La leggenda racconta che Annibale avrebbe attraversato l'Appennino per raggiungere l'Adriatico, passando fra Cima Lepri e Pizzo di Sevo con esercito ed elefanti. Ne ripercorriamo le tracce

Dai boschi alla seconda vetta di questo settore appenninico, lungo il leggendario Tracciolino di Annibale, per poi chiudere un anello sul Pizzo di Sevo. Una lunga escursione nel versante laziale del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, tra storia, pascoli in quota e grandi panorami sull'Appennino Centrale

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
dal margine nord di Amatrice, raggiungibile dal versante laziale e da quello marchigiano, si prende la stradina per Sommati e si continua fino a Sant'Angelo, seguendo infine una stretta stradina che termina presso la radura di Macchie Piane (modesto parcheggio)
A nord di Amatrice, dove il Lazio incontra Abruzzo e Marche, i Monti della Laga costituiscono una delle aree più singolari dell'Appennino Centrale. Il gruppo, compreso nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, si sviluppa con andamento prevalentemente nord-sud e culmina nei 2458 metri del Monte Gorzano. Poco più a nord si susseguono Pizzo di Moscio, Cima Lepri, Pizzo di Sevo e, più lontano, la Macera della Morte, lungo una dorsale che accompagna il confine fra regioni e territori diversi, con il versante laziale, rivolto verso la conca di Amatrice e le sorgenti del Tronto, particolarmente ripido e inciso. La Laga è diversa dalle vicine montagne calcaree del Gran Sasso, e qui prevalgono arenarie e marne, rocce relativamente impermeabili che favoriscono lo scorrimento dell'acqua in superficie e hanno modellato un paesaggio fatto di valloni profondi, ruscelli e cascate. Anche la vegetazione ne porta il segno: se alle quote inferiori compaiono castagneti e querceti, più in alto dominano le faggete, mentre oltre il limite del bosco si incontrano pascoli acidi, nardeti e soprattutto le caratteristiche brughiere a mirtillo. È il Parco, insieme alle genti che lo abitano, a custodire una flora di grande ricchezza, con numerose specie endemiche e relitti glaciali.
Il punto di partenza di questa escursione è il vasto pianoro di Macchie Piane, sopra Sant'Angelo di Amatrice, un antico spazio legato alla pastorizia. Da qui passa il sentiero che la tradizione locale ha voluto associare ad Annibale. La leggenda racconta che, dopo la vittoria sul Trasimeno, il condottiero cartaginese avrebbe attraversato l'Appennino per raggiungere l'Adriatico, passando proprio fra Cima Lepri e Pizzo di Sevo con il suo esercito, persino con gli elefanti. Non esiste però alcuna prova che il Tracciolino sia stato percorso da Annibale, e la stessa natura del sentiero rende l'ipotesi assai difficile da sostenere. Rimane invece suggestiva la memoria di un'antica viabilità transappenninica, tanto che lo storico Niccola Palma collegò il tracciato alla presunta Via Metella. Storia, archeologia e leggenda si sono così sovrapposte, lasciando alla montagna un nome destinato a incuriosire ancora oggi.

Sentori antichi tra i pascoli
Da Macchie Piane si imbocca il sentiero n° 371, seguendo inizialmente una larga traccia che attraversa i pascoli e sale con pendenza moderata verso il fianco del Pizzo di Sevo. Alle spalle si apre la conca di Amatrice, mentre davanti si alzano i pendii erbosi della Laga. Il paesaggio è aperto e luminoso, molto diverso dall'immagine forse più consueta dell'Appennino boscoso: in breve il bosco si ritira e lascia spazio a grandi distese d'erba, percorse da antiche vie pastorali. Raggiunta la zona del Colle dell'Orto, si ignora a sinistra la prima traccia diretta per il Pizzo di Sevo, con il sentiero che comincia a traversare il versante. È questo il tratto più caratteristico del cosiddetto Tracciolino di Annibale, una lunga diagonale che, ignorata a sinistra anche la seconda traccia (n° 371A, utilizzata in discesa), taglia pendii ripidi, supera il Fosso dei Caprini e aggira alcune dorsali secondarie del Pizzo di Sevo. Il tracciato è evidente e la segnaletica consente di procedere senza particolari problemi di orientamento, ma il terreno richiede attenzione, soprattutto nei passaggi più esposti. Dopo aver superato alcuni valloni, si continua a salire fino a raggiungere la dorsale e il valico della Forca, o vado di Annibale (2119 m), tra Cima Lepri e Pizzo di Sevo. È un passaggio importante anche dal punto di vista geografico, con la montagna teramana che si distende a nordest. Da qui si abbandona il tracciato principale e si segue a destra la cresta verso Cima Lepri. Il sentiero risale un pendio erboso, lascia ai margini una conca e supera un breve tratto più roccioso, prima di affrontare l'ultimo pendio che conduce ai 2445 metri della vetta. Siamo sulla seconda cima più alta dei Monti della Laga, appena inferiore al Gorzano. Dalla sommità il panorama è uno dei grandi motivi di questa escursione: verso sud domina il Monte Gorzano, mentre più lontano appare il massiccio del Gran Sasso; a nord e nordovest si riconoscono le dorsali della Laga e i Monti Sibillini. Nelle giornate limpide lo sguardo percorre una porzione vastissima dell'Appennino Centrale, sospesi tra più territori e una successione interminabile di dorsali.

Creste, cime e valloni
Per chiudere il solito anello, anche considerando la – relativa – "facilità" dell'escursione, si può considerare l'anello per il Pizzo di Sevo. In questo caso, dalla vetta si torna alla Forca e da qui si segue la cresta sul versante opposto, affrontando un tratto erboso più ripido e faticoso. La pendenza aumenta, poi il terreno torna più agevole e si raggiunge la dorsale sommitale. L'ultimo tratto conduce ai 2419 metri del Pizzo di Sevo, riconoscibile anche da lontano per la grande croce posta sulla cima. Anche qui il panorama è amplissimo e, in qualche modo, diverso da quello di Cima Lepri. La posizione più occidentale permette di osservare con particolare evidenza la conca di Amatrice e il Gorzano, mentre sullo sfondo si distendono le grandi montagne dell'Appennino Centrale. La sensazione è quella di trovarsi su una lunga balconata naturale, con la linea di cresta che continua verso la Macera della Morte e i territori di tre regioni. Non è raro vedere il mare.
Per la discesa, la via più diretta segue il sentiero n° 371A, che cala verso ovest con un tratto ripido che richiede un po' di attenzione, poi la traccia traversa un terrazzo erboso e continua accanto a un ampio canalone (è anche possibile seguire il sentiero n° 371B, leggermente più lunga). Perdendo quota il paesaggio torna progressivamente più raccolto, tornando infine sul percorso di salita. Si torna verso l'anima pastorale di Macchie Piane, dopo la solitudine dei grandi pascoli, la storia antica dei valichi e due cime panoramiche. Sembra quasi di vederlo, Annibale, andare su e giù per i sentieri della Laga. Con gli elefanti.
IL PERCORSO
Regione: Lazio
Partenza: loc. Macchie Piane (1576 m)
Arrivo: Cima Lepri (2445 m)
Accesso: dal margine nord di Amatrice, raggiungibile dal versante laziale e da quello marchigiano, si prende la stradina per Sommati e si continua fino a Sant'Angelo, seguendo infine una stretta stradina che termina presso la radura di Macchie Piane (modesto parcheggio)
Dislivello: 850 m; 1150 m l'anello completo
Durata: 3 h; 5/6 h l'anello completo
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: il Pizzo di Sevo visto dalla Cima Lepri. © Franc Aq












