Contenuto sponsorizzato
Ambiente | 13 agosto 2026 | 06:00

"Siamo andati porta a porta a chiedere il permesso di eradicare le piante". Come si combatte una specie invasiva? La "chiamata alle armi" contro la Bunias orientalis

Originaria dell'area tra gli altopiani armeni e la Siberia, questa specie sta colonizzando l'Europa. Nell'Altipiano dei Sette Comuni è arrivata di recente e rimane per ora confinata in tre piccole valli nei dintorni di Foza. Ciononostante, alcuni esperti hanno già lanciato l'allarme: la sua espansione potrebbe compromettere non solo la biodiversità, ma anche l'economia rurale del territorio. È dunque necessario intervenire prima che questo accada

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La Bunias orientalis è una pianta della famiglia delle Brassicaceae, originaria dell'area che va dagli altopiani armeni, nella zona del Caucaso, fino alla bassa Siberia. Ampiamente diffusa in oriente, si sta oggi diffondendo, come molte altre specie aliene invasive, in diverse parti del mondo. Progressivamente diffusasi in Europa, è arrivata ad essere oggi presente in gran parte dell'Europa centrale e orientale, e l'areale è tuttora in crescita.

 

Ora, sembra aver raggiunto anche l'Altipiano dei Sette Comuni, tra Veneto e Trentino, e – se non estirpata in fretta – potrebbe rappresentare un serio problema per la biodiversità e l'attività agricola locale. A parlarcene è Federico Corato, guida locale e fotografo con all'attivo diversi progetti legati alla biodiversità e divulgazione, nonché collaboratore del Museo naturalistico Patrizio Rigoni di Asiago. Nei giorni scorsi, Corato ha tenuto una conferenza nella sede della Spettabile Reggenza dei Sette Comuni per sensibilizzare la popolazione locale sui danni di questa specie invasiva.

 

"È una specie abbastanza problematica, innanzitutto perché è una specie aliena invasiva e quindi può alterare completamente gli ecosistemi entrando in competizione con la vegetazione autoctona. Ma, in aggiunta a questo, comporta anche conseguenze dal punto di vista economico perché, snaturando la composizione dei prati ed allontanando il bestiame, che viene infastidito dal suo odore e sapore, compromette la resa dei prati da fieno. I fusti, inoltre, sono spessi e si essiccano lentamente, aumentando il rischio che nel fieno si sviluppino muffe".

 

La sua presenza in Altipiano, fortunatamente, è ancora circoscritta alla zona di Foza. La Bunias orientalis, detta anche "cascellore orientale", è stata segnalate nello specifico in tre valli circostanti al territorio Foza, ed è proprio questo discreto "isolamento" che rende essenziale intervenire ora, prima che si espanda.

 

"È per questo che abbiamo pensato di intervenire tempestivamente sul campo per riuscire a controllare questa specie. In questo caso, oltre che un danno economico agli ecosistemi come fanno altre specie, crea anche un danno economico a chi lavora sul territorio, quindi c'è più interesse da parte delle persone a voler intervenire".


Il cascellore orientale può raggiungere normalmente i 120 centimetri di altezza, anche se in condizioni favorevoli può superare il metro e mezzo. Ha un fusto ramificato, foglie inferiori molto grandi e profondamente divise e fiori di colore giallo vivo. "Nelle zone dell'Altipiano, di piante così alte e dai fiori gialli c'è soltanto lei, dunque è facilmente riconoscibile", spiega Corato. "La fioritura, però, si concentra indicativamente tra maggio e agosto: per una determinazione precisa quando la pianta non è ancora in fiore potrebbero rendersi necessarie caratteristiche botaniche più specifiche".

 

Questa pianta cresce rapidamente, può fiorire e produrre semi già dal primo anno e, dopo uno sfalcio estivo, può sviluppare un secondo picco di crescita in autunno. È inoltre una specie perenne (che non muore d'inverno) e longeva, con una durata di vita di almeno dodici anni; e possiede una notevole capacità di rigenerazione, sia attraverso i semi sia per via vegetativa. Una singola pianta può dunque produrre migliaia di semi, mentre anche piccoli frammenti della radice possono essere sufficienti a generare una nuova pianta.

