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Idee | 29 luglio 2026 | 18:00

L'unica valle d'Italia dove si parlano quattro lingue ufficiali e una quinta giuridicamente non riconosciuta: "Un aspetto interessante è che nella pratica quotidiana ci si capisce tutti"

Il principale tra i centri abitati della Val Canale, Tarvisio, è oggi l'unico comune ufficialmente quadrilingue d'Italia. "Per alcune pratiche, come il lavoro in bosco o in orto, l’aggiustare qualcosa, il darsi una mano, si attinge spesso, anche in modo evocativo, a un 'vocabolario transnazionale' o 'interetnico'"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Vi sono tempi in cui l’ingordigia elettorale spinge alcuni politici a seminare discordia tra realtà considerate dissimili, nella speranza di raccogliere facili consensi sulla paura e sullo scetticismo che muovono gli ingranaggi del pregiudizio. Quando ciò avviene, quando i toni della discussione evidenziano preoccupanti torsioni ideologiche, può rivelarsi un esercizio salutare recarsi nei territori che, nelle diversità, riescono a manifestare importanti punti di comunione.

 

Alcune favorevoli circostanze mi hanno di recente accompagnato in quell’incudine di Friuli tagliata in due dalla Val Canale: sembra raccolta in uno sforzo smisurato per penetrare un po’ in Austria e un po’ in Slovenia. Non è quindi un caso che, in quel lembo di terra, i tre ceppi linguistici più parlati in Europa (romanzo, germanico e slavo) si incontrino e si mescolino come le acque in amore dei mari di confine. Le montagne avvolgono questa "Piccola Europa sulle Alpi orientali", esaltando il riserbo confidenziale degli spazi votati al dialogo.

 

Ma la biodiversità etnico-linguistica è il risultato di un percorso storico che, se da un lato ha reso quest’area particolarmente sensibile alle influenze verbali e culturali, dall’altro – come ad esempio durante il periodo Fascista – è stata insidiata dall’appiattimento culturale perseguito metodologicamente dai nazionalismi che, nel nome di una presunta uniformità etnica, si prefiggono di uniformare il carattere sfaccettato della società.

 

Nonostante questi tentativi, il principale tra i centri abitati della Val Canale, Tarvisio, è oggi l’unico comune ufficialmente quadrilingue d’Italia. Non bisogna infatti dimenticare che, oltre all’italiano, al tedesco e allo sloveno, qui si parla anche il friulano, idioma romanzo riconosciuto come lingua nel 1999. Vi è inoltre una comunità napoletana, nata a Tarvisio sotto il segno del commercio di frontiera (e pertanto indebolita dall’apertura dei confini) che va a determinare una quinta componente linguistica giuridicamente non riconosciuta. Nel 2006, come riportava La Stampa, sui cinquemila abitanti di Tarvisio i napoletani arrivavano a quota ottocento.

 

"Un aspetto interessante è che nella pratica quotidiana ci si capisce tutti, a prescindere da quale sia la propria lingua madre. Per alcune pratiche, come il lavoro in bosco o in orto, l’aggiustare qualcosa, il darsi una mano, si attinge spesso, anche in modo evocativo, a un ‘vocabolario transnazionale’ o ‘interetnico’. I termini della vita tradizionale sono simili tra sloveno, italiano, friulano e tedesco". Così racconta, in un approfondimento pubblicato su Il Tascabile (la rivista online di Treccani), Igor Jelen, geografo e professore all’Università di Trieste.

 

Se idealizzare è un’operazione segnata da un’alta probabilità di rischio (gli attriti sociali possono infatti caratterizzare ogni territorio), credo sia in ogni caso più interessante concentrarsi sui punti di connessione culturale al fine di immaginare nuove e più ampie traiettorie sociali. Per questo motivo, la Val Canale, con le sue specificità, invita a diffidare dalle infide lusinghe dei nazionalismi, ancora così inquietantemente "ardenti", ancora così profondamente ingannevoli in un continente – come quello europeo – arricchito da un ampio intreccio di peculiarità locali.

 

Pierluigi Cappello, poeta che ha saputo cogliere l’importanza di mantenere intatto il valore della lingua friulana, nel corso di un’intervista disse:

 

"Questi monti che cosa hanno significato: sono stati una sorta di sipario, oltre che di barriera: sono anche stati il retro della mia fantasia, perché dall’altra parte, oltre a quel sipario, c’è la possibilità di immaginare, di prospettare mondi, genti, colori, paesaggi".

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