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Ambiente | 29 agosto 2026 | 12:00

Rimane aggrappato con le sue radici sulla crosta della montagna, in balia delle incertezze. Il prezioso fiordaliso delle Alpi Apuane

Cronache di un fotografo naturalista # 21 / Le fioriture di fiordaliso del Borla sono poche e solo alcune sono nel pieno della loro bellezza. Questo fiore così raro non affida il proprio futuro alla quantità, ma alla sottile trama di adattamenti evolutivi che, nel tempo, lo ha legato a questa montagna

scritto da Redazione

Sono le 6.00 del mattino del 5 luglio del 2012. Io e Stefano* partiamo da Firenze in direzione delle Alpi Apuane con il desiderio di trovare un fiore raro e localizzato, su cui abbiamo fantasticato fin dall'inizio dell'estate: il fiordaliso del Monte Borla (Centaurea montis-borlae). Il paesaggio scorre veloce ai lati del finestrino dell'auto e in due ore siamo a Campocecina (MS), a poco meno di 1300 metri s.l.m. nel cuore delle Apuane. L'aria è fresca e il riverbero sulle rocce bianche illumina il sentiero che si accende degli scintillii tipici dei cristalli di calcite sul marmo vivo. Sulla strada per il Borla (1470 metri s.l.m.) grandi cave di marmo rivelano il ventre della montagna: ferite nella roccia aperte sulla materia più antica, lo stesso marmo vivo che sul sentiero restituisce alla luce i suoi cristalli. Una storia che inizia nel II secolo a.C. con le prime estrazioni romane, rese più profonde dalla sete economica dell'industrializzazione marmifera tra XIX e XXI secolo, quando lo sviluppo ha trasformato il volto delle Apuane.

 

Lungo il sentiero piccoli licenidi animano con il loro volo le fioriture di questo giardino naturale. Due argo azzurri (Polyommatus icarus) sembrano giocare a nascondino con i raggi del sole: si posano quando una nuvola attraversa il sole e il prato si raffredda d'ombra e riprendono il volo appena il calore torna sulle ali.

Siamo arrivati tardi per godere dei grappoli azzurro-violacei dell'erba perla rupestre (Moltkia suffruticosa), una Boraginacea dalle corolle allungate, presente sulle Alpi Apuane e in poche altre aree dell'Italia nord-orientale. Alcuni esemplari ancora mostrano una timida bellezza nei fiori ormai destinati ad appassire. Terminata la fioritura, le corolle azzurre lasciano spazio ai piccoli frutti formati da quattro mericarpi, che custodiranno i semi nelle fessure della roccia.

Il sole va e viene in questo caldo mattino di luglio quando ritrovo la forma del nostro astro, quasi fosse stilizzata dalla mano di un bambino, nel capolino in fase di infruttescenza di una Knautia, probabilmente un'ambretta purpurea (Knautia collina).

I semi incastonati nel capolino visti con l'obiettivo macro appaiono come tante coroncine unite a formare una trama preziosa, un gioiello botanico dedicato al sole.

 

Poco più avanti, adagiata sul suolo con lo sfondo della sommità del Borla, appare la vera gemma di queste rupi di marmo e calcare, la Centaurea montis-borlae. Descritta come nuove specie dal botanico Adriano Soldano nel 1978, questo raro endemismo apuano non vive in nessun altro luogo della Terra.

Il suo areale estremamente ristretto è racchiuso nelle poche rupi e nei detriti marmorei tra il Monte Borla, il Monte Sagro e il Monte Maggiore, dove affonda le radici nelle rocce ricche di carbonato di calcio. Ci sediamo vicini alla pianta e prima di cercarne altre ne ammiriamo la delicata eleganza, increduli come ogni volta di fronte ai tesori delle nostre ricerche.

