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Ambiente | 27 agosto 2026 | 13:00

"È un'illusione cogliere nella natura solo la grazia e non l'orrore, solo la vita e non la morte, il profumo e non il fetore". L'eredità di Antonio Cederna a trent'anni dalla scomparsa

Marco Albino Ferrari ricorda uno dei più grandi giornalisti nell'Italia del dopoguerra, attraverso la sua innovativa visione della natura: non più solo bella o brutta, ma molteplice e sfaccettata. Capostipite della tutela del patrimonio artistico e paesaggistico, Cederna ha lasciato un segno profondo nella cultura del nostro Paese

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il 27 agosto cade il 30esimo anniversario della morte di Antonio Cederna, giornalista, archeologo, politico e intellettuale italiano. Fu consigliere nazionale e presidente della sezione romana di Italia Nostra, e dedicò la vita alla difesa del patrimonio storico-artistico e paesaggistico del nostro paese, fino alla sua morte nel 1996.

 

Nato a Milano il 27 ottobre del 1921 da famiglia di origine valtellinese, era nipote dell'omonimo alpinista, esploratore e fondatore della sezione valtellinese del Club Alpino Italiano. Fuggito in Svizzera per evitare l'arruolamento nell'esercito di Salò, l'allora poco più che ventenne Antonio si rifugiò in Svizzera dove fu fermato e internato in diversi campi di lavoro.

 

Nel dopoguerra conseguì la laurea laureato in Lettere all'Università di Pavia e la specializzazione in Archeologia all'Università di Roma. Nel mentre, muoveva i primi passi nel giornalismo, professione cui si dedicò per tutta la vita a seguire.

 

Collaborò come critico d'arte alla rivista Lo spettatore italiano e – dal 1949 alla chiusura nel 1966 – collaborò alla redazione de Il Mondo, una rivista vocata al giornalismo d'inchiesta. Per poi proseguire la sua carriera sul quindi sul Corriere della Sera, dal 1967 al 1982, e successivamente su Repubblica e L'Espresso.

 

Combatté a lungo contro lo sventramento dei quartieri storici delle città, la cementificazione delle coste, il deturpamento di aree archeologiche: celebre la sua battaglia per la salvaguardia della via Appia Antica, a Roma. Meno celebre, però, il suo impegno ambientale.

 

Cederna fu autore della Prima carta dell'Italia da salvare, pubblicata a Milano su Abitare nel 1967: il primo documento in cui venivano indicate cartograficamente le località che necessitavano di protezione in Italia. Non solo, innumerevoli sono gli articoli da lui dedicati alla questione dei parchi nazionali, da quelli esistenti (Stelvio, Gran Paradiso e Abruzzo) e a quelli in fase di progettazione (soprattutto l'Adamello-Brenta).

 

Proprio a proposito della sua peculiare idea di natura, lo ricorda con un intervento sulla sua pagina Facebook lo scrittore Marco Albino Ferrari.

 

 

Il post di Marco Albino Ferrari

 

Uno degli aspetti che più avvalora ai miei occhi l'impegno di Antonio Cederna – morto trent'anni fa, il 27 agosto 1986 – era la sua visione anti estetizzante della natura. Una visione sempre più rara in questo nostro mondo che tende a banalizzare i concetti sul piano binario bello-brutto. Lui, archeologo, attivista dell'ambiente, fondatore di Italia Nostra, era sì un esteta, eppure ha ricordato con forza che natura non vuol dire semplicemente bellezza. 

La legge N. 1497 del 1939 per la protezione dell'ambiente era stata promulgata a favore di quelle località "che si distinguono per la loro non comune bellezza" e che "compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico tradizionale". 

Era esattamente quell'impostazione basata su criteri estetici e formalistici che Cederna criticava. Se le bellezze montane sono considerate come "quadri naturali" da tutelare nel loro aspetto esteriore, diceva, "allora il paesaggio stesso diventa un quadro degradato a pura apparenza"

È un'illusione cogliere nella natura solo la grazia e non l'orrore, solo la vita e non la morte, il profumo e non il fetore (come tende un certo ambientalismo alla Disney). Con i suoi equilibri biologici e i suoi cicli, la natura è tutto. Noi siamo natura, anche se tendiamo a porci irresponsabilmente al di fuori, come spettatori ammirati di fronte al quadro che stiamo distruggendo.

 

 

Di Marco Albino Ferrari, la cui pagina Facebook – con approfondimenti su temi legati al rapporto uomo-natura – consigliamo di seguire.

 

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