Una lunga salita che permette di attraversare tre altopiani rocciosi: sul Monte Cistella, dove la fatica viene ripagata da grandi orizzonti

L'itinerario si sviluppa in uno degli angoli più appartati e panoramici dell'Ossola, attraverso boschi e alpeggi, valloni severi e grandi altopiani; fino a una cima di grande fascino affacciata sulla Val Divedro e sulle montagne di confine

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
si percorre tutta la A26 fino a Gravellona Toce, continuando sulla Statale 33 del Sempione oltre Domodossola, e, all’uscita di Crevoladossola, si prende a destra per la Val Formazza – Valle Antigorio fino a Crodo, dove si seguono le indicazioni per Mozzio e Foppiano (strada a tratti stretta), parcheggiando nei pressi dell’Hotel Pizzo del Frate
Appena lasciata l’auto nel piccolo parcheggio di Foppiano, la strada che si segue inizia a salire dolcemente nel bosco, in direzione dell’Alpe Voma. La mia meta di oggi è il Monte Cistella (2880 m), una cima che conosco per averla già salita dal versante dell’Alpe Solcio, anche in inverno con gli sci, ma che desidero raggiungere anche da questo lato più appartato, sopra Crodo. L’itinerario si sviluppa nel cuore dell’Ossola, in un settore montano che guarda direttamente alla Val Divedro, alle grandi montagne di confine con la Svizzera e anche oltre, verso i Quattromila del Vallese. Il Cistella appartiene al gruppo delle Alpi Lepontine e si eleva come una dorsale ampia e possente sopra la conca di Crodo, in posizione dominante tra la Valle Antigorio, la Val Divedro e le valli che salgono verso il Sempione. È una montagna meno celebre di altre cime ossolane, ma proprio per questo conserva un carattere appartato e silenzioso.
Abbandonata la strada, si segue una sterrata, poi, oltre il fiume, un facile sentiero attraversa un bosco fitto di larici e conifere, con la salita regolare e piacevole. Raggiunti gli splendidi pianori dell’Alpe Voma, a 1350 metri di quota, il paesaggio cambia, con i pascoli che si aprono e lo sguardo che comincia a spaziare sulle montagne circostanti. Alle spalle restano le quote più basse dell’Antigorio, mentre davanti si delineano i valloni che conducono verso la parte alta del percorso. In questo ambiente si percepisce ancora la forte impronta dell’economia alpestre tradizionale, con gli alpeggi disseminati lungo la salita a testimoniare una lunga storia di transumanza, di sfruttamento estivo dei pascoli e di presidio umano della montagna. Le baite in pietra, molte restaurate con cura, raccontano un modo di vivere legato al ritmo delle stagioni e alla necessità di utilizzare ogni risorsa disponibile in quota. E ogni volta che passo da baite e alti pascoli, non posso che lasciarmi abbracciare da questi paesaggi culturali, immergendomi completamente in questi ambienti alpini.

Dagli alpeggi alle rocce
Proseguo in salita, il sentiero è evidente e contrassegnato con il n° G11, e man mano che si sale l’ambiente diventa sempre più aperto e severo. Passo dalle baite di Prepiana Superiore (1419 m), e poco oltre una lunga diagonale ascendente verso sinistra sale, a tratti molto ripida, ma per fortuna all’ombra di un’abetaia, fino alla piccola radura dell’Alpe Gaiola (1820 m). La traccia prosegue in salita, i bolli sbiaditi ne indicano il tracciato, e poco oltre si abbandona definitivamente il bosco, all’imbocco di un canalone sotto le pareti meridionali del Corno Cistella. L’ambiente è decisamente cambiato, stiamo salendo di quota, e le severe pareti di roccia che chiudono l’orizzonte sono lì a dimostrarlo. Superato il canalone, ci si porta ai piedi della Testa dell’Orso, dove la salita riprende senza sosta, tra arbusti ed erba con una serie di stretti tornanti, e dopo un traverso verso destra, oltre una piccola pietraia, si raggiunge una solitaria conca prativa proprio sotto la Bocchetta di Balmafredda. Mi fermo e assaporo il silenzio, so che tra poco arriverò sulla dorsale superiore, dove lo sguardo sarà riempito dai grandi panorami dell’Ossola, e voglio godermi per qualche istante questo luogo quasi intimo. Una ripida salita, infatti, permette di guadagnare lo stretto intaglio a 2430 metri di quota, che separa il versante da dove sono salito da quello, più conosciuto, dell’Alpe Solcio. Da qui si deve seguire la traccia, verso destra, che rimonta la Costetta, inizialmente su erba e terriccio, poi seguendo la dorsale rocciosa attrezzata con tubi metallici, come un corrimano, un tratto un po’ esposto, ma privo di difficoltà oggettive.

Grandi spazi in quota
Ed eccoci, oltre la Costetta, nel vasto altopiano erboso sospeso del Piano di Cistella Basso, che si distende a sudest del Monte Cistella. La traccia si fa meno marcata, si deve fare attenzione a seguire gli ometti e qualche bollo sbiadito di vernice, per attraversare verso nordovest tutto l’altopiano, superando il breve canalino che separa il Piano di Cistella Basso da quello Alto, fino ad arrivare ai piedi di una breve fascia di roccette. Mi volto indietro, verso questi grandi pianori rocciosi appena percorsi, e ancora oltre, sulla Valle Antigorio, l’Ossola e le montagne che le contornano, prima di superare – con la dovuta cautela – le facili roccette gradinate che permettono di accedere a un terzo altopiano roccioso, quello compreso tra il Cistella e il Pizzo Diei, per arrivare rapidamente al bivacco Leoni (2803 m). La cima del Cistella è vicina, e la traccia si snoda su terreno roccioso, ampio e agevole da percorrere, nonostante la fatica delle lunghe ore di cammino. Negli ultimi metri si devono superare gli ennesimi – e facili – gradini rocciosi, uno dei quali è attrezzato con catena, per giungere infine alla grossa croce di vetta. La sensazione è quella di trovarsi su un vero balcone naturale dell’Ossola. Verso nord si riconoscono le montagne della Val Divedro e del Sempione; verso est lo sguardo corre alle cime del gruppo del Monte Leone; verso sud si aprono le vallate ossolane, con Crodo e la Valle Antigorio che appaiono molto più in basso. Nelle giornate limpide il panorama si estende fino alle grandi cime del Vallese e alle montagne che segnano il confine italo-svizzero. È un orizzonte vasto e armonioso, che premia ampiamente la fatica della salita. E la discesa non sarà da meno, anche se la vicina sagoma del Pizzo Diei, con la lunga traversata verso San Domenico, non mi lascia del tutto indifferente…
IL PERCORSO
Regione: Piemonte
Partenza: Foppiano (1217 m)
Arrivo: Monte Cistella (2880 m)
Accesso: si percorre tutta la A26 fino a Gravellona Toce, continuando sulla Statale 33 del Sempione oltre Domodossola, e, all’uscita di Crevoladossola, si prende a destra per la Val Formazza – Valle Antigorio fino a Crodo, dove si seguono le indicazioni per Mozzio e Foppiano (strada a tratti stretta), parcheggiando nei pressi dell’Hotel Pizzo del Frate
Dislivello: 1700 m
Durata: 5 h
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)
Immagine di apertura: vista sulle montagne dell’Ossola dalla cima del Monte Cistella (2880 m). © Matteo Leoni












