Un vallone che non concede scorci immediati né facili gratificazioni e si rivela a chi accetta di camminare a lungo, per luoghi solitari: tra gli alti spazi della Valpelline

Un lungo itinerario escursionistico in una laterale della Valpelline, nella solitudine della Comba della Sassa, fino ai quasi tremila metri del dosso morenico dove sorgeva il bivacco della Sassa – Stefano Ceresa. Un vallone appartato, severo e poco frequentato, incastonato tra grandi montagne modellate dai ghiacciai e dal tempo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
raggiunta Aosta, si salve verso il Gran San Bernardo e si devia subito a destra per entrare in Valpelline, superandone i centri abitati fino alla piccola località di Chamen, poco prima della diga di Place Moulin
Risalendo la Valpelline, osservandola sulla carta, ci si accorge di come possieda, e per certi versi trasmetta, una geografia che invita alla profondità. Una lunga incisione alpina che si allunga verso nordest, praticamente dalla Valle Centrale, appena sopra Aosta, dove abbandona la striscia d’asfalto che sale al Gran San Bernardo. Un solco, netto, deciso, con pochi agglomerati di case, solo all’inizio, fino al grande Lago di Place Moulin, ai piedi di Tête de Valpelline e Dent d’Hérens. Prima di queste blasonate cime, si aprono valloni laterali che custodiscono alcuni degli angoli più appartati dell'intera Valle d'Aosta. E proprio qui, ai piedi delle grandi architetture glaciali, si apre la Comba della Sassa, raggiungibile dalla piccola frazione di Chamen, un pugno di case adagiate a 1700 metri di quota. È un vallone che non concede scorci immediati né facili gratificazioni. La sua bellezza è progressiva, quasi nascosta, e si rivela a chi accetta di camminare a lungo, per luoghi solitari. Le montagne che lo delimitano formano un anfiteatro severo, segnato da antichi ghiacciai oggi ridotti a esili apparati residuali. Le rocce raccontano la storia geologica delle Alpi Pennine, tra gneiss, micascisti e metamorfiti modellate da milioni di anni di compressioni e successivamente scolpite dal ghiaccio, che ha lasciato in eredità ampie morene, dossi levigati e pianori detritici. La vegetazione accompagna con discrezione la salita. Nella prima parte dominano i larici, i rododendri e i pascoli d'alta quota, ancora utilizzati durante la stagione estiva, ma più in alto il verde si ritrae progressivamente, lasciando spazio ai licheni e alle pioniere alpine capaci di attecchire tra i sassi e lungo le morene.

Il bivacco che non c’è più
La Comba della Sassa è anche un luogo di frontiera alpinistica. Fin dagli inizi del Novecento, le sue cime hanno attirato esploratori e accademici in cerca di itinerari appartati. Le ascensioni alla Becca Blanchen e alla Becca des Lacs, le traversate verso l'Otemma e i collegamenti con i ghiacciai del Grand Combin hanno contribuito a costruire una storia discreta ma significativa dell'alpinismo valdostano. In questo contesto nacque, negli anni Venti del secolo scorso, il primo bivacco della Sassa: una piccola struttura essenziale, voluta dal Club Alpino Accademico Italiano per offrire un punto d'appoggio agli alpinisti diretti verso le montagne della testata del vallone. Negli anni Ottanta, il vecchio ricovero venne sostituito da un nuovo bivacco, intitolato a Stefano Ceresa, alpinista torinese e figura di riferimento del Club Alpino Accademico Italiano. Per oltre trent'anni il bivacco Ceresa ha rappresentato una presenza familiare nel cuore della comba, una piccola costruzione in legno e lamiera, visibile soltanto nell'ultima parte della salita, capace di offrire riparo e un senso di conforto in un ambiente severo e isolato. Le eccezionali nevicate e le violente bufere dell'inverno 2019-2020 ne hanno però decretato la fine. Gravemente danneggiata e resa inagibile, la struttura è stata successivamente smantellata. Oggi resta il dosso morenico che la ospitava, un luogo che conserva intatta la sua funzione simbolica: meta escursionistica e punto d'osservazione privilegiato su una delle conche più selvagge della Valpelline.

Nel cuore della comba
L'itinerario prende avvio da Chamen, dove alcuni spazi consentono di lasciare l'auto. I cartelli segnaletici indicano chiaramente la direzione per l’ex bivacco della Sassa e il Col de Lada. Il tracciato – inizialmente una comoda sterrata che sale a tornanti – si inoltra subito tra bosco e radure, attraversando i pascoli della Comba di Grand Chamen, inizialmente sulla destra del torrente. La progressione è regolare e priva di difficoltà, ma il dislivello complessivo a fine giornata, e soprattutto lo sviluppo del percorso, richiedono allenamento e una buona gestione delle energie (oltre che una partenza di buon mattino…). Dopo i primi tratti tra radi lariceti e pascoli, si raggiungono gli alpeggi superiori, testimonianza di un'economia montana che per secoli ha modellato il paesaggio della Valpelline. La salita prosegue alternando brevi tratti più ripidi a lunghi traversi che consentono di guadagnare quota senza eccessiva fatica. Si attraversano più volte i rami del torrente grazie a piccoli ponti in legno, seguendo una segnaletica non sempre abbondante, ma generalmente ben leggibile. Il vallone si restringe leggermente e il panorama si chiude attorno alle pareti che scendono tutto intorno. Superata l'Alpe La Crotta, a circa 2200 metri di quota, il paesaggio cambia gradualmente. I pascoli lasciano spazio alle pietraie e ai grandi blocchi erratici depositati dagli antichi ghiacciai. La presenza umana si dirada fino quasi a scomparire. Raggiunto il Piano della Sassa, a circa 2500 metri, si incontrano i ruderi di una vecchia baita. È un luogo spartiacque, non solo geografico. Da qui si comprende l'ampiezza della conca superiore e si distinguono i diversi valloni che si aprono verso il Col d'Otemma e il Col de la Sassa. Il sentiero segue ora il margine della morena centrale, risalendo un terreno via via più roccioso, minerale. La traccia si fa meno marcata, ma resta intuitiva, ometti di pietra e radi segni conducono lungo il dosso morenico, in un ambiente dominato dai detriti glaciali e dalle ultime placche di neve che spesso resistono fino a stagione avanzata. Solo nell'ultimo tratto compare, quasi all'improvviso, il piccolo sperone roccioso che ospitava il bivacco Ceresa. A 2979 metri di quota, il cammino termina davanti a uno spazio vuoto che racconta una storia. Dove un tempo sorgeva il ricovero restano le tracce della piattaforma e la memoria di una presenza importante per generazioni di alpinisti. Davanti si alzano le forme austere della Becca des Lacs e della Becca Blanchen. Alle spalle si distende, fino ai pascoli di Chamen, il vallone percorso in salita. Che, inevitabilmente, andrà seguito per tornare indietro.
E il bivacco della Sassa? Dopo la sua distruzione e il completo smantellamento, il basamento è rimasto al suo posto. Speriamo torni a nuova vita.
IL PERCORSO
Regione: Valle d’Aosta
Partenza: Chamen (1715 m)
Arrivo: ex bivacco della Sassa – Ceresa (2979 m)
Accesso: raggiunta Aosta, si salve verso il Gran San Bernardo e si devia subito a destra per entrare in Valpelline, superandone i centri abitati fino alla piccola località di Chamen, poco prima della diga di Place Moulin
Dislivello: 1300 m
Durata: 3 h e 30 min/5 h e 30 min h
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)
Immagine di apertura: gli aperti panorami della Comba di Sassa. © Alessandro Fantoli











