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Alpinismo | 26 luglio 2026 | 19:00

Nel 1956, Walter Bonatti guidò la prima traversata scialpinistica delle Alpi, soltanto con bussola, carte militari e una Fiat Multipla al seguito. In mostra le fotografie inedite della spedizione

A settant'anni di distanza, il primo agosto si inaugura a Lu Cunvent, in Val Varaita, "Come nel Grande Nord", la mostra fotografica inedita della prima traversata scialpinistica delle Alpi. Quattro giovani alpinisti, tra cui un 25enne Walter Bonatti, in due mesi e mezzo attraversarono 1.795 chilometri e oltre 73mila metri di dislivello positivo. In mostra, 50 scatti selezionati dagli oltre 300 negativi originali di Luigi Dematteis, giovane ingegnere torinese e appassionato sciatore, che documentò il raid

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Era la gelida e nevosa primavera del 1956 quando un gruppo di quattro giovani alpinisti - guidato da un certo Walter Bonatti - partì sci ai piedi da Stolvizza, in Val di Resia, nelle Alpi Giulie, per raggiungere in due mesi e mezzo di scivolate tra le nevi il Colle di Nava, in Liguria: 1.795 chilometri e oltre 73.000 metri di dislivello positivo, scalando alcune delle vette più importanti, dal Monte Canin, alla Cima Grande di Lavaredo, all’Ortles al Monte Bianco, attraversando l’intero arco alpino da est a ovest.

 

La mostra fotografica "Come nel Grande Nord. La squadra di Bonatti a settant’anni dalla prima traversata scialpinistica delle Alpi", verrà inaugurata il primo agosto a Lu Cunvent, in Val Varaita, Piemonte (borgata Rore 63, aperta tutti giorni dall’1 al 31 agosto, dalle 15 alle 19). Un’esposizione di 50 scatti selezionati dagli oltre 300 negativi fotografici inediti e originali con cui Luigi Dematteis, giovane ingegnere torinese e appassionato sciatore, documentò il raid ideato da Walter Bonatti.


Fu la prima traversata scialpinistica delle Alpi, come dichiarò la Federazione Italiana Sport Invernali, portata a termine dai quattro che si affidarono esclusivamente sulle proprie forze, senza eventuali soccorsi, privi di strumentazione tecnica a parte la bussola e le carte militari del tempo, e con pochi punti di appoggio per passare le gelide nottate. Unico sostegno, la piccola Fiat Multipla guidata dall’intrepido autista Italo Toniutto, di Bardonecchia, che si prodigava per raggiungere i punti più elevati delle strade militari in quota con generi di conforto e cambi asciutti e puliti alla bisogna, dove si riusciva.

 

In quella primavera alpina del 1956, il venticinquenne Walter Bonatti partì insieme al capitano degli alpini Lorenzo Longo, 34 anni, al maestro di sci Alfredo Guy, 23, e l’ingegnere Luigi Dematteis, 28 anni, incaricato di immortalare l’impresa con la sua fotocamera in bianco e nero.


I 50 scatti inediti visti oggi raccontano un’incredibile impresa che sa di secolo scorso e di avventura, un viaggio tra le nevi europee che ci riporta ad un periodo in cui il mondo era più grande e variegato, con luoghi magari vicini in termini spaziali ma molto lontani in termini culturali, luoghi sconosciuti e distanti, da esplorare, capaci di affascinare attraverso i racconti dei pochi che erano in grado di visitarli. Poi il pianeta si è rimpicciolito, la globalizzazione ci ha aperto al mondo ma ha livellato e spesso mortificando le differenze, banalizzando e rubandoci la possibilità di vivere l’avventura dietro la porta di casa, illudendoci che tutti possano fare tutto e arrivare dappertutto.

 

Ma nel 1956, quando Silvio Saglio, segretario generale del Club Alpino Italiano e curatore della collana Guida ai Monti d’Italia, studiò e pianificò l’itinerario sulle carte e Walter Bonatti, Lorenzo Longo, Alfredo Guy e Luigi Dematteis partirono con sci e pelli di foca ai piedi, le Alpi invernali erano ancora una vera sfida, proprio Come nel Grande Nord.


L’esposizione è accompagnata da un corposo volume fotografico dallo stesso titolo, edito da Mulatero, con testi di Leonardo Bizzaro, Enrico Camanni, Cecco Dematteis, Maurizio Dematteis, Roberto Mantovani, Luca Mercalli, Daniele Cat Berro e Riccardo Topazio.

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