Entrano nella proprietà privata, "devastano il sottobosco con i bastoni e battono i castagni con le canne". La proprietaria del bosco contro i raccoglitori abusivi: "Una vergogna inaccettabile"

I frutti del bosco fanno gola a tutti, ma perché questo non esponga a rischi e conflittualità è necessario il senso della misura. La proprietaria di un castagneto nei boschi di Chiatri, a Lucca, denuncia l'ennesimo ingresso abusivo nel suo terreno, lamentando i danni alla vegetazione e annunciando provvedimenti

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Si sa che l'autunno è periodo di grandi tesori per chi conosce il bosco, ma i più celebri e preziosi sono senz'altro loro: i funghi e le castagne.
Se la stagione è favorevole, i mesi di settembre e ottobre possono essere i più propizi dell'anno per la raccolta delle specie fungine più prelibate, come chiodini e porcini, ed è in questo stesso periodo che germogliano i tanto attesi frutti del castagno. Purtroppo, l'affollarsi di cercatori tra i boschi della penisola non porta solo prelibatezze sulle nostre tavole, ma anche richieste d'intervento al soccorso alpino e, in certi casi, conflittualità con i proprietari dei terreni di montagna.
È quello che è successo a Bozzano, in provincia di Lucca, dove pare che alcuni ignoti – probabilmente nel tentativo di portare con sé qualche castagna matura – si siano introdotti in una proprietà privata durante la loro ricerca, danneggiandone la vegetazione. A denunciare il fatto è la proprietaria del terreno immerso nei monti di Chiatri, Michela Giannecchini.
"Ora basta. La tolleranza è finita. Ieri è stato superato ogni limite. Entrare in una proprietà privata recintata e segnalata, devastare il sottobosco con i bastoni e battere i castagni con le canne è una vergogna inaccettabile".
"Ma neanche i funghi si possono raccogliere?", commenta un utente sotto il video denuncia della proprietaria. "Non ci sono i funghi in selva", risponde l'autrice del post. "Io ho messo i cartelli per le castagne che ci lavoriamo, ci puliamo, ci paghiamo le tasse. Quello che mi infastidisce è il mancato rispetto della proprietà e ancor di più verso la natura".
In effetti, le castagne non sono prodotti spontanei del sottobosco come i funghi, molto spesso si tratta di coltivazioni: hanno dei proprietari che li curano e li coltivano per raccoglierne i frutti, e – come sottolineava l'autrice – pagano le tasse sul terreno. Ad ogni modo, trattandosi di proprietà privata, il discorso è opportuno per entrambe le casistiche.
Vale il principio generale per cui nessuno può entrare nella proprietà privata altrui, anche se boschiva, senza un valido motivo e senza il consenso del legittimo proprietario. Un terreno agricolo è a tutti gli effetti proprietà privata, esattamente come il giardino di casa.
Se poi il fondo è poi segnalato e delimitato da recinzioni, come in questo caso, il legittimo ingresso di terzi senza giustificazione e contro la volontà del titolare può prevedere il reato di ingresso abusivo, previsto dall'articolo 637 del Codice Penale: "Chiunque senza necessità entra nel fondo altrui recinto da fosso, da siepe viva o da un altro stabile riparo è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 103".
A questo principio si appella la proprietaria esasperata, annunciando che prenderà provvedimenti in caso si ripetano altri episodi simili.
"Mettiamo le cose in chiaro: non ci saranno più avvertimenti né discussioni. Chiunque verrà sorpreso all'interno delle nostre selve verrà immediatamente denunciato alle autorità competenti per violazione di proprietà privata e furto. I cartelli ci sono. La recinzione pure. Chi entra sapendo di non dover entrare se ne assumerà tutte le conseguenze".
"Chi compie questi gesti non ha alcun rispetto né per la natura né per la fatica altrui", conclude la proprietaria. "Per voi è uno svago, per noi è lavoro: dietro a quelle piante ci sono mesi di pulizia della selva, sveglie all'alba e sacrifici".