 

Questa pianta è intimamente legata alla montagna che la ospita: la Centaurea montis-borlae è una calcicola obbligata con una preferenza eccezionalmente stretta per il marmo, un raro endemismo che non si accontenta delle rocce carbonatiche, ma sembra scegliere in modo esclusivo il marmo apuano, in ambienti rupestri e detritici. Ambienti che ospitano poca concorrenza vegetale, favorendo specie altamente specializzate. Stefano è rimasto con la prima pianta mentre io sono salito in cerca di altri esemplari.

Nella ricerca di altre centauree rimango sorpreso dal profumo aromatico della santolina delle Apuane (Santolina leucantha), ennesima meraviglia di queste montagne, nonché altro endemismo della giornata. Il sole estivo su queste pietraie fa ribollire i profumi dei fiori e mentre fotografo la santolina mi improvviso sommelier floristico davanti ad una platea di esperti con il mio calice di santolina apuana: "avvicinando il fiore si percepisce un bouquet selvatico e complesso: le note fresche della canfora si intrecciano con sentori amari d'erbe alpine e richiami aromatici di artemisia, lasciando una traccia balsamica e quasi medicinale".


Le fioriture di fiordaliso del Borla sono poche e solo alcune sono nel pieno della loro bellezza. Questo fiore così raro non affida il proprio futuro alla quantità, ma alla sottile trama di adattamenti evolutivi che, nel tempo, lo ha legato a questa montagna. Anche i suoi semi sembrano raccontare questa specializzazione. Gli studi sulla germinazione suggeriscono che il freddo può contribuire a interrompere quella condizione di attesa biologica, chiamata dormienza, nella quale il seme rimane vitale ma non germina. È come se l'inverno fosse parte del segnale necessario a preparare la nuova generazione alla primavera. Un possibile adattamento al clima della montagna: il seme attraversa l'inverno prima di essere pronto a germinare, sincronizzando così la nascita della nuova pianta con l'arrivo della primavera.

Quattordici anni dopo da quella mattina riguardo le fotografie di quelle centauree adagiate sul marmo e mi chiedo cosa sia cambiato su quelle pietraie assolate.

 

Un monitoraggio del 2022 ha stimato circa 70.000 esemplari di fiordaliso del Monte Borla su 17 ettari. Una specie vulnerabile sì, ma che non sembra sull'orlo del collasso. Il suo habitat rimane ristretto e legato a condizioni ecologiche molto particolari, effimere nel mondo dominato dall'uomo.

In un clima che cambia rapidamente, il tempo delle piante continua a misurarsi in stagioni e generazioni e in questo scorrere la Centaurea montis-borlae rimane aggrappata con le sue radici sulla crosta della montagna, in balia delle incertezze.

 

DIDASCALIE:

 

1) Argo azzurri (Polyommatus icarus) sul sottile stelo di una graminacea

 

2) Erba perla rupestre (Moltkia suffruticosa)

 

3) Capolino di ambretta purpurea (Knautia collina) che richiama la forma stilizzata del sole

 

4) Fiordaliso del Monte Borla nel suo ambiente calcicolo. Sullo sfondo la sommità del Borla.

 

5) Dettaglio dell'infiorescenza a capolino con i fiori centrali tubulosi e i fiori periferici che si aprono a raggiera.

 

6) Particolare delle infiorescenze di santolina delle Apuane (Santolina leucantha) a sinistra e pianta nel suo ambiente con il Borla sullo sfondo a destra.

 

7) Infiorescenze di fiordaliso del Borla (Centaurea montis-borlae).

 

il blog
Giacomo Radi

Naturalista e fotografo di natura. Si occupa di divulgazione scientifico-naturalistica, conservazione della natura e realizzazione di progetti legati alla tutela e promozione della biodiversità. Ideatore e direttore scientifico della rassegna “Le notti della natura” per i comuni di Scarlino, Follonica, Gavorrano e Parco nazionale delle colline metallifere (GR). Collabora con il Museo di Storia Naturale della Maremma e come esperto al programma GEO (Rai 3). Ha pubblicato per Quercuslibris “Di malerbe, tritoni, lucciole e altre storie”, un volume di racconti e fotografie.

 

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