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Cultura | 22 ottobre 2026 | 13:00

"È importante ragionare su chi sceglie la montagna senza trasferirvisi in modo definitivo: è essenziale quanto comprendere i processi di spopolamento"

Una riflessione su chi vive tra città e montagna, sui nuovi modi di costruire comunità e sulle sfide che attendono il territorio. Dal 2016, il Piccolo Festival dell'Antropologia della Montagna osserva i cambiamenti che attraversano le terre alte. Quest'anno il focus è sull'abitare "translocale": appuntamento è per sabato 24 e domenica 25 ottobre

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Per anni il dibattito sulle aree interne ad alta quota si è mosso attorno a una domanda apparentemente semplice: come riportare abitanti in montagna? Oggi, però, quella domanda appare un po' usurata e si scontra con una realtà fatta di persone che vivono tra luoghi diversi, dividono il proprio tempo tra città e Appennino, lavorano da remoto, mantengono relazioni e attività distribuite su territori differenti.

 

Non sono turisti, ma nemmeno residenti nel senso tradizionale del termine. Sono gli abitanti "translocali", i protagonisti di un fenomeno che sta ridisegnando silenziosamente la geografia umana delle terre alte.

 

A questo tema è dedicata l'edizione 2026 del Piccolo Festival dell'Antropologia della Montagna, in programma il 24 e 25 ottobre a Berceto, in provincia di Parma. 

 

È un appuntamento che dal 2016 rappresenta uno dei più originali spazi di riflessione sulle trasformazioni sociali e culturali dell'Appennino e che, fatta eccezione per la pausa imposta dall'emergenza Covid nel 2020, ha continuato a interrogare il rapporto tra comunità, territori e cambiamento.

 

Quest'anno il festival si concentra su cosa significa abitare la montagna in un tempo in cui il concetto stesso di residenza sta cambiando. Il ciclo di incontri, significativamente intitolato "Abitare translocale", parte dalla constatazione che le categorie tradizionali del dibattito montano mostrano sempre più spesso i loro limiti. Non esistono soltanto coloro che restano e coloro che partono. Tra questi due estremi si colloca una popolazione mobile che attraversa e frequenta i territori in modi nuovi.

"Da anni il festival prova a leggere i fenomeni che attraversano la montagna al di là delle semplificazioni", ci spiega Maria Molinari, antropologa e organizzatrice insieme al compagno Giacomo Agnetti della kermesse montanara. "Oggi ci sembra importante ragionare su chi sceglie l'Appennino senza necessariamente trasferirvisi in modo definitivo. Sono esperienze che incidono sulla vita dei paesi, sulle relazioni sociali, sull'economia locale. Comprenderle è essenziale quanto comprendere i processi di spopolamento".

 

L'obiettivo, del resto, non è celebrare un presunto ritorno alla montagna. Lo stesso programma dichiara la volontà di costruire strumenti di comprensione reciproca tra comunità autoctone e nuovi abitanti, evitando sia letture esageratamente entusiaste sia atteggiamenti difensivi.

 

"La montagna non ha bisogno di slogan", osserva Maria Molinari. "Ha bisogno di occasioni di confronto. Ci interessa capire come possano dialogare esperienze differenti, come chi arriva possa conoscere la storia e le fragilità di questi territori e come le comunità locali possano leggere i cambiamenti senza subirli".

 

Il programma mette in campo studiosi e ricercatori che affrontano il tema da prospettive complementari. Mirco Di Sandro analizzerà le forme di abitare multilocale dei giovani nelle aree interne, mostrando come la vita contemporanea sia sempre più spesso costruita tra paese e città.

 

Giulia Cutello si concentrerà invece sugli spazi di coworking come possibili infrastrutture della nuova montagna, interrogandosi sulle condizioni necessarie per evitare che tali opportunità diventino appannaggio di una minoranza privilegiata.

 

Nella giornata di domenica il confronto proseguirà con l'intervento di Valentina Chizzola, dedicato alle esperienze di coliving e ai processi di integrazione dei nuovi abitanti nelle comunità montane.

 

A legare idealmente le riflessioni accademiche al territorio sarà l'escursione teatrale "Viandanti d'Appennino", che attraverso racconti, musiche e cammini ripercorre la storia delle comunità che per secoli hanno attraversato queste montagne.

 

"La sfida delle terre alte non consiste soltanto nell'attirare nuovi residenti, ma nel costruire forme di convivenza capaci di mettere in relazione chi resta, chi arriva e chi abita la montagna a intermittenza", conclude Maria Molinari. "In un Appennino sempre più attraversato da appartenenze multiple, la domanda non è più soltanto quanti abitanti abbia un territorio. Ma quale comunità sia ancora in grado di generare".

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