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Itinerari | 27 settembre 2026 | 19:00

È una di quelle valli alpine che rischiano di essere identificate con una sola montagna: ma non c'è soltanto il Cervino in Valtournenche. Alla scoperta di un mondo meno celebrato

Da Valtournenche, un itinerario ad anello che sale alla diga e al Lago di Cignana, poi alla Finestra di Cignana e lungo la cresta del Mont Pancherot, una cima appartata e straordinariamente panoramica sulla valle del Cervino, sul Monte Rosa e sulle montagne dell'orizzonte valdostano

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Valle d’Aosta
EE (escursionisti esperti)
1150 m
5/6 h
Valtournenche, località Cré-du-Pont (1528 m)
Mont Pancherot (2616 m)

raggiunta Châtillon, sull'autostrada in direzione di Aosta, si segue la strada regionale della Valtournenche verso Cervinia e, superato Valtournenche, si prende a sinistra la strada per Crépin che, oltre un piccolo ponte, conduce a Cré-du-Pont

La Valtournenche è una di quelle valli alpine che rischiano di essere identificate troppo rapidamente con una sola montagna. Il Cervino, naturalmente, che domina l'immaginario collettivo, non solo la storia dell'alpinismo. Basta però allontanarsi dalle direttrici più frequentate, salire su una delle dorsali laterali, per immergersi in un paesaggio molto più articolato. Soprattutto lontano dagli affollati mesi estivi. Il Mont Pancherot appartiene proprio a questo mondo alpino meno celebrato, quello che non cerca la verticalità delle grandi pareti e non ha bisogno di ghiacciai spettacolari per imporsi. La sua posizione, quasi sospesa tra la conca di Cignana e il fondovalle di Valtournenche, permette anzi di leggere la valle da una prospettiva decisamente più ampia e, soprattutto, più lenta.
La salita qui proposta parte da Cré-du-Pont, subito oltre Valtournenche e lungo un itinerario alternativo al più classico accesso da Perrères, partendo da una quota ancora relativamente bassa rispetto alla meta. È un particolare importante, perché gli oltre mille metri di dislivello complessivi non vengono guadagnati in un'unica progressione monotona, con il percorso che attraversa ambienti diversi e cambia gradualmente carattere. All'inizio sono il bosco, i pascoli e le tracce dell'antica economia alpina a occupare la scena; poi compaiono gli alpeggi e le costruzioni legate alla produzione idroelettrica; infine i pendii erbosi d'alta quota, le rocce e la cresta che porta alla cima.


La diga e il Lago di Cignana. © Tia Monto

Boschi, laghi e grandi spazi

La prima parte dell'itinerario segue il facile e comodo sentiero n° 34 verso la diga e il Lago di Cignana. Si sale con pendenza regolare, entrando progressivamente nel paesaggio della media montagna. Il bosco lascia spazio a radure e pascoli, mentre alle spalle comincia ad aprirsi la Valtournenche. Nei tratti più favorevoli alla vista il fondovalle appare incassato tra i versanti e, volgendo lo sguardo verso l'alto, si possono già riconoscere alcune delle grandi montagne della zona. Il Cervino è una presenza familiare, ma non è ancora il protagonista, con la sua sagoma che entra ed esce dal paesaggio, mentre la conformazione della valle invita a osservare soprattutto l'insieme. A Falegnon, a circa 1900 metri di quota, si incontrano alcune vecchie costruzioni ormai disabitate, resti di una montagna abitata stagionalmente, attraversata da uomini e animali, dove il bosco veniva governato, i pascoli utilizzati e ogni superficie utile sfruttata con attenzione. Il percorso prosegue verso la conca di Cignana. La diga, inizialmente intravista tra gli alberi e le ondulazioni del terreno, diventa progressivamente più evidente. Il lago artificiale, ormai profondamente integrato nel paesaggio, occupa una conca e riflette i pendii circostanti, mentre il grande sbarramento ricorda con chiarezza che questo paesaggio è anche il risultato di una trasformazione moderna della montagna. La diga di Cignana fu ultimata nel 1928 e il bacino, con una capacità utile di quasi 16 milioni di metri cubi, alimenta la centrale idroelettrica di Maën. 
Poco prima del lago, un'evidente traccia passa sotto la diga in direzione del vicino rifugio Barmasse, inaugurato nel 1965 e valido punto di appoggio per escursionsiti e alpinisti. 
Costeggiando il lago, si continua verso la Finestra di Cignana, seguendo dapprima il sentiero n° 34 e poi deviando a destra sul n° 107. La salita diventa più evidente e l'ambiente progressivamente più aperto. Il bosco ormai è alle spalle e il terreno assume le forme tipiche dei pascoli d'alta quota, interrotti da affioramenti rocciosi e da zone più ripide. Dietro di noi il lago si allontana e comincia ad apparire nella sua interezza, mentre davanti la Finestra di Cignana rappresenta una sorta di soglia naturale. Arrivati ai 2445 metri del valico, infatti, l'escursione cambia definitivamente carattere. È un vero passaggio tra due ambienti: da una parte la conca del lago e il percorso appena seguito, dall'altra la valle che si apre verso la testata della Valtournenche.


