"Il terremoto ha colpito territori che già conoscevano fragilità: la ricostruzione non può esaurirsi negli edifici". Per Uncem il decennale del sisma è l'occasione per riflettere sul futuro dell'Appennino

Uncem - Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, ha scritto una lettera aperta in occasione del decennale dei terremoti che tra agosto e ottobre 2016 sconvolsero il Centro Italia. Sanità, scuola, infrastrutture, sicurezza del territorio, connettività, accesso alla casa, opportunità per i giovani: il decennale, secondo l'Unione, non può rappresentare il punto di arrivo. Deve essere il momento nel quale trasformare l'esperienza della ricostruzione in una politica ordinaria e permanente per gli Appennini

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Nei Comuni del cratere la ricostruzione deve accelerare".
Inizia così la lettera aperta che Uncem - Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, ha scritto in occasione del decennale dei terremoti che tra agosto e ottobre 2016 sconvolsero il Centro Italia.
"Dieci anni dopo molto è stato fatto e tanto resta da fare", scrive Uncem, da un lato esprimendo apprezzamento per il lavoro svolto dai Commissari Giovanni Legnini prima e Guido Castelli oggi, dall'altro rilanciando con nuove proposte per i prossimi mesi e anni.
"I temi che i Sindaci, con le Associazioni degli Enti locali - Uncem in primis - sottoporranno al prossimo Governo e al Parlamento che nascerà dopo le elezioni del 2027, sono moltissimi", si legge nella lettera. "Le crisi economica, demografica, energetica, ecologica in atto non riducano l'attenzione per le comunità dei paesi terremotati. Sono di fatto le sfide di tutto l'Appennino, concentrate. Ciascuno si impegni per sbloccare quanto si è fermato, per evitare di affossare quei Comuni e farli soffrire nuovamente come e più dei giorni del terremoto. Lavoriamo per una ricostruzione rapida ed efficace dei paesi, dei luoghi, delle comunità, che contrasti fragilità e crisi […]. Il terremoto ha colpito territori che già prima del 2016 conoscevano fragilità demografiche, difficoltà nei collegamenti e una progressiva riduzione dei servizi. Per questo la ricostruzione non può esaurirsi nella pur indispensabile ricostruzione degli edifici".
Per Uncem un primo salto di qualità consiste nel legare definitivamente la ricostruzione alla messa in sicurezza del territorio, uscendo da "logiche commissariali" il prima possibile. La prevenzione, insomma, come "parte strutturale della ricostruzione". È una stratega che, secondo Uncem, dovrebbe valere per tutte le montagne italiane, non solo del Centro Italia e dei crateri. Ma accanto alla sicurezza, il tema cruciale rimane quello dei servizi.
"L'apertura del nuovo Ospedale dei Sibillini Beato Antonio di Amandola, in questo quadro, rappresenta un investimento particolarmente significativo per l'area montana, per l'Appennino. Un modello", si legge nella lettera. "La distanza geografica non può trasformarsi in una disuguaglianza nell'accesso alle cure. Un ospedale moderno e una rete efficiente di elisoccorso rappresentano presìdi essenziali non soltanto nelle emergenze, ma nella scelta quotidiana di continuare a vivere nelle aree montane. La Strategia Aree interne è ferma in troppe aree pilota. Svegliamola, attiviamola, non solo per spendere bene le risorse economiche stanziate e ferme, ma soprattutto per contraddire la logica della norma nazionale uguale per tutti: differenziare, per la montagna e secondo le geografie, è intelligente e virtuoso".
Il decennale del sisma per Uncem restituisce insomma un bilancio importante, ma con grandi nodi da sciogliere. Alla ricostruzione materiale restano infatti da affiancare risposte strutturali alle grandi questioni dell'Appennino: sicurezza del territorio, crisi demografica e dei servizi, difficoltà nell'accesso alla casa e minori opportunità per giovani, famiglie e imprese.
"La priorità dei prossimi anni deve essere completare la ricostruzione, a partire dai centri e dalle frazioni maggiormente colpiti, ma allo stesso tempo rafforzare sanità, scuola, infrastrutture, sicurezza del territorio, connettività (troppe le aree senza segnale telefonico) e condizioni per fare impresa", si sottolinea nella lettera. "Il decennale non può rappresentare il punto di arrivo. Deve essere il momento nel quale trasformare l'esperienza straordinaria della ricostruzione in una politica ordinaria e permanente per gli Appennini".
Secondo Uncem la Strategia giusta da applicare in tutto l'Appennino, a partire dai crateri sismici, è quella delle Green Communities: "Foreste, agricoltura, cicli dell'acqua e dei rifiuti, produzione energetica dalle rinnovabili, risparmio energetico".
In questo contesto, secondo l'Unione, è anche fondamentale superare i municipalismi per imparare a lavorare e progettare maggiormente assieme. Questo tema, ribadito più volte nella lettera, viene evidenziato con forza attraverso l'esempio delle scuole: "Forse abbiamo ricostruito tutte le (tante) scuole, che rischiano però di restare vuote, quando invece avevamo bisogno, e ne abbiamo oggi, di programmazione scolastica per più paesi insieme".
La lettera si conclude con una domanda provocatoria posta da Ermete Realacci, ex parlamentare e presidente della Fondazione Symbola: "Abbiamo ricostruito tutto dov'era com'era o abbiamo invece ricostruito dov'era e come sarà?"
"Certamente confidiamo nella seconda ipotesi" è la risposta di Uncem.
Qui è possibile leggere la lettera completa: https://uncem.it/lettera-aperta-uncem-a-dieci-anni-dal-terremoto-del-centro-italia/
In copertina, il terremoto di Amatrice in una fotografia del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco e la mappa dell'intensità del sisma del 24 agosto 2016












