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Attualità | 17 ottobre 2026 | 13:00

La casa più fiorita d'Italia si trova a 1209 metri: "un milione" di fiori la avvolge, rendendola uno dei luoghi più fotografati della montagna modenese

Premiata nel 2025 nel circuito Comuni Fioriti, l'abitazione di Claudio ed Elena Caselli è diventata una meta per visitatori provenienti da tutta Italia e dall'estero. Una storia che va oltre la passione per il giardinaggio e mostra come la cura quotidiana di un luogo possa trasformarsi in una forma spontanea di valorizzazione della montagna (dal basso)

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

A Piandelagotti, a 1.209 metri di quota, l'autunno ha spento i toni più vivaci dell'estate, ma non il fascino della casa fiorita di Claudio ed Elena Caselli. I balconi e il giardino non mostrano più l'esuberanza di qualche settimana fa, quando una cascata di colori avvolgeva completamente l'abitazione, ma il colpo d'occhio resta sorprendente. Del resto, è qui che sorge la casa premiata nel 2025 come "Casa più fiorita d'Italia", simbolo di una passione che ha portato migliaia di visitatori a raggiungere ogni anno questo lembo di Appennino modenese.

 

Eppure, quello che oggi è diventato uno dei luoghi più fotografati della montagna modenese è nato quasi per caso.

 

"Abbiamo iniziato sei o sette anni fa, quasi per gioco", racconta Claudio Caselli. Poi, anno dopo anno, la passione è cresciuta, trovando un'accelerazione nel periodo successivo alla pandemia del Covid, fino a trasformare una casa privata in una vera attrazione capace di richiamare visitatori da tutta Italia e anche dall'estero.

 

La casa è ormai conosciuta ben oltre i confini amministrativi del comune di Frassinoro. Famiglie, appassionati di giardinaggio, turisti di passaggio e curiosi arrivano a Piandelagotti per osservare da vicino la straordinaria concentrazione di colori che ricopre i balconi e le terrazze di questa straordinaria abitazione. Molti si fermano per scattare fotografie, altri chiedono consigli sulle varietà utilizzate, sulla durata delle fioriture o sulle tecniche di coltivazione adottate in un contesto climatico tutt'altro che semplice.

I primi fiori vengono messi a dimora a giugno e da quel momento ogni giornata è scandita da irrigazione, manutenzione, sostituzioni e controlli continui. Una dedizione che ha richiesto negli anni lo studio di varietà provenienti anche dall'estero, selezionate per adattarsi alle particolari condizioni di Piandelagotti, dove l'inverno è più lungo e la stagione vegetativa più breve rispetto alla pianura modenese.

 

Come accade in molti giardini botanici di montagna, dove il lavoro più importante si svolge spesso lontano dagli sguardi del pubblico, anche la Casa Fiorita racconta una storia di cura quotidiana. La fioritura che attira migliaia di visitatori è solo la parte visibile di un impegno che dura mesi e che richiede attenzione costante, dalla scelta delle varietà più adatte alle condizioni di quota fino alla manutenzione quotidiana delle piante.

 

I Caselli ne parlano con semplicità, ma nelle loro parole emerge chiaramente il significato che questa esperienza ha assunto nel tempo. Tra i ricordi più belli ci sono quelli legati alle persone che arrivano da lontano per trascorrere qualche ora immersi nei colori. Anziani accompagnati dai familiari, bambini che restano incantati davanti alle composizioni floreali, visitatori che affrontano centinaia di chilometri per vedere dal vivo un luogo scoperto sui social o attraverso il passaparola. "Quando capisci che quello che fai può regalare un sorriso a qualcuno, allora ne vale davvero la pena", osserva Claudio.

 

La notorietà della casa fiorita ha finito per riflettersi sull'intera comunità. Piandelagotti è tradizionalmente conosciuta per il suo patrimonio ambientale (e per lo sci nordico fintanto che l'innevamente naturale lo consentiva), ma oggi molti visitatori associano il paese anche all'opera di Claudio ed Elena.

 

Una forma di promozione territoriale nata dal basso, insomma, senza progetti strutturati o grandi investimenti, che dimostra come la cura di un luogo possa trasformarsi in un valore collettivo.

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