Spunta uno striscione contro i turisti dove in centinaia fotografano uno dei più celebri scorci delle Dolomiti: la protesta dei residenti della Val di Funes contro il sovrafollamento

"Non lasciano nulla se non i loro rifiuti": già a inizio anno, il sindaco di Funes, Peter Pernthaler, aveva denunciato una situazione insostenibile, riferendo di comitive di turisti di lungo raggio che arrivano, parcheggiano ovunque e ripartono subito dopo aver scattato le foto, senza lasciare alcun valore aggiunto al territorio. Mentre la Provincia avvia un tavolo di lavoro per gestire gli hotspot della valle, un messaggio inequivocabile è comparso sul terreno privato dove si radunano i turisti

Sui prati curatissimi della Val di Funes, incorniciati dalla sagoma inconfondibile delle Odle, è comparso uno striscione dal messaggio inequivocabile che invita i turisti a tornarsene a casa, poiché la misura è colma: "Tourists go home, enough is enough" (che potremmo tradurre con "I turisti vadano a casa, quando è troppo è troppo").
È stato posizionato a Santa Maddalena, su un terreno privato proprio davanti alla postazione in cui ogni giorno si radunano centinaia di visitatori a caccia della visuale perfetta per inquadrare il celebre scorcio con fotocamere e smartphone. Semplice e diretto, questo gesto di aperta insofferenza sembra rompere l'illusione dell'idillio alpino a cui è associata, nell'immaginario internazionale, questa scena da cartolina. Quella precisa immagine della Val di Funes, infatti, appare come una sintesi ideale del paesaggio dolomitico: un piccolo paese raccolto attorno alla chiesa, i prati falciati, i boschi a lambire l'abitato e, più su, una corona di pinnacoli di roccia a chiudere lo sfondo, come una scenografia che sembra dipinta.
Uno scenario così suggestivo da risultare quasi irreale, e che per questo attrae un flusso crescente di turisti che giungono da ogni parte del mondo, desiderosi di vederlo con i propri occhi e di immortalarlo per conservarne il ricordo e replicarne il fascino sugli schermi digitali, attraverso fotografie e video. Un'immagine che, però, è frutto di un paesaggio curato e custodito dalla comunità locale e dal mondo contadino, alle prese con le conseguenze del turismo di massa che cresce in modo inarrestabile e si dimostra sempre più disattento e irrispettoso. L'atto di protesta pare così incarnare il grido di esasperazione di abitanti stufi di un over-turismo mordi e fuggi che si concentra nei punti più fotogenici e si esaurisce nel tempo di uno scatto fotografico, lasciandosi alle spalle soltanto prati calpestati nonostante i divieti, rifiuti, disagi e sovraffollamento (anche sugli autobus di linea, usati dai residenti).
La dinamica è la medesima che affligge altre località dolomitiche (una decina, sempre le stesse), da inanellare una dopo l'altra in un itinerario a tappe che corrisponde a una lista dei desideri da spuntare nel minor tempo possibile. In tale ottica, poco importa (per i visitatori) che si tratti di località di montagna: l'approccio è lo stesso che interessa le città d'arte e altri scenari "iconici". Il fenomeno del "turismo da hotspot" sulle Dolomiti riguarda specifiche località ed è cresciuto molto rapidamente, senza dare tempo ai territori per capire come gestirlo. I dati relativi all'Alto Adige parlano di un aumento di arrivi e pernottamenti, mentre diminuisce il tempo di permanenza. In Val di Funes, questo famoso spot fotografico è passato in pochi anni dall'attirare fotografi ed escursionisti a orde di turisti di lungo raggio provenienti da mercati extra-europei, prevalentemente asiatici.
Già all'inizio dell'anno il sindaco del comune di Funes, Peter Pernthaler, aveva denunciato apertamente una situazione ormai insostenibile, riferendo di comitive che arrivano in valle, parcheggiano dappertutto e ripartono subito dopo aver scattato le loro foto senza lasciare alcun valore aggiunto al territorio ("Siamo stufi, abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la valle, parcheggiano ovunque e si fermano giusto il tempo di fare un paio di foto. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti", aveva dichiarato al Corriere). Per arginare l'assalto, l'amministrazione comunale aveva prospettato provvedimenti relativi alla mobilità, optando per la chiusura delle strade d'accesso a Santa Maddalena nei momenti di maggiore afflusso e per un sistema di gestione dei parcheggi basato sulla capienza effettiva, volto a respingere i flussi in eccesso verso aree di sosta collocate più in basso e a consentire il transito ai soli residenti e a chi pernotta nelle strutture della zona. Misure pensate per scoraggiare l'assalto giornaliero, sostenute anche da un possibile innalzamento delle tariffe dei parcheggi, giudicate finora troppo economiche per fermare l'invasione. "I residenti non ne possono più e quindi abbiamo deciso di intervenire. A maggior ragione ci faremo trovare pronti: quest'anno non ci sarà l'invasione", auspicava il sindaco.
