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Itinerari | 13 giugno 2026 | 19:00

Una delle cime più appartate e panoramiche della dorsale tra Legnone e Tre Signori: pascoli sospesi e testimonianze di una montagna abitata per secoli

Tra gli alpeggi di Premana e le antiche frontiere della Valvarrone, un lungo itinerario conduce sul Monte Rotondo. Ancora oggi, attraversando le sue conche erbose, si percepisce chiaramente come il paesaggio sia il risultato di secoli di lavoro e adattamento

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Lombardia
E (escursionistico)
1550 m
4/5 h
Premana (1000 m)
Monte Rotondo (2496 m)

Premana si raggiunge sia salendo in Valsassina da Lecco, superando Barzio, Introbio, Primaluna e Cortenova, sia da Bellano, sul Lago di Como; in entrambi i casi, da Taceno si devia per Margno e in breve si sale al paese

Ci sono montagne che tutti conoscono e montagne che, pur trovandosi a poca distanza da vallate molto frequentate, continuano a conservare qualcosa di enigmatico. Ecco, il Monte Rotondo (2496 m) appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Chi frequenta abitualmente la Valsassina conosce bene il Pizzo dei Tre Signori, il Grignone, il Legnone o le cime più celebri delle Orobie Occidentali. Eppure basta spostarsi di pochi chilometri verso la Valvarrone per entrare in un territorio che tende a sfuggire alle classificazioni. Le montagne che si sviluppano sulla lunga dorsale compresa tra il Monte Legnone e il Pizzo dei Tre Signori costituiscono infatti un articolato sistema di valloni, creste secondarie e conche d'alpeggio che, pur trovandosi sul margine occidentale delle Orobie, sembrano quasi appartenere a un altro mondo. La stessa geografia del luogo contribuisce a questa sensazione: da una parte la Valtellina, dall'altra la Valsassina e il Lago di Como, nel mezzo la Valvarrone, stretta e poco appariscente sulle carte, ma ricca di storia e di testimonianze della presenza umana.
Premana rappresenta la porta naturale per entrare in questo universo appartato. Il paese, celebre per la tradizione metallurgica e per la produzione di coltelli e forbici che ne ha segnato l'identità per secoli, sorge in una posizione appartata rispetto alle principali direttrici turistiche lombarde. E proprio questa marginalità ha contribuito a conservare un rapporto molto stretto tra la comunità e il territorio circostante. Le montagne che circondano Premana non sono soltanto uno scenario naturale: sono state per secoli luoghi di lavoro, di pascolo, di transito e di sopravvivenza. Gli alpeggi disseminati lungo la Val Fraina e la parte alta della Valvarrone raccontano ancora oggi una storia di economia agro-pastorale che ha modellato il paesaggio molto più di quanto si possa immaginare osservandolo distrattamente.
Dal punto di vista geologico, queste montagne appartengono al complesso sistema delle Prealpi Orobie occidentali e presentano un'alternanza di rocce sedimentarie e metamorfosate che hanno dato origine a versanti spesso severi e articolati. I pascoli occupano le aree più dolci e aperte, mentre le quote superiori sono caratterizzate da affioramenti rocciosi, pietraie e vaste praterie alpine. In estate il territorio offre una notevole varietà botanica, tra genziane, rododendri, campanule alpine e numerose specie tipiche degli ambienti subalpini accompagnano il cammino, soprattutto lungo i pendii che precedono la Bocchetta di Stavello. È tuttavia l'interazione tra natura e presenza umana a rappresentare il tratto distintivo di questi luoghi. Gli alpeggi di Rasga, Caprecolo e Fraina Soliva testimoniano una frequentazione antica e continua, legata alla transumanza e all'utilizzo stagionale dei pascoli. Ancora oggi, attraversando queste conche erbose, si percepisce chiaramente come il paesaggio sia il risultato di secoli di lavoro e adattamento.


