Ai vandali? "Lasciamo una birra pagata al rifugio. Ci siamo divertiti, abbiamo riso e scherzato, anche un po' imprecato. Di tutto questo ad oggi non sappiamo ancora chi ringraziare"

"Quanto tempo avrà richiesto la schiodatura della via d'arrampicata Dolfi Melucci? Non più di due ore. Per richiodarla? Almeno tre giorni e il lavoro di diversi volontari". Attraverso le riflessioni di uno dei diretti interessati, entriamo nel "laboratorio" dietro alla decisione di sistemare la via e della sua messa in opera, uno sforzo che ha coinvolto un'intera comunità di arrampicatori

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il Cai perde ancora l'occasione per un restauro alpinistico, coerente ed educativo". "I chiodi non sono sport". Si accende la discussione attorno alla scelta di richiodare la via Dolfi-Melucci, sulle Apuane, disallestita abusivamente nei mesi scorsi, togliendo chiodi e ancoraggi fissi. Considerato l'interesse nato attorno alla questione, al di là di considerazioni di merito, ci sembra sensato porci un paio di interrogativi a riguardo.
Quanto tempo e fatica ci vorrà per schiodare una via anonimamente e di nascosto? Quante mani, quanti soldi, quante ore di lavoro e di confronto servono invece per richiodarla a dovere?
A partire da queste domande, entriamo nel mondo delle comunità di arrampicata, di una in particolare: quella che si è riunita dopo la schiodatura della via Dolfi-Meluzzi, sulla parete nord del Monte Procinto, nelle Apuane. Del vandalismo, della storia dell'itinerario e dell'avvenuta ri-chiodatura, avevamo già dato notizia in articoli precedenti.
Visto il dibattito sollevato dalla questione, però, oggi ci è sembrato un buon momento per chiederci chi e cosa c'è dietro ad ogni spit a cui agganciamo il moschettone nelle nostre giornate in parete. Così forse, qualora ci venisse l'idea di spaccare degli ancoraggi perché non rispettano la nostra idea di arrampicata, se non altro avremmo più elementi per soppesare questa decisione.
Per farlo, ci affidiamo alle parole di Enrico Tomasin, esperto arrampicatore e chiodatore, tra i promotori dell'incontro in cui si è deciso per la richiodatura della Dolfi-Melucci. All'opera di richiodatura, Tomasin ha partecipato direttamente come istruttore alla scuola Cai di Lucca e collaboratore di ClimbingTuscany.
Quella che trovate a seguire, però, è una riflessione che Tomasin ha scelto di diffondere come privato cittadino e arrampicatore, non a nome di alcuna delle associazioni a cui appartiene. Riteniamo tuttavia che possa essere un documento eloquente e completo per comprendere le dinamiche che comporta un gesto come la schiodatura abusiva di una via d'arrampicata e per stimolare un dialogo costruttivo attorno a un tema tanto discusso all'interno della comunità alpinistica.
La riflessione di Enrico Tomasin
"Distruggere è sempre stata la parte facile, costruire la parte difficile e ricostruire è solo per i coraggiosi". (Fabrizio Caramagna)
La schiodatura della Dolfi Melucci quanto tempo avrà richiesto? Sbullonare e ribattere circa 25 fix? Non più di due ore. Lo stesso tempo impiegato solo per la prima riunione di confronto e coordinamento. Scalatori di diverse generazioni, guide alpine, istruttori di differenti scuole Cai hanno affrontato il problema posto dalla schiodatura, le motivazioni che potevano averla mossa e delle eventuali soluzioni da proporre nella loro complessità, considerando la storia e le caratteristiche dell'itinerario, la volontà del suo apritore e le differenti problematiche tecniche di ogni ipotetico contro intervento.
Nonostante la divergenza di alcune posizioni la decisione conclusiva dei presenti è stata univoca, mossa soprattutto dal rispetto della volontà del primo apritore: ripristinare la chiodatura fissa.
A partire dalla rimozione dei fix molte cordate hanno ripetuto la via utilizzando le protezioni veloci assieme alle numerose e solidissime clessidre (la schiodatura aveva interessato solo i fix sui tiri, non le soste né i cordoni in clessidra). Un itinerario come questo, che affronta i punti deboli della parete, presenta sovente modo di proteggersi con una normale serie di friends, a patto di padroneggiare bene la difficoltà. In merito all'uso delle protezioni veloci mi limito ad un'osservazione empirica. Su 4 tiri effettivi, 3 sono ben proteggibili (anche se ovviamente più obbligatori) usando clessidre e protezioni veloci. Il terzo tiro permette di proteggersi, tuttavia spesso in zone di roccia di dubbia tenuta (le abbiamo verificate col martello per valutare i piazzamenti degli ancoraggi); un volo tenuto da un friend in alcuni punti farebbe scoppiare dei pilastri decisamente dubbi. La via può essere percorsa anche in modalità "clean", e consiglio questa esperienza interessante a quanti, non più alle prime armi, vogliano prepararsi a salite alpinistiche più ambiziose. Una via 'classica', così come un libro 'classico', è una salita che ha qualcosa di diverso e nuovo da dire ad ogni incontro.
Parlando di ricostruzione si è tentato di riprendere il tracciato originale nel modo più filologico ed accurato possibile, guida del Nerli alla mano. Nel terzo tiro sono stati richiodati sia il tracciato originale (che curva a destra) sia la variante a sinistra (ormai divenuta 'normale'). L'uscita, su roccia salda e ben proteggibile con spuntoni o friends è rimasta priva di protezioni fisse; di comune accordo è stata invece aggiunta una protezione sulla rampa iniziale per favorire le ripetizioni del tracciato originale (ormai spesso evitato a favore della più comoda e diretta partenza da Effetti Collaterali). Per il resto la via rispecchia la volontà dell'apritore in occasione della sua ultima ripetizione: una via protetta in modo adeguato anche per chi si avvicina con rispetto alla parete per la prima volta.
Ritorniamo ai tempi: a fronte di due ore di schiodatura tre giornate di lavoro: una giornata di ripetizione, posizionamento delle corde fisse, controllo dei posizionamenti, foratura, infissione delle soste (inox M12 a doppio anello), una di resinatura degli ancoraggi (25 fittoni inox Vertical Evolution con resina epossidica pura Bossong), una infine di pulizia, rimozione delle fisse, copertura dei fori dei vecchi fix ribattuti con stucco grigio e sostituzione di tutti i cordoni presenti in via.
Hanno partecipato attivamente come operai i volontari del gruppo Apex, gli istruttori della scuola Cai Lucca e le Guide Alpine ProRock. Il materiale è stato fornito dalla sezione di Firenze del Cai, dalle Scuole Cai Lucca e Alpi Apuane di Pisa e da Climbing Tuscany.
Abbiamo trasformato un atto anonimo, arrogante e distruttivo in un'occasione di crescita, di confronto e di scambio, ci siamo divertiti in parete, abbiamo riso e scherzato, anche un po' imprecato come in ogni cantiere che si rispetti. Ci ritroviamo un itinerario splendido nel suo ordine di difficoltà, riattrezzato con la massima cura possibile. Di tutto questo ad oggi non sappiamo ancora chi ringraziare: gli lasciamo una birra pagata al rifugio.