 

Per tutti questi motivi, la Bunias orientalis colonizza con particolare efficacia e facilità ambienti aperti e soggetti all'intervento umano, come terreni agricoli, prati, pascoli, bordi stradali, argini e terreni incolti. Per rispondere alla domanda su come sia arrivata a Foza, Corato e colleghi hanno già formulato un'ipotesi.

 

"Confrontandomi con le persone e vagliando la letteratura in proposito, possiamo ipotizzare con una certa probabilità che la Bunias orientalis sia arrivata col metodo più classico, cioè attraverso le balle di fieno. Qualcuno deve aver comprato fieno dall'estero che, al suo interno, conteneva il seme di Bunias orientalis, e di qui si è diffusa".

 

Ad oggi, nell'area di Foza, la gran parte delle aree dove Bunias ha colpito in maniera importante è proprietà comunale o del demanio, spesso lungo le strade; tuttavia l'espansione della specie ha coinvolto anche moltissimi prati di proprietà privata, il che complica alquanto l'opera di eradicazione. Così, l'esperto Federico Corato, guidato da alcuni membri dell'amministrazione comunale, è andato a bussare porta a porta spiegando il problema e chiedendo il permesso ad intervenire sui loro terreni contro la specie aliena.

 

"Ognuno gestisce il proprio terreno ed entrare nei campi altrui, appena prima della fienagione, e tagliare erbe non è semplicissimo. Tuttavia i proprietari, forse comprendendo il problema, si sono molto disponibili a lasciarci intervenire; alcuni si sono addirittura proposti di aiutarmi nelle attività di eradicazione".


Il problema, infatti, non è soltanto tagliare la pianta, ma farlo nel momento corretto. "Ti capita il privato che ti dice: 'Eh no, guarda, taglio io qui', e magari lui taglia effettivamente, però due settimane dopo, quando ha tempo. Il problema è che nel frattempo è già andata a seme. Bisogna invece sfalciare prima, altrimenti diventerà incontrollabile".

 

Per questo il progetto è partito anche attraverso un'attività diretta di sensibilizzazione sul territorio. "Abbiamo fatto molti sopralluoghi in giro per il paese, girando tutte le case dei proprietari, diciamo, e poi abbiamo iniziato il progetto vero e proprio perché abbiamo vinto un bando Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura) per l'eradicazione, e questa primavera abbiamo già iniziato con gli sfalci. Siamo passati in tutte le zone interessate per tagliare la pianta e l'idea è di continuare nei prossimi anni finché non sarà debellata".

 

Per ottenere il massimo dei risultati, però, lo sforzo dev'essere collettivo. L'appello dunque e agli abitanti della zona: "Se qualcuno riconosce la pianta, innanzitutto è importante segnalarla e poi toglierla il prima possibile, magari prima che vada a seme".

Un altro punto particolarmente importante, sottolinea l'esperto, e di non trasportarla una volta eradicata. "Tirarla su e caricarla su una carriola per portarsela via rischia di spargere ulteriormente i semi e dunque di peggiorare la situazione".

 

"La cosa migliore – conclude Federico Corato - sarebbe prima di giugno tagliarla e sfalciarla, in modo che a forza di abbatterla, dopo un po' ceda". L'obiettivo, dunque, non è necessariamente eliminare la pianta con un unico intervento, ma indebolirla progressivamente impedendole di completare il ciclo riproduttivo. È importante inoltre raccogliere e smaltire correttamente infiorescenze, fusti e radici, evitando qualsiasi dispersione.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 20 agosto | 13:45
Vennero realizzate a servizio del film "Torneranno i prati", l'ultimo del regista. Lo scorrere del tempo, [...]
Attualità
| 20 agosto | 12:32
"Ci affezioniamo ai luoghi per come li abbiamo conosciuti, quasi dimenticando che non ci hanno mai promesso di [...]
Idee
| 20 agosto | 06:00
Un nuovo impianto di risalita verrà realizzato a Fangacci, nel Parco nazionale delle Foreste casentinesi (Appennino [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato