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Cultura | 16 ottobre 2026 | 06:00

"La conquista dell'abisso? Che spaventosa cretineria sarebbe, se la montagna consistesse solo in questo". I rilievi come immagine del desiderio per Dino Buzzati

Centoventi anni fa nasceva a Belluno Dino Buzzati, scrittore, giornalista e pittore tra i più conosciuti del nostro Novecento. Appassionato alpinista e fantasioso narratore delle montagne alpine, lo ricordiamo con il meno "montano" dei suoi racconti: "Un amore", ambientato nella Milano degli Anni Sessanta. Qui la montagna si fa immagine del desiderio

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Da ragazzo una volta su un piccolo nevaio delle Dolomiti era scivolato provando una sensazione strana. La superficie infatti non era liscia ma, forse a motivo del disgelo, tutta a piccole concavità. Scivolando giù a velocità sempre più forte Antonio urtava via via contro i bordi delle infossature e ne restava sballottato malamente: era come se - lo ricordava benissimo - come se un gigante smisurato lo stesse prendendo a scapaccioni con le sue smisurate mani, e lui non potesse minimamente reagire o difendersi, solo la speranza che il pendio si quietasse in una conca o in un pianoro come infatti era avvenuto per fortuna, altrimenti rischiava di sfracellarsi contro i macigni della morena in fondo. La sensazione insomma di essere in balia di una forza selvaggia infinitamente più forte di lui per cui egli tornava bambino fragile e indifeso"

 

Ricorre oggi, 16 ottobre, l'anniversario della nascita di Dino Buzzati, scrittore, giornalista e pittore, nato a Belluno il 16 ottobre 1906.  Il suo legame per le crode dolomitiche è noto e più volte L'Altramontagna ne ha scritto in passato. Oggi, però, vogliamo ricordarlo con uno dei "meno montani" tra i suoi romanzi: Un amore (1963). Qui, la montagna compare di soppiatto, in rari momenti chiave, come allegoria del desiderio, immagine concreta di emozioni irrappresentabili.

 

Dopo l'esordio con Bàrnabo delle montagne, Il segreto del Bosco Vecchio, il capolavoro de Il deserto dei Tartari e il libretto per bambini L'invasione degli orsi in Sicilia, intervallati tra loro da una copiosa produzione di racconti, in Un amore, Buzzati porta il lettore in un ambiente profondamente diverso da quello delle severe quote alpine e dei boschi di mezza valle che avevano caratterizzato la cifra delle sue prime opere.

 

 Siamo nella Milano del boom economico - moderna, iperurbanizzata, borghese -, una metropoli attraversata dai fari delle automobili e da passioni come il desiderio, la gelosia e l'ossessione amorosa, attorno la quale ruota l'intero romanzo. Un Amore narra la passione di Antonio Dorigo, architetto quasi cinquantenne, per la giovanissima Laide, una prostituta dei sobborghi metropolitani.

 

"Una telefonata. Un breve percorso in macchina, sei piani di ascensore, ed ecco già la ninfetta stava togliendosi il reggipetto, sorridendo". Per ventimila lire Laide è di Antonio: "Che cosa meravigliosa la prostituzione, pensava Dorigo. Crudele, spietata, quante ne restavano distrutte. Però che meravigliosa". La relazione a pagamento diventa nella mente dell'uomo un legame affettivo profondo: uomo di successo, intellettuale e benestante, sente di meritare l'amore di Laide, almeno finché lei non si sottrae. Allora, per lei sarà disposto a tutto, anche all'umiliazione. Così i ruoli si ribaltano e Dorigo perde il controllo ("come se un gigante smisurato lo stesse prendendo a scapaccioni con le sue smisurate mani").

 

"[…] là in fondo trovava sempre lei; che non lo guarda neppure, che ridacchia a braccetto di un giovanotto, che balla inverecondi balli manipolata in ogni parte del corpo dal partner sudicione e maligno, che si spoglia sotto gli occhi del ragionier Fumaroli conosciuto un minuto prima, maledizione sempre lei, insediata selvaggiamente nel suo cervello, che dal suo cervello guarda gli altri, telefona agli altri, fa l'amore con gli altri. E tutto quello che non era lei, tutto il resto del mondo, il lavoro, l'arte, la famiglia, gli amici, le montagne, le altre donne, le migliaia e migliaia di altre donne bellissime, anche molto più belle e sensuali di lei, non gliene fregava più niente, andassero pure alla totale malora, a quella sofferenza insopportabile soltanto lei, Laide, poteva portare rimedio e non occorreva neppure che si lasciasse possedere o fosse specialmente gentile, bastava che fosse con lui, al suo fianco, e gli parlasse e magari controvoglia fosse costretta a tener conto che lui almeno per alcuni minuti esisteva"

 

La punteggiatura sgambetta, gli a-capo latitano. A farla da padrone è l'eros, che mette misteriosamente in relazione i due protagonisti, e contribuisce a portare la narrazione fuori dai confini della realtà e dell'ordine sociale, nell'ambito del perturbante, del delirio, del sovrannaturale. Così – come sottolinea Chiara Lombardi in un articolo per "Italica" – il racconto "accentua la propria potenzialità mimetica includendo al suo interno anche ciò che è inteso come irrappresentabile".

