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Itinerari | 04 luglio 2026 | 19:00

Dove i confini uniscono: un lungo itinerario sospeso sul balcone d'Europa, tra Ortles, Engadina e Val Venosta

Dalla conca di Stelvio a una delle cime più panoramiche dell'Alto Adige, lungo un itinerario che attraversa boschi di larice, pascoli d'alta quota e antiche terre di confine. Una salita appagante e mai banale tra le grandi montagne dell'Ortles, le vallate dell'Engadina e le memorie di una frontiera che per secoli ha unito - e purtroppo anche diviso - popoli, lingue e culture

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Trentino – Alto Adige
E (escursionistico)
1500 m
4/5 h
Stelvio – Stilfs (1310 m)
Piz Chavalatsch (2763 m)

da Bolzano si raggiunge prima Merano, quindi si risale la Val Venosta fino a Prato allo Stelvio, dove si devia a sinistra sulla strada che entra in Valle di Trafoi, in direzione del Passo dello Stelvio, svoltando poi a destra per portarsi al piccolo paese di Stelvio

La Val Venosta è una delle grandi porte alpine d’Europa. Lunga, luminosa e profondamente segnata dalla storia, si allunga verso occidente fino a incontrare la Svizzera e l’Austria, in un intreccio di vallate che da secoli favorisce scambi, commerci e passaggi. Poco sopra il paese di Stelvio (Stilfs Dorf), sul margine occidentale del Parco nazionale dello Stelvio, si innalza il Piz Chavalatsch (2763 m), montagna elegante e appartata, molto amata e frequentata dai locali, che occupa una posizione geografica davvero particolare. La sua dorsale corre infatti lungo il confine tra Italia e Svizzera, e la vetta coincide con il punto più orientale della Confederazione Elvetica. Di fronte, oltre la Valle di Trafoi, si alza la muraglia dell’Ortles, mentre verso nord si aprono le montagne della Val Monastero (Müstair) e dell’Engadina, e a est si distendono invece le cime e le vallate della Val Venosta. È un ambiente tipicamente retico, modellato da antiche rocce metamorfiche e da processi glaciali che hanno inciso profondamente il paesaggio. Nei versanti più bassi prosperano boschi di larice e pino cembro, mentre salendo compaiono pascoli magri, brughiere alpine e una flora sorprendentemente ricca, favorita dal clima secco che caratterizza buona parte della valle. In questo scenario, dove convivono cultura italiana, tedesca e romancia, la montagna diventa inevitabilmente anche racconto di frontiera.


La facile cresta che conduce in vetta al Piz Chavalatsch (2763 m). © Jürgen Albrecht

Monti di confine

La salita al Piz Chavalatsch permette di leggere, passo dopo passo, molte delle vicende che hanno segnato questo settore alpino. Per secoli, il vicino Passo dello Stelvio è stato una delle più importanti vie di collegamento tra il mondo danubiano e la Pianura Padana, e non lontano da qui transitavano mercanti, eserciti e pellegrini, lasciando tracce che ancora oggi emergono nei toponimi e nelle architetture rurali della valle. Durante la Prima guerra mondiale questi crinali assunsero inoltre una rilevanza strategica notevole, trovandosi a ridosso di un articolato sistema di fortificazioni e osservatori militari. Sebbene il Piz Chavalatsch non presenti le spettacolari opere belliche visibili in altri settori dell’Ortles-Cevedale, l’intera area conserva il carattere di una montagna vissuta e presidiata. Sulla sommità si trova ancora una piccola costruzione che fu utilizzata come posto di controllo doganale italiano, e che oggi ospita apparecchiature per le telecomunicazioni (una stanza è in genere sempre aperta, utile riparo quando il vento soffia impetuoso). Anche le malghe disseminate lungo il percorso raccontano una lunga storia di frequentazione umana: la Stilfser Alm (Malga Stelvio), la Tschiggonhütte e gli altri edifici pastorali testimoniano un’economia alpina che, nonostante le trasformazioni del Novecento, continua a modellare il paesaggio. È forse proprio questa compresenza di natura e storia – insieme ai grandiosi panorami – a rendere la montagna particolarmente interessante: non un ambiente remoto e separato dall’uomo, ma un territorio dove attività pastorali, lingue diverse, confini politici e tradizioni alpine si sono intrecciati per generazioni.


Dalla vetta, lo sguardo si allunga verso l’Alta Val Venosta. © Sabine Joss

Dai boschi ai grandi spazi

L’itinerario più diretto prende avvio dai parcheggi situati sopra l’abitato di Stelvio, e risale inizialmente i boschi lungo i sentieri che conducono agli alpeggi superiori. Le possibilità di salita sono numerose e possono essere combinate in diversi modi: si può transitare dalla Tschiggonhütte e dalla Rifairscharte, come pure seguire l’itinerario che passa per la Stelvio Alm e guadagna direttamente la lunga dorsale meridionale della montagna. In ogni caso, il percorso si svolge su sentieri ben segnati e privi di difficoltà tecniche, pur richiedendo un buon allenamento per il dislivello complessivo. Oltre il limite del bosco il paesaggio cambia rapidamente: i larici si diradano, i pascoli si fanno più ampi, e lo sguardo comincia ad allargarsi verso la conca di Trafoi e le grandi montagne glaciali dell’Ortles. L’ultimo tratto segue una cresta larga e ondulata che conduce senza problemi alla vetta, dove il panorama assume dimensioni davvero eccezionali. Nelle giornate limpide si distinguono le cime dell’Engadina, le montagne della Val Monastero, le dorsali che accompagnano la Val Venosta e, soprattutto, l’imponente gruppo dell’Ortles-Cevedale, che da questa prospettiva appare vicino e maestoso. La discesa può avvenire lungo il percorso di salita oppure sfruttando una delle numerose varianti che attraversano gli alpeggi e i valloni laterali, permettendo di costruire interessanti itinerari ad anello. È una montagna che non cerca l’effetto spettacolare a tutti i costi, ma conquista progressivamente. La quota relativamente contenuta, l’assenza di passaggi difficili e la vastità degli orizzonti rendono il Piz Chavalatsch una meta di grande soddisfazione, capace di offrire una lettura completa di questo straordinario angolo delle Alpi: un luogo dove il confine non divide, ma moltiplica prospettive, paesaggi e storie.

 

IL PERCORSO
Regione:
Trentino – Alto Adige
Partenza: Stelvio – Stilfs (1310 m)
Arrivo: Piz Chavalatsch (2763 m)
Accesso: da Bolzano si raggiunge prima Merano, quindi si risale la Val Venosta fino a Prato allo Stelvio, dove si devia a sinistra sulla strada che entra in Valle di Trafoi, in direzione del Passo dello Stelvio, svoltando poi a destra per portarsi al piccolo paese di Stelvio
Dislivello: 1500 m
Durata: 4/5 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: la mole dell’Ortles (3905 m) dalla cime del Piz Chavalatsch, oltre la Valle di Trafoi. © B.B. Wijdieks

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