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Cultura | 22 settembre 2026 | 19:45

Quando le stagioni invernali cambiano e la neve non basta più: Rocca di Cambio lancia "Le Stagioni della Quota" per ampliare l'offerta turistica e culturale

Nel Parco Naturale Regionale Sirente-Velino si prova a costruire un'idea diversa di montagna: un territorio da vivere durante tutto l'anno, capace di offrire attività, cultura, servizi e nuove opportunità anche lontano dai periodi tradizionalmente più turistici. È in questo contesto che nasce "Le Stagioni della Quota", il Festival della Montagna in calendario fino a dicembre

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Non soltanto neve, piste da sci e fine settimana invernali. A Rocca di Cambio (AQ) si prova a costruire un’idea diversa di montagna: un territorio da vivere durante tutto l’anno, capace di offrire attività, cultura, servizi e nuove opportunità anche lontano dai periodi tradizionalmente più turistici.

 

È in questo contesto che nasce “Le Stagioni della Quota”, il Festival della Montagna che accompagnerà Rocca di Cambio da settembre fino a dicembre 2026. Un programma che mette insieme escursionismo, sport, sicurezza, ambiente, cultura e conoscenza del territorio, con l’obiettivo di raccontare la montagna nelle sue diverse stagioni e non soltanto attraverso l’inverno. 

 

L’iniziativa si inserisce in un tema che riguarda da vicino molti piccoli centri dell’Appennino: come evitare che i paesi di montagna diventino luoghi frequentati soltanto durante le vacanze, nei weekend o quando arriva la neve.

 

Il Festival ha preso il via il 19 settembre con un workshop dedicato a cartografia e orientamento, realizzato con le guide del Cai dell’Altopiano delle Rocche. Il programma prosegue con appuntamenti dedicati al cambiamento climatico, all’alpinismo, alla mountain bike e alla sicurezza in montagna. 

 

L’idea è quella di accompagnare il territorio dal primo autunno fino all’inverno, utilizzando attività ed eventi come strumenti per conoscere più profondamente il paesaggio, le tradizioni e la comunità locale.

 

Rocca di Cambio si trova nel cuore del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino ed è uno dei centri più conosciuti dell’Altopiano delle Rocche. La sua storia recente è legata in maniera importante allo sviluppo turistico e alla vicina stazione sciistica di Campo Felice. Lo stesso Comune ricorda come la crescita del turismo, a partire dagli anni Cinquanta, abbia contribuito a rallentare il fenomeno dello spopolamento che interessava l’altopiano. 

 

Il punto, oggi, è capire come proseguire quel percorso in un contesto molto diverso rispetto al passato. Per decenni la neve ha rappresentato uno dei principali motori economici delle località appenniniche. Ma l’evoluzione del turismo e la crescente variabilità delle stagioni invernali stanno spingendo molte comunità di montagna a interrogarsi sulla necessità di ampliare l’offerta.

 

Escursionismo, ciclismo, cultura, gastronomia, formazione e attività legate alla natura possono contribuire a rendere questi territori attrattivi anche fuori dall’alta stagione. “Le Stagioni della Quota” va esattamente in questa direzione: provare a raccontare la montagna non come una destinazione stagionale, ma come uno spazio che cambia durante l’anno e che può offrire esperienze differenti in ogni periodo. 

 

Il Festival, però, non rappresenta un’iniziativa isolata. Rocca di Cambio aveva già provato a lavorare sul tema della permanenza nei piccoli centri di montagna attraverso iniziative dedicate allo smart working (di cui abbiamo parlato in QUESTO ARTICOLO), con l’idea di offrire spazi e condizioni che permettessero di lavorare dal paese senza dover necessariamente tornare nelle grandi città.  È un aspetto significativo perché modifica la domanda di fondo: non più soltanto “come portare più turisti in montagna?”, ma anche “come permettere alle persone di trascorrervi più tempo?”.

 

La diffusione del lavoro da remoto ha aperto negli ultimi anni nuove possibilità per molti piccoli comuni. Non rappresenta certamente, da sola, una soluzione allo spopolamento, ma può diventare uno degli strumenti attraverso i quali rendere più semplice restare, tornare o trascorrere periodi più lunghi nei territori montani.

 

Ed è proprio il tema demografico a rappresentare una delle questioni centrali per realtà come Rocca di Cambio. Il portale istituzionale del Comune ricorda esplicitamente la lunga storia di emigrazione dell’area e il ruolo che lo sviluppo turistico ha avuto nel contrastare, almeno in parte, l’abbandono dell’Altopiano delle Rocche. 

 

È questo il filo che può unire iniziative apparentemente molto diverse tra loro: un festival, uno spazio per lavorare da remoto, gli eventi culturali, le attività outdoor. Contrastare lo spopolamento non significa soltanto aumentare le presenze turistiche. Significa creare servizi, occasioni di lavoro, spazi di socialità e motivi concreti per restare nei paesi anche nei giorni in cui non ci sono eventi e nei mesi in cui non ci sono vacanzieri. Per una comunità montana la vera sfida è passare da una logica basata esclusivamente sulla presenza temporanea dei visitatori a una nella quale il territorio riesca ad essere vissuto più a lungo.

 

In questo senso il turismo può rappresentare una parte della soluzione, ma non l’unica. Il valore di “Le Stagioni della Quota” può essere letto anche attraverso questa prospettiva. Un festival non può invertire da solo un processo demografico costruito nel corso di decenni. Allo stesso modo, uno spazio per lo smart working non basta a riportare residenti nei piccoli centri.

 

Ma iniziative di questo tipo possono diventare tasselli di una strategia più ampia: aumentare le occasioni di frequentazione durante l’anno, mettere in rete attività locali, raccontare il territorio e creare condizioni che rendano più semplice trascorrere tempo in montagna.

 

La sfida per Rocca di Cambio, come per gran parte dell’Appennino, è quindi più grande di un singolo evento. È provare a trasformare la montagna da luogo nel quale si arriva per qualche giorno a territorio nel quale sia ancora possibile immaginare di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro.

 

 

 

Fotografia in apertura di Emanuele Valeri

 

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