 

Ad incarnare l'eros nel romanzo materializzando il desiderio irrappresentabile, a segnare il confine tra realtà e delirio, interviene proprio lei, l'orizzonte allegorico di riferimento per lo scrittore bellunese: la montagna.

 

Si leggeva in apertura. "La sensazione di essere in balia di una forza selvaggia infinitamente più forte di lui per cui egli tornava bambino fragile e indifeso".

 

"Ebbene la medesima sensazione gliela faceva provare l'avventura con Laide solo che stavolta non era un gigante invisibile scaturito dalla montagna questa volta era una ragazzina di carne che trascinandoselo dietro lo faceva sbattere di qua e di là contro i muri e lei correva con la ansiosa frenesia dei vent'anni e magari non se ne accorgeva neanche non si curava se l'uomo aggrappato alla coda dei suoi lunghi capelli neri si lordasse tutto quanto strascicando il muso a bocca spalancata per l'affanno sui sassi sulla polvere o nella merda, era forse colpa sua se lui si teneva aggrappato con tanto accanimento?"

 

Inerme dunque, Antonio Dorigo si trascina per la città come se stesse scivolando su un nevaio, in totale balia del fantasma di una ragazzina appena ventenne, che lo ha ora abbandonato. Poi l'avviso del telefonista: "Ha telefonato da Modena sua nipote Laide che la prega di andarla a prendere domani mattina presto a Modena, Albergo Moderno". "Neppure per un istante pensò di non andare".

 

All'alba, sta guidando sull'autostrada del Sole a bordo della spyder di Menotti ("L'idea di andare a prendere Laide in un'automobile scoperta, tipo sport, rinfrancò Antonio. Di queste stupidissime illusioni è fatta la nostra vita, in fondo"). Attorno all'auto le linee delle careggiate e i pioppi a bordo strada si allargano davanti a lui e lo superano in fretta, man mano che preme i piedi sull'acceleratore. È allora che nel pensiero del protagonista si fa spazio una rivelazione.

 

"Di colpo egli capì ciò che dicevano, capì il significato del mondo visibile allorché esso ci fa restare stupefatti e diciamo "che bello" e qualcosa di grande entra nell'animo nostro. Tutta la vita era vissuto senza sospettarne la causa. Tante volte era rimasto in ammirazione dinanzi a un paesaggio, a un monumento, a una piazza, a uno scorcio di strada, a un giardino, a un interno di chiesa, a una rupe, a un viottolo, a un deserto. Solo adesso, finalmente, si rendeva conto del segreto. Un segreto molto semplice: l'amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d'amore".

 

L'eros, così, va distorcendo la propria forma e la sua direzione univoca verso Laide. Il desiderio di Antonio si estende ad abbracciare persino gli oggetti inanimati, i luoghi, le atmosfere: diventa amore francescano, per tutte le creature, unite da un comune orizzonte di attesa. È sempre stato così, nemmeno le avventure alpinistiche di gioventù resistono all'epifania, tutto viene travolto da un profondo, caleidoscopico e inconfessabile amore.

 

"Pensò alla finestra solitaria illuminata nella sera d'inverno, alla spiaggia sotto le rocce bianche nella gloria del sole, al vicolo inquietante e sghembo nel cuore della vecchia città, alle terrazze del grand hotel nella notte di gala, ai fienili, al lume della luna, pensò alle piste di neve nel mezzogiorno di aprile, alla scia del candido transatlantico illuminato a festa, ai cimiteri di montagna, alle biblioteche, ai caminetti accesi, ai palcoscenici dei teatri deserti, al Natale, al barlume dell'alba. Dovunque c'era nascosto il pensiero inconfessato di lei, anche se non sapevamo neppure chi fosse. Quanto meschina sarebbe, di fronte a un grande spettacolo della natura, la nostra esaltazione spirituale se riguardasse soltanto noi e non potesse espandersi verso un'altra creatura. Perfino le montagne che egli aveva intensamente amato, le nude scabre inospitali rupi in apparenza così antitetiche alle cose d'amore adesso assumevano un senso diverso. La sfida alla natura selvaggia? Il superamento dell'io? La conquista dell'abisso? L'orgoglio della vetta? Che spaventosa cretineria sarebbe, se consistesse solo in questo. Difficoltà e pericoli diventerebbero ridicolmente gratuiti. A lungo egli aveva meditato al problema senza riuscire a risolverlo. Adesso sì. Nell'amore per le montagne si annidava clandestinamente un altro impulso dell'animo. Se quando era ragazzo uno glielo avesse detto, e lui avesse potuto capire, ciononostante avrebbe sempre detto di no, che non era vero, per una forma di pudore. Così anche gli altri diranno di no, che è un'idiozia, che è retorica, romanticismo fuori tempo. Eppure, interrogati, non sapranno indicare altrimenti perché li commuove la burrasca marina o l'arco diroccato dei Cesari o la dondolante lanterna nel vicolo dei bassifondi. Mai confesseranno che in quelle scene c'è anche per loro il richiamo a un sogno di amore".

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