L'Alpe Caprecolo (1346 m), salendo verso il Monte Rotondo. © Matteo Leoni

Pascoli e linee difensive

L'escursione al Monte Rotondo inizia dalle vie alte di Premana, seguendo le indicazioni per la Val Fraina. Fin dai primi passi il percorso si immerge in un ambiente boschivo che conserva ancora il carattere delle antiche mulattiere di servizio agli alpeggi. Il sentiero guadagna quota con regolarità fino a raggiungere l’Alpe Rasga (1083 m), primo importante punto di riferimento dell'itinerario. Qui il bosco comincia ad aprirsi e compaiono le prime vedute sulle montagne che circondano Premana. Proseguendo lungo la valle si raggiunge l’Alpe Caprecolo (1346 m), dove il paesaggio assume progressivamente un carattere più pastorale. Le baite, i muretti e gli spazi aperti raccontano una storia fatta di stagioni trascorse in quota e di una presenza umana che, pur ridotta rispetto al passato, continua ancora oggi a dare significato a questi luoghi. L'itinerario prosegue quindi verso l’Alpe Fraina Soliva (1393 m), probabilmente uno degli angoli più suggestivi dell'intera escursione. Qui la valle si allarga e permette di cogliere con maggiore chiarezza l'organizzazione del territorio montano. Le grandi superfici erbose, le costruzioni rurali e la disposizione dei pascoli offrono una vera e propria lezione di geografia umana alpina. È difficile attraversare questi luoghi senza immaginare la vita che vi si svolgeva fino a pochi decenni fa, quando gli alpeggi rappresentavano un elemento fondamentale dell'economia locale. La sensazione di isolamento che oggi caratterizza la Val Fraina è in realtà molto recente: per secoli questi percorsi furono intensamente frequentati e costituivano collegamenti essenziali tra comunità e pascoli d'alta quota.
Oltre Fraina Soliva il sentiero cambia decisamente carattere. Lasciati alle spalle gli ultimi alpeggi, la salita si fa più sostenuta e si sviluppa lungo i vasti pendii superiori della valle. L’ambiente diventa progressivamente più severo e alpino, i pascoli lasciano spazio a pietraie, dossi erbosi e affioramenti rocciosi, mentre l'orizzonte si amplia in tutte le direzioni. La Bocchetta di Stavello (2202 m) rappresenta il punto chiave dell’itinerario e costituisce una sorta di balcone naturale tra versanti differenti. E in questa fascia altimetrica emergono anche, con evidenza, le testimonianze della storia militare della zona. Durante la Prima guerra mondiale la Valvarrone assunse infatti un ruolo strategico nell’ambito del sistema difensivo della Frontiera Nord, comunemente noto come Linea Cadorna. Contrariamente a quanto suggerisce il nome, non si trattò di una singola linea fortificata, ma di un complesso sistema di opere militari progettato per contrastare una possibile invasione austro-tedesca attraverso la neutrale Svizzera. Mulattiere militari, postazioni, osservatori e manufatti logistici vennero realizzati in numerosi settori delle montagne lecchesi e valtellinesi. Anche le cime e i valichi che gravitano attorno al Monte Rotondo furono interessati da questa intensa attività costruttiva. Ancora oggi, osservando attentamente il territorio, è possibile riconoscere tracce di quel periodo: opere spesso ormai assorbite dal paesaggio ma capaci di raccontare una pagina importante della storia alpina lombarda.
La posizione geografica della Valvarrone spiega bene questa attenzione strategica. La valle si colloca infatti lungo un corridoio naturale tra il Lago di Como, la Valtellina e le montagne orobiche. Per secoli questi territori hanno rappresentato aree di confine, zone di passaggio e di controllo, luoghi in cui le comunità montane hanno sviluppato una forte identità legata sia all'isolamento sia alla necessità di mantenere relazioni con vallate differenti. Gli stessi alpeggi attraversati durante la salita al Monte Rotondo furono parte integrante di questo sistema territoriale complesso, contribuendo alla gestione economica e sociale di queste montagne.


La Bocchetta di Stavello (2202 m) e l’ultimo tratto lungo la cresta fino alla cima del Monte Rotondo (2496 m). © Matteo Leoni

Sospesi tra Lario e Orobie

Dalla Bocchetta di Stavello la meta appare finalmente vicina. La cresta sommitale del Monte Rotondo si sviluppa in un ambiente aperto e grandioso, caratterizzato da ampie praterie d’alta quota e da affioramenti rocciosi modellati dagli agenti atmosferici. La salita finale è intuitiva e regala progressivamente panorami sempre più vasti. Voltandosi verso sud emergono le cime della Valsassina, mentre verso nord si aprono scorci sulla Valtellina e sui grandi gruppi alpini che ne delimitano l'orizzonte. La sensazione è quella di trovarsi in una montagna sorprendentemente isolata, lontana dalle direttrici più frequentate ma al centro di un vastissimo sistema geografico.
La cima del Monte Rotondo offre uno dei panorami più completi dell’intero settore compreso tra il Legnone e il Pizzo dei Tre Signori. Da qui si comprende davvero la complessità di questa lunga dorsale che separa e allo stesso tempo collega Valsassina e Valtellina. Il Legnone domina verso occidente con la sua imponenza, mentre il Tre Signori chiude l’orizzonte meridionale ricordando il ruolo storico di confine che queste montagne hanno avuto per secoli. Tra le due grandi cime si sviluppa una successione di valloni, creste e alpeggi che, osservati dall’alto, restituiscono l’immagine di un territorio ancora fortemente caratterizzato da una dimensione rurale e pastorale.
Uno degli aspetti più interessanti di questa escursione è proprio la varietà degli ambienti attraversati: in poche ore si passa dal bosco agli alpeggi, dai pascoli d’alta quota agli ambienti rupestri sommitali, attraversando paesaggi che raccontano epoche e modalità differenti di frequentazione della montagna. Non si incontrano rifugi, e anche questo contribuisce al suo carattere, con la montagna che si presenta non tanto come una destinazione turistica, ma piuttosto come un territorio che conserva ancora una forte autenticità.
E per la discesa, oltre che rientrare lungo il medesimo itinerario, i più esperti, allenati e curiosi potranno anche chiudere un anello seguendo la cresta verso ovest, fino alla Bocchetta di Taeggio e alla Cima di Mezzana, o perché no, fino alla lontana Bocchetta del Lago.


Una delle "finestre" di osservazione della Linea Cadorna. © Matteo Leoni

 

IL PERCORSO
Regione: Lombardia
Partenza: Premana (1000 m)
Arrivo: Monte Rotondo (2496 m)
Accesso: Premana si raggiunge sia salendo in Valsassina da Lecco, superando Barzio, Introbio, Primaluna e Cortenova, sia da Bellano, sul Lago di Como; in entrambi i casi, da Taceno si devia per Margno e in breve si sale al paese
Dislivello: 1550 m
Durata: 4/5 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: dalla cima del Monte Rotondo (2496 m) lo sguardo si allunga verso sud, dove spicca la sagoma del Pizzo dei Tre Signori (2554 m). © Matteo Leoni

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