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Cultura | 23 luglio 2026 | 19:00

Come comunicare la montagna evitando le trappole della banalizzazione e della semplificazione? Al via la nuova edizione del corso dell'Università di Padova con L'Altramontagna

Dopo il successo della prima edizione, in autunno tornerà "Newmont. Comunicare un’altra montagna": il corso promosso dall’Università di Padova in collaborazione con la nostra redazione ha come coordinatore scientifico Mauro Varotto ed è aperto a tutti. Nelle 14 ore di attività, verranno affrontate diverse tematiche al centro della comunicazione sulla montagna contemporanea. Le iscrizioni si chiuderanno il 28 settembre: ecco tutte le informazioni

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Nel 1958, il premio Nobel per la fisica Werner Heisenberg rovesciava il principio di realtà affermando che "ciò che osserviamo non è la natura in sé stessa, ma la natura esposta al nostro metodo di porsi domande", certificando di fatto attraverso esperimenti scientifici che l'atto immateriale dell'osservazione è in grado di modificare la realtà fisica osservata.

 

Così, impercettibilmente e quasi senza accorgercene, il rapporto tra il nostro modo di vedere e la realtà circostante anziché essere l’incontro tra due mondi distinti si trasforma in un intreccio continuo di interazioni che concorrono a definire non solo chi siamo, ma anche ciò che ci circonda. Per cambiare la realtà che ci circonda, dunque, è fondamentale prima di tutto cambiare occhiali, provare a cambiare inquadratura, o quanto meno prendere consapevolezza di ciò che il nostro sguardo vede e non vede.

 

Se la montagna contemporanea è caratterizzata da situazioni di abbandono o di overtourism, imprigionata in stereotipi che spesso la banalizzano e la trasformano in cartolina turistica o playground per il tempo libero, forse prima che metter mano su strumenti urbanistici o incentivi economici dobbiamo iniziare a cambiare il modo di guardare alla montagna. È questo l’obiettivo del corso Newmont. Comunicare un’altra montagna, promosso dall’Università di Padova in collaborazione con la redazione de Il Dolomiti e L’Altramontagna, giunto alla sua seconda edizione dopo il successo della prima lo scorso anno, in cui 41 corsisti si sono cimentati con una diversa comunicazione sulla montagna di cui daremo qualche saggio pubblicando alcuni dei loro elaborati finali nelle prossime settimane, in una rubrica dedicata all'interno del sito de L'Altramontagna

 

Il corso, che si terrà prevalentemente online tutti i venerdì di novembre dalle 18 alle 20, per un totale di 14 ore di attività, affronterà quest’anno tematiche in parte diverse rispetto allo scorso anno, e consentirà agli iscritti di prendere consapevolezza di stereotipi, bucce di banana, errori diffusi nella comunicazione giornalistica e istituzionale sulla montagna, e di cimentarsi con un prodotto comunicativo che eviti di cadere nelle trappole più diffuse della semplificazione e banalizzazione, valorizzando una diversa idea di montagna.

 

Verranno affrontate durante il corso tematiche spesso al centro della comunicazione sulla montagna contemporanea (il cibo di montagna, la pastorizia e l’allevamento in montagna, i cambiamenti climatici e ambientali, l’abitare in montagna, diverse e nuove modalità di frequentazione turistica all’indomani del 2027 - Anno internazionale per il turismo sostenibile e resiliente).

 

Una tavola rotonda conclusiva, in presenza a Trento, consentirà di chiudere il corso con un confronto pubblico in presenza. I docenti sono nomi di spicco del dibattito contemporaneo sulla montagna che fanno parte anche del Comitato scientifico de L’Altramontagna (da Mauro Varotto a Marco Albino Ferrari, da Antonio De Rossi a Luca Battaglini e Chiara Bettega), che con il direttore Luca Pianesi, Pietro Lacasella e Valentina Ciprian racconteranno quali strategie e quali stratagemmi adottare per comunicare la montagna in maniera diversa.

 

"Il corso Newmont è aperto davvero a tutti – sottolinea Mauro Varotto, coordinatore scientifico del corso e promotore del programma Orizzonte Montagna per l’Università di Padova – anche a chi ha partecipato all’edizione dello scorso anno, perché temi e relatori ogni anno cambiano, offrendo sfaccettature diverse di quel complesso caleidoscopio che chiamiamo semplicemente montagna".

 

Luca Pianesi ribadisce l’importanza di una formazione adeguata nella comunicazione sulla montagna, spesso superficiale e frettolosa: "Saper gestire con sapienza gli strumenti di comunicazione e il linguaggio sulla montagna rappresenta uno strumento potentissimo di trasformazione della realtà perché può orientare comportamenti, percezioni, sensibilità in direzioni opposte, con conseguenze diversissime sul territorio. Come sottolinea William James, il padre della psicologia americana contemporanea, l'attitudine mentale e la dimensione interiore non sono elementi passivi, ma forze attive capaci di modificare l'ambiente circostante e la storia personale". 

 

Una comunicazione "nuova" sulla montagna per rimanere al passo con "tempi nuovi", per affrontare con maggiore consapevolezza le sfide contemporanee, ma soprattutto orientare il futuro delle terre alte. Prima ancora di Heisenberg, Albert Einstein il 23 giugno 1946 sul New York Times Magazine affermava: "Un nuovo tipo di pensiero è essenziale se l'umanità vuole sopravvivere e muoversi verso livelli più alti".

 

Un pensiero, insomma, all’altezza delle "terre alte", perché non abitiamo semplicemente un mondo fisico, ma il significato che gli diamo.
 

L'edizione 2026 di Newmont si terrà dal 30 ottobre al 28 novembre. Le iscrizioni sono aperte fino al 28 settembre. Sul sito dell'Università di Padova, sono disponibili tutte le informazioni: https://www.unipd.it/newmont

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