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Itinerari | 09 giugno 2026 | 19:00

Una valle senza strade, apparentemente inaccessibile, che conduce nel regno del granito: un viaggio nel cuore della Val Codera

Una lunga salita che inizia sulle rive del Lago di Mezzola e conduce in una delle valli più singolari delle Alpi italiane, dove il tempo sembra avere rallentato il proprio corso, attraversando antichi nuclei un tempo abitati tutto l'anno. Un racconto di granito, boschi, alpeggi e memorie, alle porte del massiccio del Masino-Bregaglia

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Lombardia
E (escursionistico)
1150 m
4 h
Novate Mezzola (212 m)
rifugio Brasca (1304 m)

da Lecco si segue la Statale 36 fino a Colico, proseguendo in direzione di Chiavenna fino a Novate Mezzola, dove si arriva anche in treno. La partenza dell’itinerario è dal margine orientale del paese (piccolo parcheggio)

La Val Codera è una di quelle rare porzioni di Alpi che riescono ancora a sorprendere. Non tanto per l’altitudine delle sue montagne o per la spettacolarità immediata dei panorami, quanto per la sua capacità di conservare un’identità distinta e riconoscibile. Basta osservarla dalla sponda settentrionale del Lago di Mezzola per intuire qualcosa della sua natura: una valle stretta, incassata, apparentemente inaccessibile, che si insinua verso nord tra pareti granitiche e fitti boschi, aprendosi solo gradualmente verso le grandi montagne del Masino-Bregaglia.

Interamente compresa nel territorio comunale di Novate Mezzola, la Val Codera rappresenta ancora oggi un caso quasi unico nelle Alpi italiane. Non esistono strade carrozzabili che raggiungano i suoi nuclei abitati principali: si entra soltanto a piedi, seguendo l’antica mulattiera che da secoli costituisce il collegamento con il fondovalle. Una caratteristica che ha contribuito a preservare paesaggio, tradizioni e architetture rurali, rendendo questa valle una sorta di laboratorio vivente della montagna alpina.

Dal punto di vista geologico il territorio appartiene all’imponente sistema cristallino del Masino-Bregaglia, dove dominano i graniti e le granodioriti che caratterizzano molte delle cime più celebri della zona, dal Pizzo Badile al Cengalo, montagne dove sono state scritte pagine importanti della storia dell’alpinismo europeo. L’azione dei ghiacciai quaternari ha modellato il profilo della valle, scavando conche, levigando rocce e lasciando depositi morenici che ancora oggi influenzano la distribuzione della vegetazione. I boschi che accompagnano il cammino sono dominati inizialmente da castagni, roveri e frassini, mentre con l’aumentare della quota compaiono faggi, abeti e larici. Nei prati e negli alpeggi superiori trovano spazio numerose specie floristiche alpine, favorite dall’abbondanza d’acqua che caratterizza tutta la valle. Il torrente Codera, infatti, accompagna l’escursionista per gran parte dell’itinerario, alimentato da sorgenti, ruscelli e nevai che scendono dalle montagne circostanti.

Ma ciò che rende davvero speciale questa escursione è il patrimonio umano che si incontra lungo il percorso. La Val Codera è stata abitata stabilmente per secoli da comunità capaci di adattarsi a condizioni ambientali severe. Ancora nel Novecento centinaia di persone vivevano nei diversi nuclei disseminati lungo la valle, coltivando piccoli appezzamenti, allevando bestiame e lavorando la pietra locale. Lo spopolamento che ha interessato gran parte delle Alpi nel secondo dopoguerra ha colpito anche questi luoghi, ma qui non ha cancellato del tutto la presenza umana. Codera continua infatti a essere uno degli ultimi paesi delle Alpi italiane abitati tutto l’anno senza collegamenti stradali. Ma la storia della valle emerge ovunque, nei terrazzamenti sostenuti da muri a secco, nelle fontane scolpite nel granito, nelle piccole chiese che testimoniano una religiosità popolare profondamente intrecciata con il ritmo delle stagioni. Persino le antiche cave raccontano una lunga tradizione di lavorazione della pietra che ha contribuito all’economia locale per generazioni.

Durante il periodo fascista la valle assunse anche un significato particolare nella storia dello scoutismo clandestino italiano. Le Aquile Randagie, il celebre gruppo scout che continuò la propria attività nonostante i divieti del regime, trovarono proprio qui un ambiente ideale per incontri e attività lontano da controlli e interferenze. Una vicenda che aggiunge ulteriore spessore culturale a un territorio già ricco di memorie.


Dalla mulattiera che sale in Val Codera, lo sguardo si apre sul Lago di Novate Mezzola. © Superchilum

