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Attualità | 20 agosto 2026 | 12:32

"La lava alle mie spalle sta cancellando un luogo che amavo e la cosa più difficile da accettare è che non c'è niente di sbagliato": la lezione dell'Etna sul valore del cambiamento

"Ci affezioniamo ai luoghi per come li abbiamo conosciuti, quasi dimenticando che non ci hanno mai promesso di rimanere gli stessi". Seguendo da vicino l'intensa attività eruttiva delle ultime settimane, Emilio Messina (fotografo, guida naturalistica e documentarista che vive e lavora sul vulcano attivo più alto d'Europa) ha registrato la scomparsa di un paesaggio a lui familiare. Pur consapevole dell'inevitabilità del fenomeno, assistere alla trasformazione di un luogo conosciuto introduce una riflessione sul cambiamento e sulla nostra capacità di accettarlo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Ci affezioniamo ai luoghi per come li abbiamo conosciuti, quasi dimenticando che non ci hanno mai promesso di rimanere gli stessi. E, sull'Etna, la geografia è provvisoria più di altri luoghi sulla terra”. Con queste parole Emilio Messina, fotografo, guida naturalistica e documentarista che vive e lavora sul vulcano attivo più alto d’Europa, introduce una riflessione sul cambiamento come dinamica naturale e sulla nostra capacità di accettarlo.

 

Nelle ultime settimane, seguendo da vicino l’intensa attività eruttiva dell’Etna, Messina ha registrato la scomparsa graduale di un paesaggio a lui familiare, inghiottito dal lavorio della colata. La sua è una testimonianza diretta, che nasce da una spiccata capacità di osservazione, un profondo legame con il territorio e una presenza costante sul campo.

 

Pur consapevole dell’inevitabilità del fenomeno, assistere alla trasformazione di un luogo conosciuto e alla perdita dei propri riferimenti offre l'occasione per ragionare sull’impermanenza delle cose e sull'illusione tutta umana di voler trattenere la realtà in una forma statica e immutabile nel tempo. 

 

Questa lava alle mie spalle sta cancellando un luogo che amavo, parte del sentiero Saro Ruspa, qui in Valle del Bove. E la cosa più difficile da accettare è che non c'è niente di sbagliato in quello che sta facendo questo vulcano. Forse perché faccio una cosa profondamente umana, mi affeziono alla forma che avevano le cose quando le ho conosciute. A un sentiero, a un bosco, a un panorama, e so che lo facciamo tutti e qualche volta ci illudiamo pure che debbano rimanere così per sempre. Però mi rendo conto che la natura non ci deve affatto questa immutabilità. A me questi luoghi, per come li ho conosciuti negli anni, mancheranno moltissimo. Ma legarsi ai luoghi di un vulcano, mi rendo conto, significa affezionarsi a qualcosa accettando che la sua forma sia assolutamente transitoria”, afferma Messina.

 

Il racconto del documentarista travalica la dimensione geografica per toccare la sfera personale e il piano della riflessione si sposta dalla relazione con gli elementi naturali a quella con gli altri esseri umani. Il tentativo di fissare la montagna attraverso i ricordi o la toponomastica spesso non trova rispondenza con la natura viva e mutabile del pianeta e offre un parallelismo con la difficoltà di accettare le inevitabili trasformazioni della vita.

 

“A pensarci bene, forse non succede tutto questo solo con i luoghi - aggiunge Messina -. Passiamo una parte della vita cercando di trattenere le cose e le persone nella forma esatta in cui abbiamo imparato a conoscerle. Ciò che fatichiamo ad accettare non è il cambiamento, ma che qualcosa possa diventare altro senza chiederci il permesso di farne ancora parte. Non so se sono chiarissimo, però secondo me mentre continuiamo a dare dei nomi ai luoghi e a costruirci ricordi e ad affezionarci ai paesaggi, come se nominarli potesse in qualche modo sottrarli al cambiamento, la montagna mette in atto la sua metamorfosi verso ciò che è destinata a diventare”.

 

Accettare la transitorietà connaturata nella realtà ci ricorda, in fondo, che l'ambiente che ci circonda non è uno sfondo statico per le vicende umane ma, proprio come queste ultime, un processo dinamico in perenne divenire.

 

In apertura, una fotografia gentilmente concessa da Emilio Messina

 

 

 

 

 

 

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