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Idee | 15 ottobre 2026 | 13:45

"Il Monte Bianco cresce e gli ambientalisti tacciono". L'uscita surreale dell'europarlamentare Donazzan tra mancanza di cultura scientifica, propaganda e negazionismo

Il Monte Bianco cresce di quota e un'europarlamentare di Fratelli d'Italia ne approfitta per ironizzare sugli ambientalisti. Peccato che la quota della vetta dipenda soprattutto dalla neve e dal vento, e che le stesse misurazioni raccontino una storia molto diversa. Un piccolo caso che dice molto su come la scienza possa essere piegata alle esigenze della propaganda politica

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Appena ho visto il post della parlamentare europea Donazzan, la prima cosa che ho fatto è stata uno screenshot. L'ho fatto perché è una cosa talmente assurda che si fatica a credere sia vera. Ho pensato che il post avrebbe potuto sparire da un momento all'altro.

 

Elena Donazzan, parlamentare europea di Fratelli d'Italia e vicepresidente della Commissione per l'industria, la ricerca e l'energia del Parlamento europeo, ha pensato di ironizzare sull'ipotetico aumento di quota che avrebbe riguardato la vetta del Monte Bianco, lasciando intendere che si tratti di una notizia imbarazzante per gli ambientalisti. Lassù il ghiaccio cresce, altro che fusione e riscaldamento!

 

Faccio un poco fatica a comprendere se qui il problema sia la totale mancanza di cultura scientifica o se invece prevalga la disinvoltura con cui si utilizzano le informazioni per sostenere una propria narrazione poco collegata alla realtà. In entrambi i casi, da chi ricopre un incarico istituzionale di tale importanza sarebbe forse lecito aspettarsi un'attenzione maggiore al tipo di informazione che si sceglie di fare.

 

Proviamo a spiegare da dove nasce l'assurdità della dichiarazione di Donazzan. Il Monte Bianco è ormai una delle poche grandi cime alpine la cui sommità rocciosa è completamente sepolta sotto una spessa calotta di neve e ghiaccio. La quota che misuriamo, quindi, non corrisponde a quella della roccia, ma a quella della coltre glaciale che la copre. Il ghiaccio non è roccia, si muove. La cima del Monte Bianco è quindi in continuo movimento. Non solo in altezza: può modificarsi persino la posizione geografica del punto più elevato.

A determinare queste variazioni sono soprattutto le precipitazioni nevose e, ancora di più, il lavoro del vento. A quasi 5.000 metri di quota, il vento è il vero protagonista: trasporta, accumula, ridistribuisce ed erode la neve, modellando continuamente la sommità della montagna. Può nevicare moltissimo, ma se durante le precipitazioni soffiano venti intensi, al suolo rimane ben poco. Viceversa, nevicate meno abbondanti, accompagnate da condizioni di calma, possono produrre accumuli maggiori.

 

La quota del Monte Bianco, insomma, non è un indicatore dello stato di salute dei ghiacciai alpini. Confondere le oscillazioni della sua sommità con il bilancio di massa dei ghiacciai significa non conoscere le basi del fenomeno di cui si è scelto, legittimamente, di parlare.

 

C'è poi un particolare che rende la vicenda ancora più surreale. Secondo le ultime misurazioni, rese note proprio in questi giorni, il Monte Bianco raggiunge i 4.807,47 metri, 1,88 metri in più rispetto al 2023. Ma negli scorsi anni erano state effettuate altre due campagne di misura, i cui risultati sono stati resi pubblici soltanto ora, insieme ai dati 2026. Ebbene, nel 2025 la vetta raggiungeva i 4.808,76 metri. Dunque, rispetto all'anno scorso, il Monte Bianco non è cresciuto: la quota della sua sommità è diminuita di 1,29 metri.

 

Alla parlamentare Donazzan consiglierei di dedicare qualche minuto alla lettura dei tanti risultati scientifici pubblicati proprio in queste settimane sullo stato dei ghiacciai alpini dopo l'ultima estate. Se non avesse tempo, possiamo offrirle una sintesi: anche il 2026 è stato un anno catastrofico per i ghiacciai delle Alpi. Le perdite sono risultate seconde soltanto a quelle dell'eccezionalmente disastroso 2022.

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