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Attualità | 05 agosto 2026 | 12:00

Abbiamo sorvolato con la Protezione Civile uno degli incendi più vasti e complessi dell'Appennino abruzzese (FOTO e VIDEO). Il nostro reportage

Dall'alto appare evidente il percorso delle fiamme, partite dal territorio di Lucoli e spinte dal vento oltre il crinale. Circa 1.600 ettari interessati, soprattutto praterie e vegetazione bassa. Intanto altri fronti restano aperti tra Rocca di Mezzo e la Valle Subequana

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Ci sono momenti nei quali raccontare una montagna significa inevitabilmente raccontarne anche le ferite. E quella che abbiamo osservato nelle ultime ore dall'alto, sorvolando con la Protezione Civile le montagne dell'Aquilano, è una ferita enorme.

 

Il grande incendio partito dal territorio di Lucoli il 22 luglio continua infatti a rappresentare una delle emergenze più importanti di queste settimane in Abruzzo. Le fiamme hanno superato i crinali, raggiungendo successivamente i Monti di Roio e i Monti di Bagno, in un territorio vastissimo e spesso estremamente difficile da raggiungere via terra.

Le stime più recenti parlano di circa 1.600 ettari di territorio interessati dall'incendio, mentre sulle possibili cause sono in corso accertamenti: nelle ultime ore è stata segnalata anche l'individuazione di un possibile innesco nella zona di Ceracittu, elemento che rafforza l'ipotesi di un'origine dolosa, che dovrà naturalmente essere verificata dagli investigatori.

Abbiamo avuto la possibilità di documentare direttamente la situazione a bordo di un elicottero insieme alla Protezione Civile. Ed è proprio osservando la montagna dall'alto che si riesce forse a comprendere meglio quello che è accaduto. 

 

Il percorso compiuto dall'incendio appare impressionante: il fuoco ha interessato inizialmente le montagne adiacenti a Lucoli, poi, favorito in alcune fasi dal vento, ha superato il crinale ed è sceso sul versante opposto, muovendosi verso il territorio di Roio e successivamente in direzione dei Monti di Bagno.

 

Un fronte molto vasto

Eppure, nel dramma, c'è anche un elemento che abbiamo potuto constatare durante il nostro reportage: gran parte dell'area percorsa dal fuoco è costituita da prateria, sterpaglie e vegetazione bassa. Le zone forestali più importanti risultano fortunatamente molto meno coinvolte rispetto all'enorme superficie complessiva interessata.

Qua e là sono bruciati alberi di basso fusto, mentre il rischio maggiore resta quello che le fiamme possano raggiungere formazioni boschive più compatte. Ed è proprio per impedirlo che in questi giorni si sta combattendo una battaglia estenuante. La giornata probabilmente più critica è stata quella di domenica 2 agosto. Il caldo intenso e soprattutto il vento sostenuto hanno dato nuova forza alle fiamme. Nel corso della serata, dai paesi circostanti e persino dalla città dell'Aquila, era possibile osservare un fronte luminoso lunghissimo lungo la montagna.

 

 

Chilometri di fuoco nella notte

Uno scenario inevitabilmente preoccupante sia per chi stava lavorando alle operazioni di spegnimento sia per le popolazioni dei centri vicini. Le fiamme hanno continuato ad avanzare soprattutto verso i Monti di Bagno, mentre Canadair, elicotteri e squadre a terra hanno lavorato per evitare che il rogo potesse raggiungere zone maggiormente boscate. Nella giornata successiva la situazione era invece nettamente migliorata. Lo abbiamo visto anche dall'alto. 

Nelle ore serali il grande incendio sembrava finalmente vicino a essere domato, con una situazione decisamente più tranquilla rispetto alle ventiquattro ore precedenti.

 

Ma la storia di queste settimane insegna quanto sia difficile dichiarare veramente conclusa un'emergenza simile. Questa mattina, complici nuovamente il vento, il terreno estremamente secco e le temperature elevate, alcuni focolai hanno ripreso vigore, richiedendo ulteriori interventi. È questa forse la caratteristica più impressionante dell'incendio di Lucoli: la sua capacità di riaccendersi continuamente.

 

Quello di Lucoli, Roio e Bagno non è infatti un caso isolato. L'Abruzzo sta affrontando contemporaneamente diversi incendi, con uomini e mezzi costretti a distribuirsi su numerosi fronti.

A Rocca di Mezzo, sull'Altopiano delle Rocche, si continua a lavorare su un altro incendio iniziato nelle scorse settimane. In questo caso l'origine sarebbe colposa: secondo la ricostruzione dei Carabinieri, un uomo avrebbe lasciato incustodito un barbecue acceso, provocando un rogo che inizialmente ha interessato circa venti ettari di vegetazione all'interno del territorio del Parco Regionale Sirente Velino.

 

Ma il problema non si è concluso con lo spegnimento delle fiamme più evidenti.

Da giorni continuiamo infatti a osservare riprese nel sottobosco, dove il fuoco può covare sotto uno strato di terreno e materiale vegetale estremamente asciutto, tornando in superficie anche dopo molte ore. Sul posto continuano così a operare Protezione Civile, Vigili del Fuoco, volontari e mezzi aerei, con un lavoro di bonifica lungo e particolarmente complesso.