La Becca di Salé (3107 m), poderosa cima che sovrasta il Lago di Cignana, vista dal Mont Pancherot. © Tia Monto

Una cresta aerea

Dalla Finestra di Cignana si deve prendere il sentiero n° 7, che segue la cresta verso la cima del Mont Pancherot. È questo il tratto che giustifica la classificazione per escursionisti esperti dell'itinerario. Fino alla Finestra, infatti, il percorso non presenta particolari difficoltà tecniche, pur richiedendo un buon allenamento per il dislivello; sulla cresta, invece, l'ambiente diventa più severo e in alcuni punti anche esposto. La salita inizia su terreno prevalentemente erboso, con una pendenza che si fa sentire dopo la lunga progressione compiuta dalla partenza. La dorsale conduce verso una sorta di anticima, poi il sentiero traversa un pendio. È un passaggio che, visto dal basso, sembra più semplice di quanto sia in realtà: non ci sono difficoltà alpinistiche vere e proprie, ma la combinazione tra pendenza, fondo instabile e forte esposizione impone un passo sicuro. In condizioni asciutte e con buona visibilità è un tratto affrontabile senza particolari problemi da un escursionista esperto; con terreno bagnato, neve residua o ghiaccio, invece, la valutazione cambia radicalmente, perché le rocce possono diventare scivolose e l'esposizione, anche se non continua, non va sottovalutata. Alcuni affioramenti calcarei chiari spiccano sul terreno erboso e anticipano il passaggio più caratteristico, un intaglio della cresta che richiede cautela, superato il quale la pendenza torna più docile e in breve la dorsale conduce verso la parte sommitale. La croce appare quasi all'improvviso e il Mont Pancherot, con i 2616 metri di quota, relativamente modesta rispetto ai giganti della valle, offre uno dei punti di osservazione più interessanti della Valtournenche. Per alcuni è uno dei migliori punti panoramici della valle, e dalla cima lo sguardo può spaziare dal Cervino al Monte Rosa e lungo l'intero solco vallivo. Il valore del panorama, però, non sta soltanto nel numero delle cime riconoscibili, ma soprattutto nel modo in cui il Pancherot permette di ricomporre ciò che si è attraversato durante la salita. Il Lago di Cignana, visto dall'alto, perde la dimensione di semplice specchio d'acqua e diventa una forma precisa dentro il paesaggio. La diga appare piccola rispetto alla conca, mentre il rifugio Barmasse è quasi invisibile, e il tracciato seguito si può intuire attraverso i pendii e le pieghe del terreno. Sul versante opposto si apre la Valtournenche, mentre più lontano emergono le grandi montagne che rendono celebre questo settore delle Alpi Pennine. Il Cervino che si mette in mostra, naturalmente, e nelle giornate limpide cattura lo sguardo con la sua forma inconfondibile, ma che da qui si colloca all'interno di un sistema molto più vasto di montagne. Anche il Monte Rosa entra nella scena, insieme alle altre cime che chiudono l'orizzonte.
Per la discesa, dalla vetta si deve necessariamente tornare alla Finestra di Cignana, seguendo con attenzione a ritroso la cresta, e dal valico, invece di riprendere il percorso dell'andata verso il lago, consigliamo di imboccare il sentiero n° 107 sul versante opposto (è il classico accesso da Perrères), per svoltare quasi subito a destra sul n° 7. Il sentiero perde quota attraverso pendii erbosi e poi entra progressivamente nel bosco, con pregevoli scorci sul fondovalle e sulle montagne della Valtournenche. Il ritorno degli alberi segna anche un cambiamento percettivo, con la montagna che si richiude, il panorama che si restringe e la dimensione dell'escursione che torna gradualmente a quella dei villaggi e delle strade. La ripida discesa conduce infine a Crépin, dove un ultimo tratto sulla strada permette di rientrare a Cré-du-Pont e chiudere l'anello. Con la consapevolezza di avere attraversato non una sola montagna, ma diversi ambienti alpini, quello agricola degli alpeggi, quello "tecnico" della diga e della produzione idroelettrica, quello dei rifugi e dei sentieri, e infine quella più essenziale della cresta e della vetta. Un racconto completo della valle, con un finale panoramico all'altezza della fatica richiesta per raggiungerlo.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Valle d'Aosta
Partenza: Valtournenche, località Cré-du-Pont (1528 m)
Arrivo: Mont Pancherot (2616 m)
Accesso: raggiunta Châtillon, sull'autostrada in direzione di Aosta, si segue la strada regionale della Valtournenche verso Cervinia e, superato Valtournenche, si prende a sinistra la strada per Crépin che, oltre un piccolo ponte, conduce a Cré-du-Pont
Dislivello: 1150 m
Durata: 5/6 h
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)

 

Immagine di apertura: il Cervino e la conca del Breuil. © Ramsete

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