Nonostante le intenzioni e i tavoli tecnici avviati dalla Provincia, con l'assessore al Turismo Luis Walcher che ha recentemente convocato un vertice con tutti gli enti competenti per istituire un gruppo d'azione dedicato alla gestione degli hotspot turistici, questo autunno la situazione in loco appare ancora fuori controllo. I video girati dai residenti mostrano escursionisti seduti a frotte sui prati privati, mentre la valle continua a fare i conti con i contraccolpi di un afflusso non più sostenibile per i terreni agricoli, per l'ambiente e per la pazienza della popolazione.
Se in altre località altoatesine la gestione dei flussi è stata accompagnata da tariffe d'accesso o da rigidi sistemi di prenotazione, come avviene sul Seceda o al lago di Braies, in Val di Funes la ricerca di un punto di equilibrio tra attrattività turistica, tutela del paesaggio e qualità della vita degli abitanti resta una sfida aperta e urgente. "Arrivano qui in massa per ammirare il patrimonio naturale. In Val Gardena pagano, a Braies pagano. Pagano ovunque, ma qui a Villnöss lasciano dietro di sé i rifiuti e non pagano nulla", afferma il consigliere comunale Paul Obwexer intervistato da Rai Südtirol.
In un contesto dolomitico in cui le proteste contro il turismo di massa si moltiplicano (più volte abbiamo fatto notare come tale gesto mal si coniuga con la tutela del territorio quando rasenta il vandalismo imbrattando l'ambiente con scritte sulle rocce e adesivi sui cartelli, e forse anziché puntare il dito contro gli ospiti sarebbe più efficace rivolgerlo alle istituzioni e al sistema che ne ha incentivato l'arrivo), il telo bianco comparso a Santa Maddalena si distingue per rappresentare un richiamo visivo potentissimo capace di colpire dritto allo sguardo dei turisti presenti sul posto, quasi a voler instillare un senso di responsabilità e a marcare una linea di confine.
Vivere dentro una cartolina non è semplice, soprattutto quando gli hotspot si moltiplicano e trasformano la quotidianità di una piccola comunità alpina in una gestione continua dei flussi. In Val di Funes, si contano almeno tre hotspot all'interno di un territorio circoscritto: tre punti di attrazione che disegnano una mappa fitta di criticità, che vanno dal paese fino ai sentieri che conducono in quota.
La chiesetta di San Giovanni in Ranui, descritta da molti blog come "la più fotografata delle Dolomiti", è stata una delle prime a sperimentare la necessità di porre un argine all'invasione turistica. Sorge all'interno di un terreno privato e già nel 2022 i proprietari hanno provveduto a installare una recinzione con tornello a pagamento per regolamentare l'afflusso dei visitatori. La pressione antropica si fa sentire anche più su, come dimostra il percorso che conduce al rifugio Geisleralm, noto anche come il "cinema delle Odle" per la sua vista panoramica. Il punto di partenza dell'escursione, fissato a malga Zannes, è servito da un ampio parcheggio a pagamento chiuso da una sbarra che, già lo scorso autunno, vedeva formarsi lunghe code di automobili lungo la strada d'accesso, evidenziando come la ricerca dello scatto perfetto rischi di soffocare proprio quei luoghi che si vorrebbe semplicemente ammirare. La situazione non è meno complessa nel paese di Santa Magdalena, dove la delicata convivenza tra residenti e turismo di massa resta un nodo ancora tutto da sciogliere.
"Come si può incanalare tutto questo afflusso turistico? Come si può attivare un sistema di prenotazioni e quanti turisti giornalieri vogliamo vedere al massimo ogni giorno nella valle?", si chiede l'assessore provinciale Walcher nel servizio di Rai Südtirol. Un gruppo di lavoro, istituito dalla Provincia autonoma di Bolzano, composto dagli enti coinvolti e dai responsabili locali e coordinato da Idm, è ora incaricato di valutare la situazione e trovare una soluzione: un compito non facile.
Il sindaco Pernthaler ha ringraziato l'assessore Walcher per l'iniziativa: "Questo incontro rappresenta un passo importante per creare insieme una situazione nella quale possiamo tornare a gestire attivamente lo sviluppo del territorio. Analisi e studi sono già disponibili. Ora si tratta di tradurli in soluzioni concrete e di attuarle con coerenza".
La ferma presa di posizione della comunità locale dimostra che la pazienza è esaurita e che le risposte istituzionali, per quanto già da tempo sollecitate dai tavoli di coordinamento provinciali, dovranno tradursi rapidamente in azioni concrete per restituire equilibrio a una delle valli più amate (e messe alla prova) delle Dolomiti.
La fotografia dello striscione è di Krisda Indrasthitya, via Facebook; la foto centrale è di Valentina Ciprian, quella a destra è tratta dal video di Paul Obwexer

Attraverso una serie di reportage sul territorio, con questa rubrica a cura di Pietro Lacasella e Valentina Ciprian, L'Altramontagna desidera approfondire un tema che, negli ultimi anni, sta innescando numerose discussioni relative alla gestione di una delle aree più frequentate della catena alpina. L'overtourism è un fenomeno circoscritto a pochi luoghi oppure diffuso in modo capillare tra valli e vette? Di cosa vanno in cerca, oggi, i turisti che si avventurano sulle Dolomiti? Quali sono gli atteggiamenti più comuni? Come vengono amministrati i flussi? Proveremo a rispondere a queste domande a partire dai sopralluoghi "sul campo"














