra l’uomo e la montagna.

Verso il cuore dell’Adamello
L’escursione prende avvio dal Pian del Forno, punto di partenza ideale per entrare lentamente nel carattere della Val di San Valentino. Lasciata alle spalle la dimensione del fondovalle, il paesaggio assume subito una fisionomia più severa e raccolta. Si sale nel bosco con i lsentiero n° 224 di fianco al torrente Bedù, con numerose svolte, e volgendo a ovest, oltre un guado, si raggiunge la Malga Coel di Vigo (1570 m). Il sentiero prosegue verso ovest, la pendenza rimane costante, sempre di fianco al torrente, e con il bosco che si dirada si arriva alla Malga Valletta Bassa (1760 m). Si supera il rio Bedù su un ponticello in legno, la salita non concede tregua e si cammina su ripidi pendii erbosi tra grandi massi, il silenzio è totale, interrotto solo dallo scrosciare dell’acqua, che regala anche l’imponente salto della cascata di Valletta Alta. Superato un evidente gradino roccioso appena oltre la cascata, si giunge a un trivio a circa 2100 metri di quota: a destra si sale al bivacco Dosson, a sinistra al bivacco Cunella, mentre per il nostro itinerario si deve proseguire dritto, continuando lungo la valle sul sentiero n° 248. Pochi minuti ancora e si raggiunge l’amena piana con il Lago della Valletta Alta (2215 m), dove immergersi per un attimo nel silenzio, circondati da alte creste rocciose. Non manca più molto, e la direzione è evidente: si prosegue al centro della valle, su terreno via via più roccioso, vincendo poi un gradino roccioso con numerose svolte, prima di affrontare l’ultimo ripido strappo tra le rocce che conduce direttamente al Passo di San Valentino, aperto verso la Val di Fumo. Il panorama che si può godere è davvero incredibile, il Caré Alto e il Corno di Cavento, così vicini che sembra di poterli toccare, il Brenta e le lontane cime di Asiago, con il cielo terso, sul versante opposto, si arrivano a scorgere il Disgrazia e il Bernina, mentre l’Adamello, con le cime che lo circondano, fa bella mostra di sé a nordovest. Siamo a oltre 2700 metri di quota, il vento freddo dell’alta quota si fa sentire. Giusto il tempo di immergersi in questo spettacolo, poi è necessario riprendere la via di casa. No, non scendendo in Val di Fumo, ma tornando sui propri passi, e immaginando le possibili varianti, di più giorni, che si offrono in questa recondita area dell’Adamello.
IL PERCORSO
Regione: Trentino – Alto Adige
Partenza: Baita Gorck (1175 m), Val di San Valentino
Arrivo: Passo di San Valentino (2768 m)
Accesso: raggiunto Tione di Trento, si risale la Val Rendena superando Villa Rendena, Javrè e Darè, e giunti a Vigo Rendena, ormai all’uscita del paese, si svolta a sinistra (indicazioni) per la Val di San Valentino: da qui al Pian del Forno sono circa 7,5 km di una piccola stradina asfaltata (dopo 5,5 km si incontra il rifugio Baita Gorck)
Dislivello: 1400 m
Durata: 4/5 h
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)
Immagine di apertura: la parte alta della Val di San Valentino; sullo sfondo, l’omonimo passo. © Claudio Lanzafame/Campiglio Dolomiti












