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Ambiente | 23 agosto 2026 | 12:00

Ecco perché la grandine causa danni sempre più impattanti, sebbene non stia aumentando la frequenza assoluta degli eventi grandigeni

L'effetto del cambiamento climatico sulla grandine è tutt'altro che lineare. Un'atmosfera più calda è meno adatta alla formazione dei chicchi di ghiaccio e, difatti, le grandinate stanno diminuendo. Ad aumentare sono però gli eventi capaci di produrre chicchi di grandi dimensione, quelli più distruttivi e pericolosi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Da bambino ricordo la sorpresa che accompagnava ogni grandinata estiva. Era un evento relativamente raro, capace di portare un frammento d'inverno nel cuore dell'estate. Raccogliere quei chicchi bianchi e gelidi era un piccolo divertimento. La mia preoccupazione più grande era quella di veder i pezzetti di ghiaccio scomparire rapidamente: "E se ne portassi qualcuno nel freezer? Gli allungherei la vita".

 

Certo, era la visione ingenua di un bambino. La grandine è da sempre guardata con sospetto, quasi autentica paura, dagli agricoltori. E difatti ricordo anche le discussioni tra i miei genitori dopo le grandinate più violente. Parlavano di periti, assicurazioni, grappoli distrutti e l'annata messa a rischio dalle palline di ghiaccio. Questo per dire che la grandine è da sempre un fenomeno meteorologico capace di fare danni, il problema è che negli ultimi vent'anni le cose sono cambiate, in peggio.

 

La grandine è diventata capace di causare danni sempre più impattanti. Scopriamo perché.

 

La frequenza assoluta degli eventi grandigeni non sta aumentando. Anzi, in molte regioni il numero delle grandinate diminuisce. L'atmosfera è più calda e i chicchi di grandine devono attraversare spessori atmosferici sempre più caldi per arrivare al suolo, aumentando la probabilità di essere fusi prima di toccare terra.

 

Le grandinate diminuiscono, ma aumenta la probabilità che producano chicchi di grandi dimensioni, ovvero superiori a 5 cm di diametro. I temporali estivi (ma non solo, ci torneremo) più intensi stanno diventando più efficienti nel produrre grandine grossa, mentre i chicchi piccoli sopravvivono con maggiore difficoltà alla caduta. Grandina meno, ma quando lo fa è più facile osservare chicchi sempre più grandi.

 

L'aumento delle dimensioni dei chicchi non è soltanto una curiosità meteorologica. Ha conseguenze molto concrete. Un chicco dal diametro di 7, 10 o più cm, è capace di fare enormi danni. Negli ultimi anni la grandine è diventata infatti uno dei fenomeni meteorologici economicamente più impattanti. Un singolo evento può produrre centinaia di milioni di euro di danni tra automobili, edifici, impianti fotovoltaici e colture. Il record europeo per la dimensione di un chicco di grandine appartiene proprio al nostro Paese: nel luglio del 2023, in Friuli-Venezia Giulia, è stato documentato un chicco di 19 centimetri di diametro. Immaginate cosa potrebbe fare un chicco di tale dimensione -una piccola palla da bowling di ghiaccio-, se colpisse in pieno la testa di una persona.


Il chicco di grandine caduto in Europa più grande di sempre: 19 cm di lunghezza. Cadde in Friuli il 24 luglio 2023.

Da una parte aumentano gli eventi che producono chicchi di grande dimensione, dall'altra è aumentato il valore dei beni esposti a queste genere di intemperia. Basti pensare alla forte diffusione di impianti fotovoltaici. La maggior parte dei moduli non sono infatti costruiti per sopportare l'impatto di chicchi di grandine multi-centimetrici. Il motivo è che quando molti dei pannelli sono stati progettati e installati, il rischio di grandine grossa era molto minore rispetto ad oggi.

 

Cerchiamo però di capire come può l'atmosfera estiva produrre pezzi di ghiaccio capaci di raggiungere dimensioni di 10 cm o più. Bisogna entrare dentro un temporale e osservare il vorticoso mondo capace di generare questi pezzi di ghiaccio nel cuore dell'estate. La grandine nasce all'interno dei cumulonembi, le grandi nubi temporalesche che si sviluppano durante i fenomeni convettivi più intensi. Se non conoscete il termine, sappiate che si tratta di quelle nubi che si sviluppano rapidamente e soprattutto in senso verticale, generando strutture che per la forma ricordano delle vaporose incudini volanti. Sono le tipiche formazioni che ci inducono ad accelerare il passo per trovare riparo.

