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Ambiente | 13 agosto 2026 | 12:00

Sempre più alberi muoiono prematuramente: "Condizioni di crescita apparentemente favorevoli possono causare forti stress"

Nei boschi d'Europa, negli ultimi vent'anni, si stanno osservando disseccamenti e fenomeni di deperimento che mostrano come un numero crescente di alberi stia morendo prematuramente. Un team internazionale di ricerca ha provato a comprendere meglio il fenomeno

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Nei boschi di tutta Europa, negli ultimi vent'anni, si stanno osservando disseccamenti e fenomeni di deperimento che mostrano come un numero crescente di alberi stia morendo prematuramente. Per questo motivo un team internazionale di ricerca, guidato dal francese "Laboratoire des Sciences du Climat et de l'Environnement" e dal WSL, l'Istituto federale svizzero di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio, ha provato a comprendere meglio il fenomeno. I ricercatori hanno utilizzato i dati dell'inventario forestale francese all'interno di vari modelli in grado di prevedere la crescita dei boschi rispetto a diversi scenari climatici. L'obiettivo è stato non solo quello di capire meglio le cause della moria degli alberi, ma anche di individuare delle strategie operative per provare a contenerla.

 

Il risultato principale della ricerca è interessante ma non certo sorprendente: sarebbero stati soprattutto gli scostamenti dal consueto andamento climatico stagionale a innescare la moria degli alberi osservata in Francia e non solo. L'aspetto curioso e controintuitivo di quanto osservato è che talvolta, anche in condizioni ideali per la crescita degli alberi, può aumentare il rischio che essi possano morire.

 

Ad esempio, spiega il WSL in una nota, le specie arboree che raggiungono grandi altezze, come l'abete bianco, sono morte più frequentemente dopo condizioni di crescita apparentemente favorevoli, ad esempio primavere calde e umide.

 

"Se gli alberi in primavera crescono di più, aumenta il loro fabbisogno idrico e questo li rende più vulnerabili non appena subentra la siccità", spiega Pascal Schneider, dottorando presso il WSL e primo autore dello studio pubblicato sulla rivista Nature Communications. "Inoltre, se gli alberi consumano più acqua già nei primi mesi di una stagione vegetativa a cui segue, poi, un'estate secca, le riserve nel suolo saranno talmente ridotte da amplificare lo stress idrico. Le primavere umide possono anche favorire agenti patogeni, indebolendo ulteriormente gli alberi, e una ripresa vegetativa anticipata può esporre maggiormente le giovani foglie alle gelate tardive".


Ripresa tramite drone del bosco di Finges nei pressi dell'Illgraben, nel Vallese. Si riconoscono larici, abeti rossi e pini silvestri. Foto: Jan Ziegler, WSL

"I nostri risultati mostrano quindi che non è semplicemente la singola estate siccitosa a causare problemi agli alberi", sottolinea Schneider. "A seconda della specie arborea, una carenza idrica che si inasprisce lentamente può avere un impatto maggiore di una siccità breve e intensa, o viceversa".

 

Ma come già sottolineato, non è solo la siccità estiva a mettere a dura prova gli alberi. Anche gli inverni insolitamente miti possono rivelarsi problematici, perché con temperature più elevate nella stagione fredda molti agenti patogeni sopravvivono meglio. Questo, ad esempio, è il caso del bostrico, il coleottero scolitide che attacca gli abeti rossi e che negli ultimi anni, sulle Alpi e non solo, ha giovato di inverni molto meno freddi della media.

 

In definitiva, secondo i ricercatori, gli alberi muoiono di più a seguito a una combinazione di scostamenti dal clima abituale e non solo a causa di singoli eventi estremi. Questi risultati suggeriscono anche azioni pratiche di gestione forestale.

 

I ricercatori, ad esempio, spiegano che nelle attività di piantagione si debbano considerare maggiormente non solo le specie più resistenti alla siccità, ma anche le provenienze della stessa specie evolutesi in condizioni diverse. Un esempio concreto può essere quello dell'abete bianco, presente naturalmente nell'Appennino meridionale, il cui seme è oggi richiesto da vivai austriaci e tedeschi per poter così disporre di piantine geneticamente adattate ad un clima mediterraneo che sta espandendosi anche in centro Europa.

 

Secondo il team di ricerca, inoltre, i gestori forestali devono essere consapevoli che in futuro i boschi avranno generalmente meno acqua a disposizione in estate. In un contesto produttivo, quindi, gli alberi di grandi dimensioni, che ne consumano molta, dovrebbero essere utilizzati prima, affinché gli esemplari rimanenti ricevano ancora acqua a sufficienza. Anche i diradamenti, in questo scenario, assumono allora un ruolo importante per ridurre la competizione tra le piante, accelerando le dinamiche che normalmente avverrebbero in natura (e producendo, nel frattempo, materia prima rinnovabile). Banalizzando un po', ma per far comprendere la strategia, è come se dieci persone assetate avessero a disposizione una sola bottiglia d'acqua: un serio problema. Se le persone si riducessero a cinque, potrebbero almeno godere di un bicchiere d'acqua a testa.

 

"I nostri risultati evidenziano come gli stress stagionali combinati rappresentino un fattore chiave della vulnerabilità delle foreste", si legge nelle conclusioni dell'articolo scientifico su Nature Communications. "La gestione forestale dovrà quindi prepararsi non solo agli effetti della siccità, ma anche agli impatti ritardati, e talvolta paradossali, di condizioni apparentemente favorevoli. Interventi quali diradamenti mirati, diversificazione strutturale dei popolamenti e promozione di specie più resistenti alla siccità saranno fondamentali per aumentare la capacità delle foreste di far fronte alla crescente variabilità stagionale in un clima che cambia".

 

Ancora una volta, di fronte ai cambiamenti talvolta lenti, altre volte improvvisi, che la crisi climatica determina negli ecosistemi naturali, chi studia questi fenomeni suggerisce l'importanza di una gestione forestale consapevole, attenta, ma al tempo stesso attiva. Come nel caso degli incendi boschivi e delle necessarie attività di prevenzione, nello scenario che si sta aprendo non basterà restare a guardare: per garantire i beni e i servizi derivanti dalle foreste, essenziali per tutti noi, sarà sempre più necessaria una gestione delle stesse, basata ovviamente su evidenze scientifiche. Una gestione attiva che necessiterà di maggiori investimenti e, non farebbe male, anche di una mutata attenzione (e comprensione) da parte dell'opinione pubblica.

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