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Attualità | 22 agosto 2026 | 18:00

Il paese che sprofonda: buche nel terreno, crepe alle pareti e, sul campanile pendente, una sirena da far suonare in caso di emergenza. A Quinis la situazione non è nuova ma la preoccupazione resta. Ecco cosa sta succedendo

Ci sono stati crolli improvvisi e cedimenti progressivi: "La situazione è studiata da anni anche dall'Università degli Studi di Trieste e tutto è attentamente monitorato, ma ci siamo preparati anche per eventi anomali". Valerio Lupieri, dell'ufficio tecnico comunale, spiega: "Di base abbiamo un problema di sinkholes a causa delle vene di gesso nel terreno. Il gesso è molto solubile e, per dissoluzione, viene deteriorato, soprattutto nelle zone dove c'è più fluttuazione della falda idrica. Di fatto rimangono dei vuoti in profondità"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Sfogliando La vôs dai nestris pâis, il giornalino friulano scritto dai cittadini di Enemonzo, Preone e Socchieve, mi sono imbattuta in un articolo, firmato da Claudia Cimenti, dedicato ai cedimenti del terreno nella zona di Quinis. Quinis è un paese lungo la statale 52 Carnica, una frazione di Enemonzo, un comune di 1200 abitanti circa, a nord di Tolmezzo, nella vallata del Tagliamento, in provincia di Udine.

 

"Buche aperte nel suolo stradale di volta in volta richiuse, l'evidente l'avvallamento che arriva fino alla statale Carnica, edifici che si inclinano, pareti che si crepano, tubature dell'acqua che si spezzano: questa è la nostra quotidianità. Un'abitazione è stata evacuata, altre sono transennate in attesa "di giudizio". Il campanile pendente è diventato il simbolo della grave situazione in cui ci troviamo da anni", scriveva Claudia, che vive a Quinis e che per l'articolo, come una vera reporter, ha raccolto anche le voci di alcuni dei suoi compaesani. Una situazione di disagio, certo. Ma come affrontarla?

Ho chiesto lumi al Comune di Enemonzo e mi ha risposto il dottor Valerio Lupieri, con una laurea in geologia e una magistrale in geoscienze, dell'ufficio tecnico comunale. "Di base nel comune di Enemonzo abbiamo un problema di sinkholes a causa delle vene di gesso nel terreno. Il gesso è molto solubile e, per dissoluzione, viene deteriorato, soprattutto nelle zone dove c'è più fluttuazione della falda idrica. Di fatto il gesso si scioglie e rimangono dei vuoti in profondità, che vanno formare dei sinkholes", spiega Lupieri a L'Altramontagna.

 

"La situazione è da anni studiata dall'Università degli Studi di Trieste, attraverso il Dipartimento di Matematica e Geoscienze: abbiamo ormai tanto materiale che ci racconta cosa sta avvenendo. Ci sono stati crolli improvvisi, come quello di qualche anno fa, in un frutteto in frazione Esemon di Sopra, dove al mattino pareva essere tutto tranquillo e al pomeriggio ci siamo ritrovati con una voragine di 15 metri circa di diametro e profondità. In questo caso il terreno superiore, compatto o cementato, aveva resistito alla dissoluzione del gesso finché aveva potuto, cedendo in maniera improvvisa. Abbiamo anche avuto cedimenti progressivi, che evidenziavano quanto, in profondità, il gesso si stesse sciogliendo".

Il fenomeno, in zona, non è nuovo. Se ne aveva notizia già un secolo, ne aveva scritto il geologo Michele Gortani, che segnalava sprofondamenti nella pianura alluvionale del Tagliamento, dovuti alla presenza dei gessi nel sottosuolo. Ma pare che il fenomeno, ora stia accelerando. "Ad Enemonzo i tecnici dell'Università di Trieste hanno inserito dei parallelepipedi di gesso, dalla base di 10 centimetri circa, nei piezometri, strumenti utilizzati per rilevare il livello della falda acquifera sotterranea e la pressione dell'acqua all'interno del suolo. I piezometri erano sistemati nelle zone di maggiore fluttuazione della falda. Dopo qualche mese, parallelepipedi di gesso non c'erano più", racconta Lupieri. Il processo di scioglimento, quindi, si è decisamente accelerato. "Il fenomeno parrebbe si sia velocizzato soprattutto in seguito alle opere di captazione delle acque del Tagliamento", aggiunge Lupieri. "Si tratta, però, di osservazioni empiriche, non ci sono stati studi a riguardo", spiega.

Com'è la situazione, attualmente? "Abbiamo una stazione di monitoraggio che verifica lo spostamento degli edifici segnalati con dei sensori, nell'ultimo anno sono stati collocati inclinometri ed estensimetri che misurano le variazioni in tempo reale. "Una centralina, posizionata sul campanile del paese, invia in tempo reale tutti i dati al professionista incaricato dei seguire la situazione di Quinis", risponde Lupieri. "E poi tutte le crepe sono monitorate. Abbiamo dovuto chiudere via Tarquinis, attualmente non praticabile e sicura, perché c'è un sinkhole proprio in mezzo alla strada. Ogni edificio presente in area P4 del Pai (il piano di assetto idrogeologico) dovrà ottenere una valutazione di agibilità strutturale e geologica, abbiamo già affidato l'incarico per le consulenze, con i fondi della Protezione Civile", aggiunge il tecnico. "È già stata individuata una casa inagibile e una persona è stata spostata. In caso di spostamenti ci saranno degli indennizzi e siamo consapevoli che non sia un problema risolvibile. Stiamo valutando per trovare la migliore soluzione per tutte le persone coinvolte", spiega Lupieri.

Al momento sono sette edifici da valutare, tra cui il campanile, ben visibile dalla statale. "Abbiamo passato mesi a fare misurazioni per definire soglie e standard, per dare un'indicazione precisa per le situazioni anomale", specifica il tecnico di Enemonzo. "Sul campanile abbiamo inserito una sirena, da far suonare in caso di emergenza, tutto è attentamente monitorato, ma ci siamo preparati anche per eventi anomali", aggiunge. "Le piogge forti e improvvise, il vento intenso, il cambiamento climatico, con equilibri che non sono più prevedibili, non ci aiutano, e il gesso sicuramente continua a dissolversi. Ma siamo pronti. Anche se non possiamo fermare questo fenomeno".

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