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Itinerari | 01 giugno 2026 | 19:00

Sembra quasi di entrare in un'altra dimensione, più alta e silenziosa: montagne senza grandi pareti o nomi celebri, da esplorare lentamente. Intorno alla Cresta di Enghe, nel cuore silenzioso della Val Pesarina

Tra le pieghe più appartate delle Alpi Carniche: il massiccio della Terza Grande e del Clap Grande, la Val Pesarina e la conca di Sappada, camminando tra dorsali erbose, grandi circhi glaciali, ghiaioni calcarei e valloni

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Friuli – Venezia Giulia
E (escursionistico)
1200
6/7 h
Val Pesarina, loc. Pian di Casa (1420 m)
Val Pesarina, loc. Pian di Casa (1420 m)

il modo più comodo per raggiungere la Val Pesarina prende avvio dall’uscita Carnia della A23, da dove si prosegue per Tolmezzo e si risale poi la Val Degano fin quasi a Comeglians. La valle è raggiungibile anche da Lozzo di Cadore, in Valle del Piave, superando la Sella Ciampigotto

La Val Pesarina, con i suoi piccoli paesi disseminati lungo il corso del torrente Pesarina, rappresenta uno degli angoli più suggestivi della Carnia. Arrivando qui si percepisce subito una montagna diversa dalle frequentate e vicine Dolomiti, meno spettacolarizzata, più raccolta, ancora profondamente legata alla cultura locale, ai ritmi stagionali e a una lunga storia di emigrazione, pascolo e silvicoltura. Il comune di Prato Carnico custodisce un patrimonio culturale sorprendente, fatto di antichi stavoli, paesi in pietra e legno, mulattiere militari e una rete di sentieri che raccontano secoli di collegamenti fra vallate e comunità alpine. Poco più a monte della località di Pian di Casa, nella zona di Pradibosco, prende avvio un anello escursionistico di straordinaria completezza paesaggistica, un itinerario che aggira in senso orario la Cresta di Enghe attraversando tre passi e due valloni molto diversi fra loro.
Siamo nel settore delle Alpi Carniche centrali, che mostrano con grande evidenza la loro origine geologica. Le rocce predominanti sono calcari e dolomie del Triassico, spesso stratificate in poderose bancate chiare che emergono sopra le estese coperture forestali. In alcuni punti i versanti franosi e i ghiaioni rivelano la fragilità di queste formazioni, continuamente modellate dall’acqua, dal gelo e dalla vegetazione pioniera. Salendo di quota, il bosco misto di faggio e abete rosso lascia progressivamente spazio al larice, al pino mugo e alle praterie alpine, dove in estate fioriscono genziane, arniche, rododendri e stelle alpine. Nei valloni più appartati non è raro osservare camosci, marmotte e il volo circolare dell’aquila reale, mentre negli ultimi anni è tornata stabile anche la presenza del gallo cedrone e, più sporadicamente, dello stambecco.


