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Itinerari | 20 luglio 2026 | 20:00

Una delle cime meno appariscenti ma più rappresentative della Sila: non una montagna da conquistare con un unico itinerario, bensì un luogo da attraversare lentamente

Un balcone silenzioso tra le grandi foreste della Sila: la Serra Ripollata, tra il Lago Cecita e San Giovanni in Fiore. Un itinerario nel cuore del Parco nazionale della Sila, tra abetaie, faggete, antichi sentieri della transumanza e pascoli d’altitudine, che aiuta a leggere la natura di questo territorio, la sua storia millenaria e il profondo legame tra il bosco e l’uomo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Calabria
E (escursionistico)
450 m
2 h
Arboreto degli Sbanditi (1300 m), ma sono possibili altri itinerari
Serra Ripollata (1682 m)

da Cosenza, sull’autostrada A2, si prende la Statale 107 verso Crotone e San Giovanni in Fiore, e oltre Camigliatello, ignorata la strada per il Lago Cecita, si prende a destra per Croce di Magara e subito a destra in direzione di Germano e poi ancora a destra

Ci sono montagne che si impongono per la forma, per la verticalità delle pareti o per la spettacolarità delle creste. E poi ce ne sono altre che sembrano voler rimanere in disparte, senza cercare l’attenzione dell’escursionista, ma che finiscono per raccontare molto più del territorio in cui sorgono. La Serra Ripollata (1682 m), nel settore settentrionale del Parco nazionale della Sila, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. La sua cima emerge con discrezione tra le vaste foreste comprese fra il Lago Cecita, la Val di Neto e San Giovanni in Fiore, in una delle aree più integre e rappresentative dell’altopiano silano, dove la montagna assume un carattere del tutto particolare. La Sila non è infatti una catena montuosa nel senso classico del termine, ma un vasto altopiano cristallino, uno dei più antichi d’Europa, formato prevalentemente da graniti e rocce metamorfiche appartenenti all’Arco Calabro-Peloritano, testimonianza di una storia geologica iniziata centinaia di milioni di anni prima della nascita stessa degli Appennini. La morfologia dolce, le dorsali arrotondate e le ampie conche sono il risultato di questa antichissima evoluzione, modellata successivamente dai fenomeni glaciali e dall’erosione. Proprio nei dintorni del Lago Cecita affiorano graniti e granodioriti, mentre alle quote più elevate sono ancora leggibili le tracce lasciate dalle antiche glaciazioni.

È un paesaggio che sorprende soprattutto per la continuità del bosco. Non a caso la Sila è stata definita per secoli il "Gran Bosco d’Italia": un’immensa distesa forestale che ha fornito legname fin dal periodo della Magna Grecia, e che ancora oggi rappresenta uno dei più importanti scrigni di biodiversità del Mediterraneo. In questo settore del Parco le pinete di pino laricio lasciano progressivamente spazio alle magnifiche abetine e alle faggete montane, spesso riunite in boschi misti di rara eleganza. L’abete bianco, qui presente con popolamenti naturali tra i più importanti dell’Appennino meridionale, accompagna il cammino con i suoi tronchi slanciati, mentre il faggio diventa protagonista alle quote superiori, prima di lasciare spazio ai pascoli sommitali e alle radure ventose. L’escursione verso Serra Ripollata è soprattutto un viaggio dentro questi ambienti. Che si parta dall’Arboreto degli Sbanditi, dai Piani di Macchialonga o dalla Val di Neto, il filo conduttore rimane sempre il bosco. Un bosco che cambia continuamente aspetto, alternando tratti luminosi ad altri più ombrosi, piste forestali a sentieri appena accennati, radure percorse dal bestiame e piccole torbiere dove l’acqua riaffiora silenziosa. 

Un territorio che custodisce anche una presenza umana antichissima. Le ricerche archeologiche condotte nell’area del Lago Cecita hanno documentato insediamenti neolitici risalenti a circa 5500 anni fa, mentre nei secoli successivi la Sila divenne una riserva preziosa di legname, pece e pascoli. Bizantini, Normanni, Svevi e Aragonesi hanno lasciato tracce profonde nell’organizzazione del territorio, ma fu soprattutto il monachesimo basiliano prima, e quello florense poi, a segnare il destino di queste montagne. Poco distante da Serra Ripollata sorge infatti San Giovanni in Fiore, fondata attorno all’abbazia voluta da Gioacchino da Fiore, una delle figure più affascinanti del Medioevo europeo. Ancora oggi, osservando dall’alto il fitto susseguirsi delle foreste, è facile comprendere perché questo luogo abbia rappresentato per secoli uno spazio ideale per l’eremitaggio, il lavoro dei carbonai, la pastorizia e la transumanza.


