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Idee | 04 agosto 2026 | 19:00

Il gorgheggio disinvolto e rassicurante dello sciacquone non aiuta a comprendere la crisi idrica, ma alimenta il pericolo di trasformare una dinamica parziale in un fenomeno nazionale o, addirittura, globale

Uscire da una "visione casalinga" del mondo pone di fronte a una situazione più delicata e complessa (e, quindi, meno rassicurante). Ma è una complessità che dovrebbe spingere i diversi attori sociali ad offrire le proprie competenze con l'obiettivo di orchestrare la gestione di una risorsa particolarmente minacciata dall'aumento delle temperature

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il lavandino non presenta nessuna anomalia. Alzando la leva del rubinetto, innesco il getto che si schianta sulla ceramica con la solita irruenza. Anche in doccia nessuna stranezza: volendo potrei rilassarmi sotto l'acqua per ore. La lavastoviglie funziona, la lavatrice anche. Per non parlare dello sciacquone: quello gorgheggia che è una meraviglia!

 

Limitandomi a una "visione casalinga" del mondo, potrei tranquillamente affermare che stiamo attraversando un periodo florido dal punto di vista idrico.

 

Eppure, non è così. Per accorgersene è sufficiente osservare le sfumature paglierine che vanno diffondendosi nel paesaggio, offrendo una dimensione percepibile del fenomeno. Ma al di là delle impressioni, risulta sempre saggio leggere le indicazioni o i report di chi monitora o gestisce la risorsa idrica.

 

Ecco allora che, prendendo come riferimento il principale corso d'acqua italiano, emerge una situazione critica. L'Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po comunica che, considerate "le attuali condizioni di disponibilità idrica e le proiezioni dei modelli per le prossime settimane", è stato alzato "il livello di severità idrica portandolo ad 'Alto'".

 

"Attualmente", si legge ancora nel sito del ADBPO, "sono oltre 100 i comuni tra Piemonte e Lombardia in cui si registrano criticità nell'ambito degli approvvigionamenti. In diversi di questi, già da diversi giorni si sta facendo ricorso all'uso di autobotti e autocisterne per rifornire i serbatoi degli acquedotti al fine di garantire continuità di servizio alle popolazioni".

 

Le cose non cambiano osservando altri importanti bacini fluviali del Nord Italia. "Record negativi", informa ANBI, "si registrano sul Brenta (a Bassano del Grappa segna soli 31 metri cubi al secondo a fronte di una portata minima di mc/s 44 per garantire ambiente ed agricoltura) e sull'Adige (vicini alla foce, i flussi sono crollati a 43 metri cubi al secondo)".

 

Però lo sciacquone – penserà qualcuno – continua a gorgheggiare disinvolto: un canto di sirena che, trascinandoci nel suo moto centrifugo, ci rassicura: "Io continuo a funzionare, continuo a gorgheggiare, va tutto bene!"

 

Ma vale la pena continuare a ragionare in questi termini? Ha senso ridurre il nostro rapporto con il mondo (e con i cambiamenti che lo attraversano) al rubinetto, alla doccia e allo sciacquone?

 

Adottare una "visione casalinga" del mondo mette di fronte al pericolo di trasformare una dinamica estremamente parziale in fenomeno di respiro nazionale o, addirittura, globale. Lo sciacquone diventa così parte di un tutto più ampio, ingannando la nostra prospettiva.

 

Uscire da questa visione pone invece di fronte a una situazione più delicata e complessa (e, quindi, meno rassicurante). Ma è una complessità che dovrebbe aiutare i diversi attori sociali da un lato a ripristinare una maggiore confidenza con il carattere multiforme dell'acqua e, dall'altro, ad offrire le proprie competenze con l'obiettivo di orchestrare la gestione una risorsa particolarmente minacciata dall'aumento delle temperature.

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