L'urina dei turisti ha portato alla fusione di 154 tonnellate di ghiaccio sull'Everest. Al campo base, consumati quasi 19mila litri di cherosene e oltre 5mila litri di benzina in un solo anno

Oltre 6mila litri di liquidi corporei prodotti dagli alpinisti ogni giorno. Una nuova ricerca ha studiato i fattori che contribuiscono alla fusione del ghiacciaio: oltre al cambiamento climatico globale e al consumo locale di combustibili fossili, c'è anche lo scarico urinario umano. Le contraddizioni di un sistema turistico di massa calato su alcuni dei territori più fragili del pianeta

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'overtourism sugli Ottomila contribuisce a fondere i ghiacciai e ha conseguenze - anche inaspettate – sulla fusione dei ghiacciai. Questa volta non si parla solo di gas serra e cambiamento climatico, ma anche di qualcosa di molto più tangibile e quotidiano: la pipì. Secondo un nuovo studio pubblicato su Spinger Nature il 27 luglio 2026, l'urina umana avrebbe portato alla fusione di circa 154 tonnellate del ghiacciaio Khumbu, situato nei pressi del Campo Base dell'Everest.
Che il Monte Everest si trovi in fase di trasformazione non è certo una novità, sia dal punto di vista ambientale che rispetto alla frequentazione antropica. Sono celebri le fotografie scattate da Nirmal Purja, recentemente scomparso, che ritraggono la coda di alpinisti che attendono il loro turno per raggiungere la vetta più alta del mondo.
Sul Monte Everest vi sono due principali campi base predisposti per l'accesso a turisti e alpinisti. L'uno si trova sul versante tibetano a 5154 metri circa, vicino al ghiacciaio Rongbuk. L'altro, sul versante nepalese si trova a circa 5364 metri di quota ai piedi del ghiacciaio Khumbu. È questo che ha registrato i cambiamenti più drastici.
Come nota il New York Times, riportando la notizia, al Campo Base sul versante nepalese dell'Everest ormai si trovano bar, Wi-Fi veloce, docce calde e molti altri servizi rivolti alle migliaia di scalatori e ai membri delle squadre di supporto che vi trascorrono mesi. Un'accoglienza che nel 2023 comportava la presenza di circa 1600 tende al campo base e l'utilizzo di 824 bombole di gas di petrolio liquefatto, quasi 19mila litri di cherosene e oltre 5mila litri di benzina.
Ora, lo studio "Effetti dell'attività umana sul ghiacciaio Khumbu: verso un campo base dell'Everest sostenibile", ha tentato di stimare l'impatto di una frequentazione così massiccia.
Proprio attraverso dati raccolti sul campo durante la stagione alpinistica della primavera 2023, la ricerca si è concentrata su tre fattori che contribuiscono alla fusione del ghiacciaio: il cambiamento climatico globale, il consumo locale di combustibili fossili e lo scarico urinario umano.
È quest'ultimo fattore a colpire più di tutti. Secondo lo studio, ogni giorno al Campo Base vengono prodotti oltre 6mila litri d'acqua da migliaia di alpinisti e guide.
Dietro questo numero, vi sarebbe la maggiore necessità di idratazione del corpo ad altitudini elevate, che dunque comporta un'espulsione di liquidi molto maggiore del normale, ma soprattutto l'elevata presenza di turisti-alpinisti in zona.
Al campo, le latrine a fossa raccolgono i rifiuti organici di circa 2000 persone, che vengono poi trasportati a valle, ma la maggior parte delle persone urina sul ghiacciaio: il calore del trasferisce energia termica al ghiaccio, accelerandone la fusione.
Il risultato? Circa 154 tonnellate di ghiacciaio si sono fuse per effetto dell'urina umana.
Sebbene i fluidi corporei non influenzino la fusione dei ghiacci tanto quanto gli altri fattori presi in considerazione, una fusione localizzata di questo tipo può avere conseguenze su larga scala, dall'acqua potabile all'instabilità dei terreni. Per ridurre l'impatto delle attività umane, nello studio è stata presa in considerazione anche l'ipotesi di trasferire il campo base in una posizione più stabile e lontana dal ghiacciaio.
L'industria turistica che ruota attorno al Campo base dell'Everest è ormai una macchina ben rodata e accessibile su larga scala, di certo non più confinata alla cerchia di alpinisti esperti. Non solo spedizioni organizzate diretta alla cima, ma anche "semplici" trekking al Campo base (che richiedono diversi giorni) e persino matrimoni (ne parlavamo qui). Nel costo dell'agenzia sono spesso compresi permessi, guide, assicurazioni, trasporti e molto altro: tutto il necessario per portare e soddisfare migliaia di turisti in quota per settimane.
Tutto questo, come ormai potevamo aspettarci ha un costo, un costo sempre più elevato. Gli autori dello studio hanno persino osservato che la temperatura nella zona innevata è aumentata solo della metà rispetto a quella del campo base. Le temperature al campo base sono aumentate circa il doppio più velocemente rispetto ad altre zone del ghiacciaio, e l'impatto umano – segnalano gli stessi ricercatori - potrebbe essere anche peggiore di quanto registrato, poiché la ricerca non ha incluso altre fonti di calore come elicotteri, escursionisti e yak.
I risultati della ricerca, dunque, suggeriscono che affrontare queste influenze antropiche potrebbe essere l'unica via per contribuire a preservare il ghiacciaio Khumbu e a sostenere la sostenibilità dell'alpinismo nella regione.