Tra paesi indimenticati

Per salire in Val Codera si parte da da Novate Mezzola, sulle sponde dell’omonimo lago, fratello minore dell’adiacente Lago di Como. E i primi passi sono forse i più sorprendenti dell’intera giornata. La mulattiera storica, che inizia sul margine orientale del paese, chiaramente indicata, si impenna immediatamente sul versante con una sequenza impressionante di gradini in pietra e tornanti che sembrano non finire mai. È il celebre tratto che tutti ricordano quando si parla della Val Codera. L’ascesa è costante e richiede allenamento, ma non presenta alcuna difficoltà. Più che la pendenza, è il ritmo regolare imposto dai gradoni a caratterizzare la salita. Alle spalle si aprono rapidamente scorci sempre più ampi sul Lago di Mezzola, sulla Riserva del Pian di Spagna e sulle montagne che chiudono la bassa Valchiavenna. Dopo circa un’ora si raggiunge Avedée (787 m), piccolo nucleo che rappresenta il primo incontro con l’architettura tradizionale della valle. Le case in pietra sembrano crescere direttamente dalla montagna e si percepisce già quella sensazione di isolamento che accompagna tutto il percorso. Nonostante la vicinanza geografica al fondovalle, il mondo urbano appare improvvisamente lontanissimo. Proseguendo, il sentiero alterna brevi saliscendi e attraversa zone boscose sempre più suggestive fino a raggiungere Codera (822 m), piccolo paesi che costituisce il vero cuore della valle. Passeggiare tra le sue case significa attraversare secoli di storia alpina, con le abitazioni che conservano caratteri architettonici originari, le piccole piazze che raccontano la dimensione comunitaria che per generazioni ha regolato la vita quotidiana. Vale la pena concedersi una pausa e osservare con attenzione i dettagli, dalle architravi scolpite ai muri costruiti senza alcuna concessione all’estetica moderna, alle tracce di un’economia fondata sull’autosufficienza. Tutto parla di una montagna diversa da quella turistica che spesso domina l’immaginario contemporaneo.

Da Codera il percorso cambia carattere. Le pendenze si fanno più dolci e la valle inizia progressivamente ad aprirsi. Il sentiero segue il torrente, attraversa boschi freschi e zone prative, offrendo un cammino particolarmente piacevole. Si incontrano piccoli nuclei rurali, testimonianze di una presenza umana diffusa che oggi sopravvive soprattutto nella memoria e nel recupero turistico. Uno dei luoghi più suggestivi è Bresciadega (1215 m), splendido alpeggio con le baite in pietra, una piccola chiesa e l’ampio pianoro erboso che creano un paesaggio che sembra appartenere a un’altra epoca. La vista inizia ad allargarsi sulle montagne del Masino-Bregaglia, mentre il torrente accompagna con il suo rumore costante il cammino.

L’ultimo tratto è forse il più armonioso dell’intero itinerario. Il sentiero procede senza strappi tra prati, lariceti e pascoli, lasciando gradualmente emergere il profilo delle grandi cime che dominano l’alta valle.


Tra le case di Codera (822 m), all’ingresso della Val Codera. © Remulazz

Nel regno del granito

Quando il rifugio Brasca compare finalmente tra prati e boschi, a 1304 metri di quota, si comprende perché questo luogo sia diventato uno dei punti di riferimento dell’escursionismo lombardo. La struttura sorge in una conca verde dominata da montagne imponenti. Il rifugio è dedicato a Luigi Brasca, figura storica del Club alpino italiano e della frequentazione alpinistica locale. Oggi rappresenta la porta d’ingresso al celebre Sentiero Roma, uno dei trekking più prestigiosi delle Alpi italiane. Da qui, infatti, gli escursionisti più esperti possono proseguire verso il rifugio Gianetti e affrontare la lunga traversata in quota del Masino-Bregaglia.

Anche per chi si ferma al Brasca, tuttavia, l’arrivo ha un valore speciale. Il panorama non è soltanto bello, ma è anche coerente con tutto ciò che il cammino ha raccontato. Non ci sono grandi opere, impianti o infrastrutture invasive. La montagna mantiene una dimensione genuina e proporzionata. Seduti sui prati attorno al rifugio si possono osservare i segni di una relazione antica tra uomo e ambiente. Gli alpeggi ancora utilizzati, i sentieri salgono verso passi e valloni superiori, e le tracce sono quelle di una frequentazione che non ha mai cercato di dominare il territorio, ma piuttosto di adattarsi a esso.
Dal punto di vista escursionistico, quello che colpisce maggiormente è la varietà dell’esperienza. In poche ore si passa dall’ambiente lacustre del Lago di Mezzola ai boschi montani, dai nuclei abitati storici agli alpeggi d’alta quota, fino ai piedi delle grandi montagne granitiche del Masino. È una progressione paesaggistica rara, resa ancora più significativa dall’assenza totale di strade. Una salita resa memorabile non tanto per la meta finale, quanto per la sensazione di attraversare una valle che ha conservato un proprio ritmo. In molte zone alpine l’escursionista entra rapidamente in territori modellati dal turismo contemporaneo. In Val Codera accade qualcosa di diverso, si ha l’impressione di essere ospiti di una montagna che continua a vivere secondo regole più antiche. E forse è proprio questo il motivo per cui il cammino verso il rifugio Brasca rimane impresso nella memoria: non tanto per la bellezza dei panorami o per la soddisfazione della salita, ma perché racconta una possibilità sempre più rara nelle Alpi del XXI secolo: quella di incontrare un territorio che, pur aprendosi all’escursionismo, non ha smesso di essere se stesso. Una valle senza strade, ma ricca di sentieri. Apparentemente isolata, eppure profondamente connessa alla storia delle montagne lombarde.

 

IL PERCORSO
Regione: Lombardia
Partenza: Novate Mezzola (212 m)
Arrivo: rifugio Brasca (1304 m)
Accesso: da Lecco si segue la Statale 36 fino a Colico, proseguendo in direzione di Chiavenna fino a Novate Mezzola, dove si arriva anche in treno. La partenza dell’itinerario è dal margine orientale del paese (piccolo parcheggio)
Dislivello: 1150 m
Durata: 4 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: uno scorcio della Val Codera nella zona di Bresciadega, ormai in vista del rifugio Brasca. © Federico Pasquini

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