È possibile prevedere gli spostamenti dei cervi attraverso modelli matematici? In che modo? La nuova frontiera per la prevenzione dei conflitti uomo-ambiente

Ogni anno, in Alto Adige, circa un migliaio di incidenti d'auto interessano la fauna selvatica. I cervi, in particolare, sono una specie capace di percorrere grandi distanze e molto sensibile alla presenza di barriere nel territorio. L'intervista incrociata di Eurac a Peter Laner e Luca Börger svela due modi diversi ma complementari di studiare la connettività ecologica

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Lo scorso giugno, al centro di ricerca Eurac, si è tenuto il XIV Congresso Italiano di Teriologia, un evento annuale che riunisce studiosi e studiose dei mammiferi da tutto il Paese e non solo. Particolarmente interessanti sono stati i risvolti emersi in tema di connettività ecologica, approfonditi da Eurac in un'intervista a Peter Laner, ricercatore in pianificazione territoriale presso l'Istituto per lo sviluppo regionale di Eurac, e Luca Börger, docente di ecologia e biodiversità all'Università di Swansea, in Galles.
Il concetto di chiave è uno: studiare la connettività ecologica serve a prevenire i conflitti tra attività umane e fauna selvatica.
Per connettività ecologica si intende lo studio dei territori che gli animali attraversano nelle loro migrazioni. Laner e Börger si sono occupati proprio di mappare questi spostamenti attraverso due sistemi diversi e – secondo gli stessi ricercatori – complementari. L'uno prevedendoli attraverso modelli matematici, l'altro tracciandoli con dei radiocollari. L'obiettivo è il medesimo:
"Mettere queste conoscenze a disposizione dei decisori politici, dei pianificatori e degli ingegneri, affinché possano valutare in anticipo l'impatto di nuove infrastrutture o di cambiamenti nell'uso del suolo".
Ma scendiamo nel dettaglio.
Protagonista di questo studio sono i cervi, una specie capace di coprire grandi distanze che ha bisogno di spostarsi tra ambienti diversi, come boschi e pascoli, ed è soprattutto sensibile alla presenza di barriere, come strade, ferrovie e insediamenti umani. "Per tutti questi motivi – spiega Laner - il cervo è un archetipo delle specie che dipendono dalla connettività ecologica del territorio. Inoltre, sul cervo disponiamo di tanti dati, sia sulla sua presenza sia sulle collisioni con i mezzi di trasporto".
A questo proposito, in Alto Adige ogni anno avvengono all'incirca mille incidenti stradali con gli animali selvatici.
Al contrario di quanto ci si possa aspettare, creare un modello matematico sui movimenti dei cervi comporta un notevole sforzo sul campo. Serve conoscere le valli, individuare le zone più idonee alla presenza dell'ungulato e mappare manualmente eventuali ostacoli, reti o altri impedimenti che le mappe satellitari non riescono a registrare.
Attraverso tecniche come lo snow tracking, cioè l'esame delle impronte sulla neve, i ricercatori hanno poi messo alla prova la correttezza delle stime, correggendo il modello matematico da loro implementato. Ora, tale modello ci dice quali sono i percorsi che i cervi seguono con maggiore probabilità per spostarsi da un habitat principale all'altro, lasciandoci prevedere dove attraverseranno le valli.
"Per creare questo modello di rete ecologica abbiamo innanzitutto costruito una mappa delle aree più idonee alla presenza della specie. Abbiamo assegnato a ogni punto del territorio un punteggio di idoneità ecologica e uno di resistenza al movimento. E per calcolare i due punteggi abbiamo tenuto conto di vari parametri, come il tipo di vegetazione, la pendenza, la distanza dalle infrastrutture umane, la presenza di barriere antropiche. Poi, abbiamo calcolato i percorsi che collegano queste aree e che oppongono meno resistenza al movimento dei cervi".
In questo modo, i ricercatori hanno svelato i principali corridoi ecologici per il cervo e le minacce alla connettività. Emblematici al riguardo sono i corridoi che collegano i parchi naturali Fanes-Sennes-Braies e Vedrette di Ries-Aurina, nell'area di Rasun-Anterselva.
"Qui i cervi attraversano spesso la strada statale e, tra l'altro, le infrastrutture antropiche si stanno espandendo lungo il fondovalle. Un altro importante corridoio è tra Colle Isarco e Vipiteno, come confermano gli investimenti stradali e le osservazioni dei cacciatori. Per quanto riguarda le barriere alla connettività, le principali sono le autostrade, le strade statali, le ferrovie, gli insediamenti, e le aree agricole intensive".
Rispetto agli strumenti della pianificazione territoriale, l'approccio dell'ecologo Börger è basato su dati che riguardano l'animale, raccolti sul campo soprattutto grazie all'uso dei radiocollari. "Grazie a questi strumenti riusciamo a localizzare i singoli esemplari e i loro spostamenti. Abbiamo anche utilizzato dei sensori per misurare lo sforzo compiuto da varie specie animali per spostarsi su pendii più o meno ripidi".
Due approcci apparentemente distanti che tuttavia si incontrano nelle valli, laddove ogni dato prende di concretezza. In entrambi i casi, la chiave del successo è infatti quella di confrontare i modelli con la realtà. "Per un progetto europeo – aggiunge Börger - abbiamo percorso migliaia di chilometri per censire le barriere presenti lungo il corso dei fiumi. Abbiamo scoperto che moltissime strutture non comparivano nei database ufficiali: in alcuni Paesi mancava addirittura l'80% delle strutture. Si trattava di sbarramenti per l'idroelettrico, opere di gestione delle acque, infrastrutture talvolta obsolete".
Ora il punto è riuscire a sviluppare modelli sempre più realistici e predittivi, capaci di descrivere non solo come gli animali si muovono oggi, ma anche come reagiranno ai cambiamenti futuri del territorio. Per questo si sta cercando di riunire esperti ed esperte da diverse parti del mondo affinché contribuiscano al miglioramento dei modelli. Soprattutto, però, è indispensabile favorire il dialogo tra la ricerca scientifica e gli amministratori, affinché la conoscenza che abbiamo prodotto si traduca in un impatto concreto sul territorio.
"L'Alto Adige – commenta Laner - è una delle ultime tre regioni in Italia a non avere un piano per la rete ecologica provinciale e l'ultima a livello alpino. Il piano paesaggistico attuale risale al 2003, e a quei tempi la connettività ecologica non veniva prevista. Il mio auspicio è che il piano venga finalmente aggiornato e che i decisori tengano conto del nostro modello".
È importante allora lavorare sia su scala locale che su scala più ampia, affinché i corridoi ecologici più importanti vengano identificati, valorizzati, e protetti. Per questo – Laner e colleghi hanno costruito un modello di connettività ecologica a livello alpino e uno specifico per il cervo in Alto Adige.












