Tre nuovi bivacchi ma un unico modello, obiettivo un'architettura contemporanea nel rispetto dell'identità: "Significano impegno collettivo di cura verso la montagna"
Il risultato di un concorso di progettazione promosso dalla sezione Fiamme Gialle del Club Alpino Italiano per ricostruire tre bivacchi, ma con un unico modello di riferimento per il riparo e il soccorso. Una struttura capace di coniugare funzionalità, riconoscibilità e rispetto del paesaggio d’alta quota: "Rappresentano simbolo di servizio ed emblema della solidarietà"

TRENTO. Tre bivacchi, un unico modello per unire un’architettura contemporanea e rispetto dell'identità. Questo il risultato del concorso di progettazione promosso dalla sezione Fiamme Gialle del Club Alpino Italiano per ricostruire le strutture. Un progetto di riparo e di soccorso che può essere replicato in contesti diversi ma in grado di coniugare funzionalità, riconoscibilità e rispetto del paesaggio d’alta quota.
Gli esiti del concorso di progettazione sono raccolti in un volume, "Il nuovo bivacco modello Fiamme Gialle. Spazio, funzionalità e immagine di un riparo alpino”, curato da Gabriele Tisi e Davide Fusari e presentato al Muse di Trento. Presidio di sicurezza, riparo e riferimento in caso di emergenza nella pratica escursionistica e alpinistica il bivacco alpino nasce come punto d’appoggio per l’attività in montagna in quei contesti particolarmente remoti, inaccessibili, orograficamente complessi e non serviti da rifugi già esistenti.
"Il tema dei bivacchi ci permette di ragionare sull'abitabilità delle terre alte", dice l'assessore Simone Marchiori. "I bivacchi sono accessibili a tutti? O il bivacco è ancora quel ricovero di fortuna in caso di emergenza? La sua architettura può segnare il passaggio ma anche esprimere la nostra identità o deve limitarsi a evidenziarne la funzione di ricovero d'emergenza? Domande alle quali possiamo trovare risposta nelle pagine di questo volume che esprime, in un certo senso, l'essenza dell'essere gente di montagna e del vivere la montagna con consapevolezza, non come un parco giochi, ma come un ambiente che può regalare tante emozioni positive, ma che rischia anche di togliere molto, se non viene vissuta con responsabilità".
La finalità principale del concorso era precisa e ambiziosa: sostituire le tre strutture esistenti con altrettanti nuovi manufatti accomunati da un’unica soluzione progettuale, un modello replicabile in tre contesti diversi, rispettoso del paesaggio, efficiente dal punto di vista funzionale e riconoscibile nella sua identità, anche simbolica, legata al corpo della guardia di finanza.
"I bivacchi rappresentano un impegno collettivo di cura verso la montagna e simbolo di servizio ma anche emblema di solidarietà", commenta il generale di brigata Sergio Lancerin, comandante della Scuola alpina della guardia di finanza e presidente della Sezione Cai Fiamme Gialle. "Il volume riassume il percorso del concorso di progettazione e la conseguente realizzazione di un 'nuovo bivacco modello' collocato fra le vette che traguardano la Scuola alpina di Predazzo, unitamente alle ragioni per cui il corpo, attraverso la Sezione Fiamme Gialle del Cai, si è posto a custode di luoghi indissolubilmente legati al retaggio addestrativo in ambito alpestre. Da oltre 250 anni la guardia di finanza è impegnata nella tutela della legalità, nella difesa dei confini e da sessant’anni nel soccorso in montagna. Un impegno al servizio del bene comune, che si esprime anche attraverso il rinnovamento e la gestione di questi bivacchi".
Con il linguaggio dell’architettura contemporanea si è dato spazio a una progettazione consapevole, capace di dialogare con la montagna, valorizzare la memoria e, al contempo, rispondere alle esigenze funzionali del presente. Il progetto vincitore, presentato dall’architetto trentino Raffaele Cetto, si è distinto per l’equilibrio tra innovazione e rispetto del contesto montano. La proposta prevede una struttura compatta e funzionale, realizzata con materiali sostenibili e facilmente trasportabili, in grado di garantire confort e sicurezza. Il design richiama l’identità del corpo della guardia di finanza, con un’attenzione particolare all’iconicità, all’inserimento paesaggistico e alla durabilità nel tempo.
“Si è discusso molto negli ultimi mesi sulla funzione dei bivacchi, per questo l‘iniziativa di oggi assume grande rilevanza", spiega Antonio Montani, presidente del Cai - Club Alpino Italiano. "Dormire in un bivacco è sempre un’esperienza del tutto particolare - ha detto Montani - ma deve essere chiaro che i bivacchi non sono fatti per gli escursionisti, ma per gli alpinisti, quindi bisogna avere rispetto anche per la loro funzione intrinseca".
La montagna non è solo un luogo fisico ma "anche quel luogo ideale in cui si intersecano una serie di valori e di tensioni: dalla sostenibilità, alla responsabilità, all'accessibilità", per Francesco Barone, presidente di Tsm. "Elementi che esprimono la cultura e l'identità di un territorio. In questo contesto il bivacco assume un forte valore simbolico. E' un'infrastruttura piccola fisicamente, ma grande concettualmente che è pensata per chi verrà dopo di noi e che ci impone, quindi, di pensare a cosa lasciamo a coloro che verranno".
Sono intervenuti, inoltre, Massimo Bernardi, direttore del Muse - Museo delle Scienze di Trento, Alessio Bertò, dirigente del Servizio impianti a fune, infrastrutture sportive e per la montagna della Provincia di Trento, Marco Piccolroaz, presidente dell’Ordine degli architetti del Trentino. Le riflessioni conclusive sul ruolo contemporaneo del bivacco alpino sono state affidate al professor Roberto Dini del Politecnico di Torino. L’incontro è stato introdotto e moderato da Gianluca Cepollaro, responsabile di Tsm - Accademia della Montagna, che ha ricordato il lavoro del Tavolo sul ruolo dei bivacchi in Trentino, voluto dalla Provincia di Trento e coordinato da Accademia della Montagna.













