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Cultura | 04 agosto 2026 | 13:30

C'è un monte, a Ceuta, che in pochi conoscono, ma aiuta a comprendere il significato più ampio e poroso del termine "confine". Dalle Colonne d'Ercole ai recenti fatti di cronaca

"Ercole stabilì i confini del mondo, e con limiti troppo stretti, restrinse il coraggio e l'ingegno umano". I confini dell'exclave di Ceuta, estrema frontiera dell'Unione Europea, sono entrati all'improvviso nella cronaca nazionale degli ultimi giorni in seguito della recente crisi migratoria tra Spagna e Marocco, spingendoci a recuperare il significato del termine confine: non solo linea di separazione ma anche di contatto

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

I confini dell'exclave di Ceuta, estrema frontiera dell'Unione Europea, sono entrati all'improvviso nella cronaca nazionale degli ultimi giorni in seguito della recente crisi migratoria tra Spagna e Marocco.

 

Ceuta è un'exclave spagnolo sul continente africano, ovvero una porzione di territorio nazionale spagnolo fisicamente separata da esso. Occupa circa 18,5 chilometri quadrati ed è circondata dal Marocco. Assieme a Gibilterra rappresenta uno dei due promontori che individuano l'omonimo stretto. La città si sviluppa alle pendici di un'area montana che ha tra le cui cime più elevate quella del Jebel Musa, anche se certamente il monte più noto di Ceuta è il Monte Hacho che, assieme alla Rocca di Gibilterra, rappresenta le Colonne d'Ercole: l'estremo e invalicabile confine del mondo europeo e occidentale. 

 

L'ubicazione esatta delle colonne d'Ercole ha trovato nei secoli differenti coordinate geografiche: c'è chi le ha poste ai confini del Mar Nero, chi nello stretto di Sicilia, chi ancora, appunto, nello stretto di Gibilterra. Questo elemento sottolinea che le colonne d'ercole non sono rilevanti tanto per il loro posizionamento fisico-geografico, ma per il significato metaforico che veicolano.

 

Da sempre le colonne d'Ercole hanno, infatti, trovato enorme spazio in campo letterario. Nato in epoca classica il topos letterario dell'ultimo confine del mondo si è poi propagato in età medievale (un esempio notissimo è il canto di Ulisse della Commedia dantesca) è proseguito in età moderna, ne ha scritto anche Tasso, per giungere infine ai giorni nostri.

 

Tra le più antiche testimonianze scritte a nostra disposizione quella di Erodoto è tra le più certe. Risale circa al 435-425 a.C. e così racconta: "Guidando le vacche di Gerione, Eracle arrivò in questo paese che era deserto e che ora è abitato dagli Sciti. Gerione viveva fuori dal Ponto, dimorando sull'isola che i Greci chiamano Erizia: quella davanti a Gadeira, fuori dalle colonne di Eracle, sulle rive dell'Oceano". Erodoto ci trasmette due informazioni fondamentali: in primo luogo fa riferimento a una delle dodici fatiche di Ercole, in particolare al mito delle vacche di Gerione, e in secondo luogo nomina la città di Gadeira, attuale Cadice, e, inoltre, parla di un luogo desertico, il Marocco, posizionando dunque con una buona esattezza geografica l'estremo confine nell'area dello stretto di Gibilterra.

 

La peculiarità di questa fonte sta nel collocare le Colonne d'Ercole in bilico tra due mondi, tra due orizzonti diversi, ma comunicanti, membrane porose che si arricchiscono di significati: lo spazio linguistico-letterario e quello fisico-geografico. Non è un caso, infatti, che parole come confine, limite e frontiera abbiano significati simili, ma non perfettamente coincidenti, e che possano essere usati sia come concreti referenti fisici, ad esempio la catena montuosa delle Alpi segna il confine settentrionale italiano, ma pure con significati metaforici, in ambito psicologico il concetto di confine è legato all'identità, spesso si dice il "confine tra me e gli altri".

 

Confine, limite e frontiera sono tre sostantivi, che a un primo impatto possono sembrare interscambiabili, ma pur essendo sinonimi in realtà conservano specifiche sfumature di significato. Secondo Treccani il primo significato di tutte tre è quello di linea che separa, osservando quelli secondari si trovano sfumature policrome di senso, dove il leit motiv è: una linea che divide e unisce. Uno spunto ce lo offre l'etimologia della parola confine, proveniente dal latino confinium (composto da con-, insieme, e finis, fine), così la spiega Treccani: "Confine è la linea lungo la quale corre una divisione, una separazione, una discontinuità. Però, dato che la divisione avviene lungo una linea, quella è al tempo stesso anche una linea di contatto: bisogna dunque tenere presente che un confine qualsiasi non solo separa, ma anche unisce. In natura, poi, non esiste discontinuità, e, quindi, qualsiasi confine, qualsiasi limite è puramente artificiale e convenzionale".

 

La parola frontiera, invece, allarga il proprio significato nel momento in cui inizia ad identificare il West americano, diviene non solo linea divisoria, ma un nuovo spazio da esplorare per poi essere abitato, azioni che implicano non separazione, ma relazione, trasmissione, interscambio. Anche in espressioni del tipo: "Questa scoperta rappresenta l'ultima frontiera della scienza", il termine non ci lascia un'idea di limitatezza, semmai di espansione.

 

Infine, è proprio il mito delle colonne d'Ercole e la versione dantesca presente nel canto di Ulisse che ci esemplifica al meglio la polisemia del significato metaforico del limite: certamente il concetto di limite ci permette di padroneggiare la realtà, di organizzarla mentalmente, ma al medesimo tempo è nell'esplorarlo, nel conoscerlo, nello sfidarlo, che l'essere umano si è affacciato al progresso, ha allargato i suoi orizzonti e la sua conoscenza.

 

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza

 

A Ceuta (ma anche in contesti dove le caratteristiche geografiche vengono utilizzate per segnare confini politici - basti guardare alle Alpi o ai Pirenei) questi tre termini sembrano muoversi come funamboli sul filo sottile che si sviluppa tra unione e separazione, tra incontro e scissione. Considerando il loro significato più ampio e completo, il territorio non potrà mai essere ridotto a una membrana impermeabile, ma dovrebbe piuttosto essere inteso come un sistema proso e plurale.

 

Le recenti notizie di cronaca invitano quindi a considerare le parole di Tasso utilizzate per descrivere il mito delle Colonne d'Ercole all'interno de La Gerusalemme Liberata:

 

 "Segnò le mete, e in troppo brevi chiostri/ L'ardir ristrinse dell'ingegno umano" (Ercole stabilì i confini del mondo, e con limiti troppo stretti, restrinse il coraggio e l'ingegno umano)

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