Dal ghiacciaio emergono migliaia di vecchi barattoli e un paio di sci. Il fotografo: "Mi sono chiesto se fossero gli scarti gettati nei crepacci da qualche rifugio"

Siamo nel Glacier Blanc, uno dei maggiori ghiacciai delle Alpi del Delfinato, in Francia. A quasi tremila metri, non lontano dal Rifugio des Écrins, un'escursionista piemontese si è accorto di uno strano luccichio in lontananza. Erano migliaia di oggetti di scarto, alcuni risalenti agli anni Quaranta, che con la fusione dei ghiacciai emergono ora a creare una discarica a cielo aperto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Sembra un'opera di Warhol, ma non lo è. I ghiacciai delle Alpi fondono ad un ritmo sorprendente ed emergono i resti del nostro recente passato consumistico: migliaia di barattoli e altri vecchi oggetti di scarto abbandonati si accumulano tra i ghiacci ad oltre tremila metri.
Il Glacier Blanc è uno dei maggiori ghiacciai delle Alpi del Delfinato e del dipartimento Alte Alpi. Inizia a circa 4.000 metri di altitudine subito ai piedi della Barre des Écrins e termina a circa 2.300 metri nei pressi del refuge du Glacier Blanc. Più in alto sul fianco del ghiacciaio sorge il Rifugio des Écrins. Come tanti altri ghiacciai in questi ultimi anni si è particolarmente ritirato.
Sabato scorso, 8 agosto, un alpinista dalla Val di Susa, partito dal parcheggio di Pré de Madame Carle, a 1874 metri, e salendo verso le Barre des Écrins, si è accorto di qualcosa di insolito che luccicava in lontananza. Raggiunto il rifugio omonimo ha capito di che si trattava: un gigantesco cumulo di immondizia vecchio di decenni a circa 3mila metri, centinaia e centinaia di scatole e barattoli di latta, per lo più per alimenti, utilizzate e abbandonate lassù chissà quanti anni fa.
"È stato molto strano vedere tutto quel materiale abbandonato, ammassato tutto insieme. Non capivo se fossero rifiuti di singoli che si sono accumulati col movimento del ghiacciaio o se fossero i resti di qualche rifugio che un tempo buttava gli scarti in massa nei crepacci, e che ora - con la fusione - emergono come una discarica a cielo aperto".
I suoi dubbi, condivisi da molti commenti sui social, lasciano scorgere un tempo in cui il pensiero della scomparsa del ghiacciaio non sfiorava minimamente gli alpinisti e i frequentatori di quelle quote. Un tempo in cui tali oggetti diventavano per la prima volta d'uso comune, presenti in tutte le case, creando uno stato di benessere mai conosciuto fino ad allora.
"Ho cercato informazioni su alcune di quelle lattine: ce n'erano che risalivano agli anni Quaranta e Cinquanta. C'era persino un paio di sci che spuntava dal ghiaccio, anch'essi risalgono agli anni Cinquanta".

Oggi, più di settant'anni più tardi, a noi è dato vedere l'altra faccia della medaglia: i ghiacciai stanno ormai scomparendo mentre quegli oggetti sono ancora lì, appena un po' arrugginiti ma quasi identici, come se fossero stati buttati qualche settimana fa.
Il riscaldamento globale e il conseguente ritiro del Glacier Blanc stanno portando alla luce decenni di rifiuti e lattine abbandonate da alpinisti ed escursionisti del passato. E oggi, per far fronte a questo fenomeno, il Parco Nazionale degli Ecrins organizza periodicamente grandi operazioni di pulizia con l'aiuto di volontari.
Del resto non è un caso isolato, lo stesso accade nel più famoso Mer de Glace, sul versante francese del Monte Bianco, dove ogni anno gli elicotteri portano a valle migliaia di tonnellate di rifiuti.
Eppure, nonostante la natura di "scarto" che questi oggetti incarnano, essi non mancano di suscitare un certo magnetismo su di noi, come se incarnassero qualcosa di noi che non c'è più, come se – in tutta la loro volgarità – diventassero ugualmente un manufatto, un reperto, un'archeologia dell'essere umano. Vengono presto avvolti ai nostri occhi da un'aura quasi sacra.
Pertanto, pur riconoscendo l'impegno di chi si occupa di raccogliere e smaltire questi oggetti, ci sembra quantomeno di comprendere la reverenza con cui il nostro testimone ha preferito lasciare tutto com'era, allontanando anche un vago istinto collezionistico.
"Mi rendo conto si tratti di immondizia, però non posso negare un certo fascino per quello spettacolo così insolito e quegli oggetti d'altri tempi. Inizialmente ho pensato di portarmi a casa qualcuno di quei reperti, ma poi ho avuto la sensazione che dovessero rimanere lì. E allora ho lasciato tutto com'era".