 

Come se non bastasse, nel pomeriggio di ieri un ulteriore incendio è divampato tra Colle Armele e Gagliano Aterno, nella Valle Subequana. Questa volta la causa sarebbe stata completamente diversa. Durante uno dei temporali pomeridiani che si sono sviluppati sulle montagne interne abruzzesi, un fulmine avrebbe innescato il rogo, dimostrando come non tutti gli incendi abbiano necessariamente un'origine antropica.

 

Anche su questo fronte sono stati impegnati mezzi aerei e squadre chiamate a impedire che le fiamme, inizialmente sviluppatesi soprattutto sulla vegetazione erbacea, potessero raggiungere le aree boscate circostanti. Tre incendi diversi, tre dinamiche differenti. Un possibile gesto doloso sul fronte di Lucoli, una grave negligenza a Rocca di Mezzo e un fenomeno naturale nella Valle Subequana.

Ma c'è un denominatore comune: una montagna estremamente secca e vulnerabile. Caldo e siccità non accendono necessariamente il fuoco, ma lo rendono molto più difficile da fermare. È importante fare una distinzione.

 

Il caldo eccezionale e la siccità non rappresentano automaticamente la causa di un incendio. Un rogo può essere provocato da comportamenti negligenti, da un gesto volontario oppure, più raramente, da fenomeni naturali come un fulmine. Ma una volta che la scintilla si produce, ciò che sta accadendo sulle montagne abruzzesi diventa determinante.

Erba secca, terreno arido, precipitazioni scarsissime, temperature molto elevate e vento possono trasformare rapidamente un piccolo focolaio in un incendio estremamente difficile da controllare. Ed è esattamente quello che stiamo osservando. Le squadre della Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, i volontari, i Carabinieri Forestali e tutti gli uomini impegnati nell'emergenza stanno compiendo uno sforzo enorme. Il problema è anche numerico.

 

Per affrontare contemporaneamente incendi di queste dimensioni servirebbero decine e decine di uomini sul terreno, distribuiti sui diversi versanti. Ma quando i fronti diventano molti, gli uomini devono essere divisi. Lo stesso accade per Canadair ed elicotteri.

I mezzi aerei non possono essere concentrati indefinitamente su una singola montagna perché l'emergenza incendi non riguarda soltanto l'Abruzzo: in queste settimane numerose regioni italiane stanno affrontando contemporaneamente situazioni critiche.

Sul fronte Lucoli-L'Aquila il dispositivo è stato infatti ulteriormente rafforzato con l'impiego dell'Esercito, oltre a Canadair e decine di volontari. Dall'alto un Canadair può sembrare la soluzione. Arriva, effettua il lancio e per qualche momento il fumo diminuisce. Ma il vero lavoro, spesso, comincia dopo. Perché bisogna raggiungere il terreno, lavorare sui bordi dell'incendio, spegnere i punti ancora caldi, rimuovere il materiale che continua a bruciare e impedire che una raffica di vento faccia ripartire tutto. E sulle montagne dell'Aquilano non sempre esistono strade.

 

Ci sono valloni, pendii ripidi e zone raggiungibili soltanto a piedi. Quando un incendio si sviluppa su superfici di centinaia o migliaia di ettari, la difficoltà diventa quindi enorme. Ed è forse questo uno degli aspetti che le immagini riescono a raccontare soltanto in parte. 

Quanto sta accadendo riporta inevitabilmente alla memoria altre estati drammatiche per l'Appennino abruzzese, a cominciare dal 2017, quando enormi incendi interessarono diverse montagne della regione. Oggi il contesto è nuovamente estremamente delicato. L'alta pressione subtropicale continua a mantenere temperature elevate sull'Italia e le precipitazioni restano scarse, anche se nelle zone interne possono svilupparsi isolati temporali pomeridiani. Le tendenze meteorologiche indicano il persistere di una fase molto calda almeno nei prossimi giorni, anche se sulle evoluzioni fino alla metà di agosto è opportuno mantenere la necessaria prudenza previsionale. 

 

Questo significa che il terreno continuerà a essere estremamente vulnerabile. E che ogni scintilla, ogni distrazione, ogni comportamento irresponsabile può avere conseguenze enormi. Sorvolando ieri quelle montagne abbiamo visto ciò che normalmente da valle è impossibile comprendere completamente. Abbiamo visto il percorso del fuoco. Le grandi superfici annerite. Il crinale superato dalle fiamme. Le zone dove il fuoco si è fermato e quelle dove ha ripreso a camminare. Ma abbiamo visto anche quanto territorio boschivo, almeno fino a questo momento, sia stato risparmiato. È probabilmente questa la nota positiva dentro una vicenda che positiva non può essere.

 

Il fuoco ha percorso una superficie enorme, ma in vaste aree ha interessato soprattutto praterie e vegetazione bassa, senza trasformarsi nel devastante incendio di chioma che avrebbe potuto provocare danni ancora maggiori. La battaglia, tuttavia, non è ancora definitivamente conclusa. Lucoli, Roio, Bagno, Rocca di Mezzo, Colle Armele, Gagliano Aterno. Sono nomi diversi sulla stessa cartina. Montagne diverse sulle quali, contemporaneamente, uomini e mezzi stanno combattendo contro il fuoco. 

E mentre dall'elicottero osserviamo dall'alto la lunga cicatrice lasciata dalle fiamme, diventa evidente quanto sottile sia, in un'estate così calda e secca, il confine tra una montagna apparentemente tranquilla e una nuova emergenza. Per questo i prossimi giorni saranno ancora decisivi.

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