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Idee | 30 settembre 2026 | 18:00

Raccolgono le feci dei cani con i sacchettini e le nascondono tra i sassi delle Tre Cime di Lavaredo. Come al solito pochi maleducati lasciano le impronte peggiori

Percorrendo il sentiero più frequentato è facile incontrare tanti cani. Tra questi, non pochi barboncini (il più fashion calzava delle improbabili scarpette). Stravaganze a parte, questi cani, come natura vuole, prima o poi la "mollano". Ed ecco che, tra i numerosi proprietari, più di qualcuno ha iniziato ad adottare un sistema difficile da comprendere

scritto da Pietro Lacasella

Ci sono dei luoghi comuni da sfatare in tempi che vedono un crescente interesse per i territori montani: uno di questi è che i turisti siano sempre dei gran maleducati o, meglio, dei "cafoni" come si usa dire oggi.

Ma è vero?

 

Prendiamo un caso di turismo di massa per evidenziare l'approssimazione di un racconto teso a generalizzare: le Tre Cime di Lavaredo.

 

Alle Tre Cime, come riportavamo nella rubrica Le Dolomiti nell'era dell'overtourism, la capacità di carico (ossia il numero massimo di persone che una destinazione turistica può accogliere senza subire danni ecologici, economici o culturali) viene spesso superata rispetto a quella raccomandata da uno Studio di Fondazione Dolomiti Unesco e Università Ca' Foscari (alle Tre Cime salgono anche 13.000-14.000 persone al giorno a fronte di una capacità di carico consigliata di 2.700-3.000 persone se considerato il carico naturale, di 7.000-7.500 persone al giorno se considerato il carico sociale, di 4.000 persone al giorno per garantire una qualità accettabile della visita turistica – qui approfondimento sulla capacità di carico).

 

Insomma, in diversi momenti dell'anno le Tre Cime vengono visitate più del dovuto. È tuttavia sufficiente visitarle in un giorno grande affollamento per accorgersi che il racconto ha un rovescio della medaglia: la maggior parte delle persone si muove nel territorio con rispetto. Magari è interessata soprattutto a riempire la memoria dello smartphone di fotografie o di video, magari è priva della consapevolezza di un alpinista o di un esperto escursionista, ma non è detto che una moltitudine turistica si faccia riflesso di barbariche gesta.

 

Tuttavia, come insegna la legge dei grandi numeri, in parallelo alla crescita dei visitatori aumentano anche comportamenti deprecabili.

Prendiamo quindi in analisi un caso specifico, già visto altrove, che abbiamo avuto modo di osservare in forma ancora più vistosa (sempre per la legge dei grandi numeri) alle Tre Cime. Percorrendo il sentiero più frequentato è facile incontrare tanti cani. Tra questi, non pochi barboncini: il più fashion di calzava delle improbabili scarpette.

Stravaganze a parte, questi cani, come natura vuole, prima o poi la "mollano". Ed ecco che, tra i numerosi proprietari, più di qualcuno ha iniziato ad adottare un sistema difficile da comprendere: raccoglie le deiezioni servendosi degli appositi sacchettini di plastica, cercando poi di nasconderle tra i sassi che si trovano ai lati del sentiero (un sistema che, incomprensibilmente, si va diffondendo anche in altre località montane).

 

È una pratica poco virtuosa (per usare un eufemismo) sia per i risvolti ambientali, sia perché offre agli altri turisti una visione poco gradevole. Quello che ci piacerebbe sapere è perché la raccolgono per poi, comunque, ributtarla a terra confezionata in un sacchetto.

 

Per fortuna c'è anche chi, quei sacchetti, li lega con uno spago allo zaino per portarli a valle.

 

Morale della favola? Come al solito è la minoranza a lasciare le impronte peggiori. Ciò è vero all'ombra delle Tre Cime, come all'ombra di un campanile.

 

 

[Se siete interessati ai prossimi reportage, continuate a seguire la rubrica]

il blog
Le Dolomiti nell'era dell'overtourism

Attraverso una serie di reportage sul territorio, con questa rubrica a cura di Pietro Lacasella e Valentina Ciprian, L'Altramontagna desidera approfondire un tema che, negli ultimi anni, sta innescando numerose discussioni relative alla gestione di una delle aree più frequentate della catena alpina. L'overtourism è un fenomeno circoscritto a pochi luoghi oppure diffuso in modo capillare tra valli e vette? Di cosa vanno in cerca, oggi, i turisti che si avventurano sulle Dolomiti? Quali sono gli atteggiamenti più comuni? Come vengono amministrati i flussi? Proveremo a rispondere a queste domande a partire dai sopralluoghi "sul campo"

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