La sella erbosa del Passo Mimoias (1976 m). © VisitSappada

Passi di frontiera

L’itinerario inizia dal parcheggio poco oltre Pian di Casa, dove il fondovalle si restringe e il bosco sembra chiudere ogni prospettiva verso nord. Il sentiero n° 203 entra subito in un ambiente severo ma accogliente, seguendo un’antica direttrice che risale il vallone del rio Mimoias, dove sembra quasi di entrare in un’altra dimensione, più alta e silenziosa. La salita non è mai dura, ma richiede continuità e attenzione, soprattutto nei tratti più umidi dove radici e pietrame rendono il fondo irregolare. È una montagna che non concede immediatamente i panorami, ma li lascia intuire attraverso aperture improvvise fra gli alberi, scorci sulle creste erbose e sui ghiaioni superiori. E proprio questa gradualità rappresenta uno degli aspetti più belli dell’escursione.
Al bivio si prende a sinistra il sentiero n° 202 (il n° 203 verso destra continua per il rifugio Fratelli De Gasperi) che conduce al Passo Mimoias (1976 m), valico appartato che mette in comunicazione i versanti della Val Pesarina con il settore superiore di Sappada. Qui il paesaggio cambia improvvisamente, con il bosco che si apre, le forme che si fanno più ampie e la Cresta di Enghe che svela finalmente il suo profilo allungato, una lunga dorsale che separa valloni e pascoli d’alta quota. La sensazione è quella di trovarsi in un territorio marginale e antico, dove i confini geografici coincidono ancora con confini culturali. Queste montagne furono infatti percorse per secoli da boscaioli, malgari e commercianti diretti verso il Cadore e la Carinzia. Molti sentieri odierni seguono tracciati storici utilizzati per il trasporto del legname o per il trasferimento stagionale del bestiame. Durante la Prima guerra mondiale l’intero settore carnico venne profondamente militarizzato con mulattiere, ricoveri e postazioni che sorgevano lungo le creste, e anche questi passi secondari avevano un importante ruolo logistico. Ancora oggi, osservando con attenzione i pendii superiori, si individuano resti di muretti a secco, terrazzamenti e vecchi ricoveri militari nascosti fra i mughi.


Dal Passo Oberenghe (2081 m) la vista si apre verso il Comelico. © VisitSappada

Solitudini in quota

Dopo un corto traverso, si svolta a destra sul sentiero n° 314 e si sale in breve al Passo Oberenghe (2081 m), camminando in un ambiente magnificamente aperto. La vista spazia verso il Gruppo del Peralba, le montagne sappadine e le dorsali carniche orientali, mentre verso sud si intuisce tutta la profondità della lunga e articolata Val Pesarina. La montagna sembra improvvisamente svuotarsi di ogni presenza contemporanea: nessun impianto, nessuna infrastruttura invasiva, solo vento, pietra e spazio. È una sensazione rara sulle Alpi di oggi, e probabilmente uno dei motivi per cui questi luoghi rimangono impressi a lungo nella memoria di chi li attraversa.
Dal Passo Oberenghe il sentiero n° 314 scende a nordest in Val Enghe, cambiando ancora una volta registro paesaggistico. Se il versante di salita è aperto e luminoso, la Val Enghe mostra invece un carattere più raccolto, quasi selvatico. Il tracciato perde quota tra mughete e lariceti, attraversando ambienti che in autunno assumono tonalità straordinarie. In alcuni punti il sentiero si restringe e richiede attenzione, soprattutto dopo periodi piovosi, ma resta sempre ben leggibile. Dopo una breve serie di svolte, si giunge a un bivio dove si prende a destra sul sentiero n° 315, che sale ripidamente verso l’ultimo valico dell’escursione. Raggiunto il Passo Elbel (1963 m), in un ambiente solitario, non resta che scendere brevemente sull’opposto versante, passando ai piedi del caratteristico Campanile di Mimoias, per deviare poi a destra sul sentiero n° 202A che riporta sul percorso dell’andata, chiudendo il circuito in un continuo alternarsi di bosco e aperture panoramiche. La comoda discesa finale permette di rileggere l’intero itinerario, i suoi cambi di paesaggio, la sua varietà geologica, e quella particolare percezione di marginalità alpina che rende questa zona così diversa dalle montagne più conosciute. Ed è forse proprio questa la qualità più preziosa dell’itinerario: la capacità di restituire un’idea di Alpi meno consumata, più lenta e più vera. Una montagna che non ha bisogno di imporsi per lasciare il segno.

 

IL PERCORSO
Regione: Friuli – Venezia Giulia
Partenza e arrivo: Val Pesarina, loc. Pian di Casa (1420 m)
Accesso: il modo più comodo per raggiungere la Val Pesarina prende avvio dall’uscita Carnia della A23, da dove si prosegue per Tolmezzo e si risale poi la Val Degano fin quasi a Comeglians. La valle è raggiungibile anche da Lozzo di Cadore, in Valle del Piave, superando la Sella Ciampigotto
Dislivello: 1200 m
Durata: 6/7 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: vista panoramica sulla Val Pesarina, dalle pendici del Monte Talm. © And Plus

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