Nei fitti boschi di pino bianco (Abies alba) che caratterizzano il territorio del Parco nazionale della Sila. © Antonio Respoli

 

Nel cuore della grande foresta

Descrivere un unico itinerario per Serra Ripollata sarebbe quasi riduttivo. La montagna si lascia raggiungere da almeno tre percorsi differenti, ciascuno con una propria identità, ma tutti accomunati dalla stessa immersione nella grande foresta silana.
La salita più conosciuta prende avvio dall’Arboreto degli Sbanditi, uno dei luoghi simbolo della selvicoltura silana. Il sentiero attraversa dapprima splendide abetaie, poi raggiunge i Piani di Macchialonga, dove il paesaggio cambia improvvisamente. I prati d’altitudine interrompono la continuità del bosco e permettono allo sguardo di allargarsi verso il Lago Cecita, il Monte Curcio e il Botte Donato e, nelle giornate più limpide, fino alle lontane montagne del Pollino. È probabilmente il tratto più rappresentativo dell’intera escursione, perché riassume in pochi chilometri l’alternanza di ambienti che rende unica questa parte della Sila. Una seconda possibilità segue invece l’antico asse della Val di Neto, salendo lentamente tra faggete e pascoli storicamente utilizzati durante la monticazione estiva delle mandrie. È un itinerario più appartato, nel quale emergono con maggiore evidenza i segni della presenza umana, con vecchie piste di esbosco, recinti pastorali, fontanili, ricoveri stagionali e radure modellate dal pascolo. Non sono luoghi monumentali, ma raccontano una storia secolare fatta di equilibrio tra uomo e foresta. La terza via di salita sfrutta la rete di strade forestali e sentieri che collegano il versante di Macchialonga con il crinale sommitale, consentendo di costruire anche interessanti percorsi ad anello. È forse la soluzione più adatta a chi desidera privilegiare l’osservazione naturalistica, perché attraversa ambienti molto vari, dove non è raro incontrare caprioli, rapaci e, con un po’ di fortuna, i segni della presenza del lupo appenninico, specie simbolo del Parco.
Più che la vetta in sé, è il crinale finale a lasciare il ricordo più vivido. I pascoli superiori, punteggiati da ginepri e piccoli affioramenti granitici, offrono una prospettiva inconsueta sulla Sila: un mare verde che sembra non avere fine, nel quale le grandi foreste si rincorrono senza soluzione di continuità. È una bellezza misurata, mai spettacolare nel senso alpino del termine, ma proprio per questo estremamente autentica. Il panorama invita a leggere il territorio nella sua interezza, cogliendo il dialogo continuo tra boschi, radure, laghi artificiali e dorsali tondeggianti. La distanza e il dislivello possono variare sensibilmente a seconda dell’itinerario scelto, ma ciò che accomuna tutte le possibilità è l’assenza di difficoltà alpinistiche e la continuità dell’ambiente naturale.


Le morbide forme della Serra Ripollata (1682 m). © Antonio Respoli

 

Una montagna che racconta

Forse è proprio questa la qualità più preziosa di Serra Ripollata. Non cerca di stupire con grandi pareti o panorami vertiginosi, ma riesce a condensare in un’unica escursione gran parte dell’identità del Parco nazionale della Sila. Il bosco, anzitutto, con la sua straordinaria ricchezza botanica; poi i pascoli, frutto di un rapporto secolare fra allevamento e montagna; infine la storia, che qui affiora in forme discrete, nei vecchi tratturi della transumanza, nelle piste percorse dai boscaioli, nei ricoveri forestali disseminati lungo i versanti e nel legame costante con San Giovanni in Fiore e con la cultura silana. Camminando su questi sentieri si comprende come la Sila non sia mai stata una montagna isolata o marginale. Per secoli le sue foreste hanno fornito il legname necessario alla costruzione di navi, edifici e infrastrutture; i suoi pascoli hanno sostenuto un’importante economia pastorale; le sue vie naturali hanno collegato il versante ionico e quello tirrenico della Calabria. Ancora oggi molti dei percorsi escursionistici seguono antichi tracciati utilizzati durante la transumanza o per il trasporto del legname, trasformando ogni cammino in una piccola esplorazione della memoria del territorio. Una visita a Serra Ripollata diventa così una meta ideale per chi desidera conoscere la Sila più autentica. Non una cima da collezionare, ma un luogo da attraversare con curiosità, lasciandosi guidare dal ritmo lento del bosco. Alla fine della giornata, ciò che rimane non è tanto il ricordo della quota raggiunta, quanto la sensazione di aver percorso uno dei paesaggi forestali più importanti dell’Italia meridionale, dove natura, geologia e storia convivono ancora con un equilibrio sorprendente. È una montagna silenziosa, e forse proprio per questo riesce a raccontare meglio di molte altre il carattere profondo della Sila.

 

IL PERCORSO
Regione: Calabria
Partenza: Arboreto degli Sbanditi (1300 m), ma sono possibili altri itinerari
Arrivo: Serra Ripollata (1682 m)
Accesso: da Cosenza, sull’autostrada A2, si prende la Statale 107 verso Crotone e San Giovanni in Fiore, e oltre Camigliatello, ignorata la strada per il Lago Cecita, si prende a destra per Croce di Magara e subito a destra in direzione di Germano e poi ancora a destra
Dislivello: 450 m
Durata: 2 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: i Piani di Macchialonga visiti dai pressi della sommità della Serra Ripollata. © Antonio Respoli

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