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Attualità | 14 ottobre 2026 | 06:00

Sulle Dolomiti, stelle alpine in gabbia per essere salvate dai turisti. Il rifugista: "Ne sono scomparse due che avevano 15 anni, ho deciso di proteggere le altre con una struttura metallica"

È bizzarro che, a quasi 2000 metri di quota, le stelle alpine debbano trovare rifugio dentro una gabbia. Questa vicenda, tuttavia, mette in luce un fenomeno relativamente recente per i territori montani: il comprensibile desiderio di visitarli e di conoscerli, infatti, spesso precede l'acquisizione di un'adeguata consapevolezza. Così, magari involontariamente, si consumano proprio quegli elementi che motivano il viaggio; che spingono a partire

scritto da Pietro Lacasella

Per raggiungere il Rifugio Vandelli dal Lago di Sorapis sono sufficienti pochi passi. La struttura è rivolta sulla valle sottostante come un faro affacciato sul mare: dalle finestre è possibile ammirare l'arcipelago dolomitico emergere da un tappeto verde di boschi e pascoli.

 

Un ragazzo intento a sparecchiare, su nostra richiesta ci ha informati che, in alta stagione, per il rifugio transitano circa 1000 persone al giorno. Un flusso minore rispetto a quello del vicino lago (le stime, come riportavamo, dicono che il lago viene frequentato da circa 3000 persone al giorno), ma non irrilevante per una struttura d'alta quota, originariamente calibrata su numeri inferiori.

 

È la storia di tanti rifugi alpini, nati per prestare servizio ai pochi alpinisti/escursionisti di un tempo e oggi impegnati a sostenere un carico turistico via via crescente.

 

Con l'aumentare delle presenze, com'è facile immaginare, si verificano in misura maggiore comportamenti contestualmente scorretti.

Per prevenirli a volte vengono individuate delle soluzioni particolari nella loro efficacia. Proprio tra i tavoli esterni del Rifugio Vandelli ci è capitato ad esempio di osservare delle stelle alpine protette da una gabbia.

Abbiamo chiesto al gestore Emilio Pais Bianco se l'avesse installata lui. Con un sorriso, ha confermato.

 

"Io lavoro in questo rifugio da ventisette anni", ci ha raccontato, "e queste stelle alpine mi tengono compagnia da quindici anni. Fino alla scorsa primavera erano cinque. Poi a inizio stagione ne è scomparsa una e, in breve tempo, una seconda. Così ho deciso di proteggerle con una struttura metallica".

 

È bizzarro che, a quasi 2000 metri di quota, le stelle alpine debbano trovare rifugio dentro una gabbia. Questa vicenda, tuttavia, mette in luce un fenomeno relativamente recente per i territori montani: il comprensibile desiderio di visitarli e di conoscerli, infatti, spesso precede l'acquisizione di un'adeguata consapevolezza.

 

Così, magari involontariamente, si consumano proprio quegli elementi che motivano il viaggio; che spingono a partire.

 

 

[Se siete interessati ai prossimi reportage, continuate a seguire la rubrica "A che ora aprono le Dolomiti"]

il blog
Le Dolomiti nell'era dell'overtourism

Attraverso una serie di reportage sul territorio, con questa rubrica a cura di Pietro Lacasella e Valentina Ciprian, L'Altramontagna desidera approfondire un tema che, negli ultimi anni, sta innescando numerose discussioni relative alla gestione di una delle aree più frequentate della catena alpina. L'overtourism è un fenomeno circoscritto a pochi luoghi oppure diffuso in modo capillare tra valli e vette? Di cosa vanno in cerca, oggi, i turisti che si avventurano sulle Dolomiti? Quali sono gli atteggiamenti più comuni? Come vengono amministrati i flussi? Proveremo a rispondere a queste domande a partire dai sopralluoghi "sul campo"

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