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Attualità | 24 ottobre 2026 | 19:00

Due escursionisti costretti a scendere a valle da una comitiva che stava occupando il bivacco per degli amici. Ma si possono riservare i posti nelle strutture d'alta quota?

È successo in un bivacco a oltre 3000 metri di quota. Dopo questo episodio, la domanda di una lettrice offre lo spunto per capire meglio come funziona una struttura d'emergenza a disposizione della collettività. Ripassiamo alcune regole di base e di buon senso che tuttavia, a giudicare dai ripetuti episodi, non sono così scontate come potrebbero sembrare

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Una domanda di una lettrice, inviata alla Redazione de L'Altramontagna e relativa a un episodio specifico, offre lo spunto per capire meglio come funziona un bivacco, una struttura a disposizione di tutta la collettività.

 

La domanda di una lettrice

Alcuni giorni fa, una lettrice ci ha scritto per chiedere quali siano le regole da seguire in un bivacco. Il caso specifico riguarda il bivacco Lateltin, che si trova in Valle d'Aosta a oltre 3000 metri di quota, sullo spartiacque tra la valle del Lys e la val d'Ayas. Riportiamo di seguito il suo messaggio:

 

"Vorrei sapere quali sono le regole per utilizzare un bivacco. È possibile tenere il posto per chi fa parte di una comitiva ma deve ancora salire? E poi se vale la regola di issare una bandiera per segnalare che è già tutto occupato. Mi riferisco al bivacco Lateltin. Mio figlio e un amico sono stati invitati a scendere a valle da un gruppetto di persone che stavano tenendo il posto ad altri che dovevano ancora salire. Loro erano saliti nel pomeriggio di circa venti giorni fa e pensavano di fare il Testa grigia la mattina seguente. Non hanno fatto polemiche e sono scesi al Pinter, hanno cenato e poi son scesi a Champoluc in notturna. Si sono anche divertiti ma mi chiedevo appunto come ci si deve comportare in questi casi".

 

La risposta della Sezione di Gressoney del Club Alpino Italiano

Abbiamo quindi interpellato l'ente competente per il bivacco in questione. Contattata dalla Redazione, la Sezione di Gressoney del Club Alpino Italiano ha chiarito innanzitutto la natura della struttura:

 

"Il bivacco si differenzia dal "rifugio alpino" per le dimensioni molto più piccole, perché non offre servizi organizzati (pernottamento, pasto, riscaldamento) e per il fatto di essere sempre aperto e incustodito".

 

Ne deriva che il Lateltin è sempre aperto e non è possibile conoscere in anticipo la disponibilità di posti. Per gli stessi motivi non è prevista alcuna prenotazione. I 5 euro richiesti ai fruitori sono un piccolo contributo alle spese di manutenzione e vanno versati solo dopo aver utilizzato la struttura. Il bivacco, inaugurato il 4 agosto 1984, è dedicato a Ulrich Lateltin (1899-1956), falegname di Gressoney-Saint-Jean che nel 1950 ebbe l'idea di costruire una capanna nei pressi della Testa Grigia.

 

Il tema del posto "riservato"

La questione centrale sollevata dalla lettrice riguarda la possibilità di riservare un posto per dormire a chi sta ancora salendo, facendo desistere chi arriva sul posto dopo che una comitiva si è già accaparrata lo spazio. Su questo punto la Sezione è netta, e precisa che la regola vale per tutti i bivacchi:

 

"La regola della buona educazione non prevede che si tenga il posto per altri, quindi: le persone che arrivano prendono posto senza occuparne altri per qualsivoglia motivo".

 

La Sezione riconosce anche un limite pratico: "È evidente che nessuno può "controllare" che quanto sopradetto venga rispettato". Il rispetto delle regole, in un ambiente incustodito, si basa quindi sul comportamento di chi frequenta la montagna.

 

Nel caso specifico del Lateltin, la Sezione osserva che, data la capienza di 18-20 posti, "con un po' di adattabilità e buon senso ci si poteva sistemare tutti".

 

Adattabilità e buon senso

La vicenda raccontata dalla lettrice si è chiusa senza polemiche: i due escursionisti sono scesi e hanno raggiunto Champoluc di notte. Resta però l'occasione per ricordare che un bivacco appartiene a tutti e che il suo funzionamento dipende dalla correttezza di chi lo usa.

 

 

La fotografia in apertura è tratta dal sito lovevda.it

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