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Attualità | 14 ottobre 2026 | 19:00

L'albero che ha bisogno degli esseri umani per vivere, la castanicoltura tradizionale diventa Presidio Slow Food: "Unisce cultura, paesaggio ed economia"

Da Terra Madre Salone del Gusto è arrivato un ulteriore e importante passo in avanti nel cammino di rilancio della coltivazione del castagno, che è parte integrante della cultura delle nostre montagne: la nascita del nuovo Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Su L'Altrmontagna abbiamo trattato spesso, negli ultimi mesi, di castanicoltura. Lo abbiamo fatto, soprattutto, grazie alle iniziative di Slow Food Italia che, dopo aver creato la "Rete dei castanicoltori" nel 2021, ha portato avanti con costanza iniziative e istanze su questo tema. Un esempio è la prima Scuola di castanicoltura, istituita quest'anno, che avevamo approfondito in questo articolo.

Da Terra Madre Salone del Gusto, il grande appuntamento internazionale che si tiene periodicamente a Torino, è arrivato un ulteriore e importante passo in avanti in questo cammino di rilancio della castanicoltura: la nascita del nuovo Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale.

 

Quando si parla di "Presidi Slow Food", normalmente, si pensa a singoli prodotti di eccellenza collegati a specifici territori. Nel caso della castanicoltura è diverso: il nuovo Presidio non mette al centro soltanto la pianta, né esclusivamente i frutti e i loro trasformati. A venire tutelata, in questo caso, è una vera e propria cultura millenaria.

 

Obiettivo del nuovo Presidio Slow Food dedicato alla castanicoltura tradizionale non è, infatti, soltanto promuovere il recupero della coltivazione del castagno da frutto nelle sue numerose varietà locali e valorizzare le castagne come materia prima in cucina. Si tratta di salvaguardare il patrimonio ambientale, sociale e culturale rappresentato da questa coltivazione.

 

"Il Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale rappresenta un tassello importante della visione e della strategia complessiva della nostra associazione per quanto riguarda la montagna e le Terre Alte, non soltanto aree fragili, ma luoghi capaci di produrre futuro" ha spiegato Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia. "Il valore del progetto sta nel ricomporre una filiera che per troppo tempo è stata considerata soltanto una questione forestale o agricola. Il Presidio, al contrario, unisce castanicoltori, trasformatori, mugnai, cuochi e consumatori, arrivando fino alla cucina e al sapere gastronomico: in questo modo la castanicoltura tradizionale torna a essere insieme produzione, cultura, paesaggio ed economia".

A credere in questa iniziativa è anche Uncem - Unione nazionale comuni, comunità, enti montani: "Il Presidio sulla castanicoltura tradizionale apre a scenari importanti di valorizzazione del frutto, al recupero di castagneti abbandonati, alla necessità di investimenti su legno e servizi ecosistemici-ambientali", ha spiegato il Presidente Marco Bussone. "Il Ministero delle Politiche Agricole deve sbloccare il Piano castanicolo, oggi fermo. Le Regioni sul castagno vanno in ordine sparso", ha aggiunto Bussone, evidenziando la necessità di un'azione nazionale coordinata sul grande "tema castagno", che coinvolge non solo la coltivazione da frutto ma anche la produzione legnosa.

 

I produttori che in questa prima fase aderiscono al Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale sono una decina, tra Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Basilicata e Calabria.

 

"Si tratta del gruppo di persone che nel 2021 hanno fondato la Rete Slow Food dei castanicoltori e che in questi anni ne hanno animato le attività, mettendo a punto l'omonimo Manifesto", spiega Rosaria Olevano, responsabile Slow Food del Presidio. "Siamo partiti con la volontà di far emergere la ricca biodiversità che c'è nel castagneto, consapevoli che molte persone non sono abituate a riflettere sulla provenienza delle castagne o dei marroni che stanno acquistando. Eppure, i castagni non sono tutti uguali: appartengono alla stessa specie ma l'uomo, prelevando dagli esemplari più produttivi le marze da innestare su altri alberi, ha contribuito a selezionare ecotipi locali, diversi da luogo a luogo, contribuendo allo stesso tempo a rinnovare il castagneto. Il castagno è davvero l'albero dell'uomo, nel senso che ha bisogno dell'uomo per vivere. Il castagneto da frutto sembra un vero e proprio bosco, ma si tratta di un sistema agrosilvopastorale, un sistema complesso che necessita di tutta una serie di attenzioni. Va nutrito, accudito e custodito".

 

Come scrivevamo raccontando gli obiettivi della Rete dei castanicoltori Slow Food, il castagneto da frutto è un "piccolo-grande microcosmo" che tiene insieme tutela ambientale, paesaggistica, idrogeologica ed economia rurale. Un microcosmo unico, in cui si riflette in modo limpido il possibile equilibrio tra esseri umani e territori. Per questo è così importante riscoprire e dare nuovo valore a questa cultura millenaria, non tanto come residuo folkloristico del passato, ma soprattutto (parallelamente a quanto scritto in questi giorni da Mauro Varotto rispetto ai paesi di montagna) come scintilla utile a riaccendere una nuova idea di futuro, per le Terre alte e non solo.

 

 

Foto: Rosaria Olevano (copertina) e Archivio Slow Food

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