A generare queste nuvole -perdonino gli specialisti la forse eccessiva semplificazione- sono i contrasti di temperatura. Quando l'aria calda a contatto con il terreno sale a causa della ridotta densità, può incontrare aria fredda in quota. La differenza di temperatura innesca moti verticali intensi, aria calda  e umida che sale, fredda e secca che scende. All'interno dei cumulonembi l'atmosfera è dunque attraversata da violenti correnti verticali: sono come giganteschi ascensori atmosferici che possono estendersi per oltre dieci chilometri di altezza.

 

Per capire come si forma la grandine dobbiamo svelare un altro dei protagonisti meteorologici di questa storia: l'acqua sopraffusa. Nella porzione più alta dei temporali, dove le temperature sono ben al di sotto dello zero, molte goccioline d'acqua rimangono in realtà allo stato liquido. Può suonare strano: acqua liquida sotto zero. Il motivo di questa apparente bizzarria è che per innescare il congelamento dell'acqua, non basta il freddo. Per iniziare a cristallizzare, l'acqua ha bisogno di una superficie solida su cui organizzare i primi cristalli di ghiaccio. Finché questa superficie manca, può rimanere liquida anche a temperature fortemente negative.

 

La grandine "sfrutta" questa caratteristica, nasce grazie ad essa. Quando le forti correnti ascensionali sviluppate nel temporale riescono a portare lassù i chicchi di grandine, le goccioline entrano in contatto con la superficie solida dei chicchi e solidificano in tempi rapidissimi, aggiungendo un nuovo strato di ghiaccio al chicco.

 

Il processo si ripete più volte. L'aria calda porta su il chicco, interagisce con le goccioline sopraffuse, si deposita uno strato, l'aria fredda porta giù il chicco. Il numero di cicli dipende dall'intensità dei venti. Il tutto si interrompe quando i chicchi pesano troppo per essere mantenuti in sospensione.

 

E perché il cambiamento climatico favorisce la formazione di chicchi più grandi? In primis dobbiamo ricordare che come anticipato prima, i chicchi più piccoli diventano rari poiché non riescono a raggiungere il terreno, fondono prima. Ce la fanno invece quelli più grandi. Da solo questo processo spiegherebbe l'aumento del diametro della grandine. C'è però dell'altro. La bassa atmosfera, specie d'estate, è sempre più calda e questo aiuta a produrre quei contrasti termici tanto favorevoli ai temporali estivi. Inoltre aria più calda e capace di trasportare maggiori quantità di umidità. I temporali hanno a disposizione più energia e più carburante. Ecco spiegato perché in molte regioni della Terra gli eventi a grandine grossa sono in aumento.

 

Uno studio pubblicato quest'anno su Nature Climate Change mostra come l'Europa, e in particolare il Nord Italia, rappresenti una delle aree del pianeta dove il potenziale per gli episodi con grandine molto grossa è aumentato maggiormente negli ultimi decenni. Il catino padano in estate si trasforma in un enorme serbatoio di umidità, capace di accumulare anche grandi quantità di calore. La vicinanza alle Alpi favorisce il contrasto con masse d'aria più fredda. Qui si concentrano tutte le condizioni favorevoli per la formazione della grandine.


Variazione della frequenza di eventi con grandine molto grande tra il 1950 e il 2023. L'Europa, e in particolare Nord Italia, è l'hotspot mondiale in quanto ad aumento di questi eventi. Da Battaglioli et al., 2026. 

C'è poi un discorso legato al periodo tipico interessato dalle grandinate. Nel nostro paese è sempre più facile imbattersi in episodi autunnali o primaverili, in alcuni casi estremi addirittura invernali. La causa di ciò è soprattutto il forte riscaldamento della superficie del Mediterraneo. A causa del cambiamento climatico il Mare Nostrum rimane caldo sempre più a lungo e in modo più intenso, trasferendo umidità e calore anche al di fuori della stagione estiva. Soprattutto in autunno, quando le prime irruzioni di aria fredda si affacciano a sud delle Alpi, possono prodursi contrasti molto forti e adatti per dare vita a eventi grandigeni anche intensi.

 

Visto il potenziale distruttivo della grandine, questo fenomeno rimane uno dei più studiati dalla meteorologia, tuttavia la nostra capacità di prevederlo è ancora parziale. I temporali grandigeni si sviluppano su scale spaziali ridotte e possono cambiare struttura e percorso in pochi minuti. Basta uno spostamento di pochi chilometri della corrente ascensionale principale perché la fascia dei chicchi più grandi colpisca un paese anziché quello vicino.

 

(in apertura: fotografia di Mike Hollingshead/Extreme Instability)

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