Storia di un portafoglio (perso) e di un 'incontro' fortunato
La storia raccontata dal giornalista Matteo Scolari è quella di un portafoglio perso (il suo) e del fortunato incontro di un uomo che non ci ha pensato due volte, facendo in modo di rintracciare l'uomo per riportaglielo

BOSCO CHIESANUOVA. "Ci sono giorni in cui la fortuna ti bussa alla porta. Anzi, si presenta con uno squillo al telefono". Inizia così un post pubblicato nelle scorse ore sui social dal giornalista Matteo Scolari, che ha raccontato di essere riuscito a ritrovare il suo portafoglio, che temeva perduto per sempre, grazie alla gentilezza di un ragazzo, Jawad.
"Ieri mattina sono partito da Borgo Trento, direzione Bosco Chiesanuova - spiega -. Arrivato in Lessinia, mi sono accorto di non avere con me il portafoglio. Eppure lo avevo preso prima di uscire. Ne ero convinto - si legge ancora nel post su Facebook -. Dopo aver pensato a dove potesse essere finito, come un flash mi è venuto in mente di averlo posato sul tettuccio dell’auto prima di partire. Pochi minuti dopo mi chiama sul cellulare il vicino di casa. Penso che l’abbia recuperato lui nei pressi del parcheggio. Ma non è così. Mi passa un ragazzo".
Così, Scolari si è ritrovato a parlare con un perfetto sconosciuto, Jawad, che gli ha raccontato di aver trovato il suo portafogli mentre scendeva in moto da Cerro, notandolo in mezzo alla carreggiata lungo la Sp 6: "Mi sono fermato, l’ho raccolto, ho letto il tuo indirizzo e ho pensato di portartelo. Ho suonato più volte senza trovarti. Per fortuna ho incontrato il tuo vicino, che stava uscendo, e mi ha messo in contatto con te. Se vuoi, ci troviamo a Cerro e te lo restituisco lì", le parole del ragazzo al giornalista.
Felice per il ritrovamento, "e ancora incredulo per la dinamica dell’intera vicenda", Scolari racconta poi di essersi fatto trovare a Cerro, dove ha incontrato il 38enne che ha ritrovato il suo portafoglio: "Un ragazzo di origine marocchina residente in paese dal 2020".
RIPORTIAMO DI SEGUITO IL DIALOGO DEI DUE TRASCRITTO DALLO STESSO SCOLARI:
“Ciao, oggi mi hai salvato”, gli dico sorridendo e stringendogli la mano.
“Ecco il portafoglio. L’ho recuperato in mezzo alla strada”, mi risponde.
“Ti ringrazio infinitamente. Mi hai evitato un sacco di giri e incombenze: la denuncia di smarrimento dei documenti, il blocco del bancomat e quant’altro”, gli faccio notare, tirando fuori dalla tasca una meritatissima mancia.
“Cosa fai? Non voglio niente!”, mi risponde stupito.
“Come non vuoi niente? Hai trovato il portafoglio, sei sceso in città per restituirmelo, sei risalito per consegnarmelo e non vuoi niente?”, incalzo con stupore.
“Ho fatto così perché mio padre mi ha insegnato così”, mi risponde orgoglioso.
“So che hai due bimbe, l’ho visto sul tuo WhatsApp. Metti via questi soldi e fai un regalo a loro”, gli dico ancora.
“Che lavoro fai?”, mi chiede.
“Sono un giornalista”, rispondo.
“Un giornalista?”, ripete con curiosità.
“Sì. E lo sai che il gesto che hai fatto non è così comune, vero? Ti va se facciamo una foto insieme e scrivo due righe su quanto è accaduto?”
Ci pensa un attimo.
“Sì, mi piacerebbe. Ma non per me. Per quello che rappresento io oggi. Sono un immigrato. Sarei felice di far capire che la maggior parte di noi non è come viene sempre più spesso descritta”.
Ho preso il telefono. Ho scattato la foto. Ho scritto queste righe.
Grazie, Jawad.
Una vicenda conclusasi con il più bello e sperato degli esiti, che dimostra quanto ancora (fortunatamente) nel mondo ci sia del "buono" in cui sperare.














