"La tenuta ambientale del Paese dipende anche dalla tenuta sociale e istituzionale delle sue montagne". Come amministrare i territori per dare loro un futuro?

In un articolo pubblicato su "Accademia Mediterranea" Marco Bussone, Presidente di Uncem, affronta alcuni dei temi più rilevanti del dibattito contemporaneo sulle Terre Alte. Quali politiche per tenere insieme diritti delle persone e qualità degli ecosistemi, autonomia delle comunità e responsabilità nazionale?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"La questione ambientale e quella demografica sono oggi due dimensioni della stessa sfida territoriale".
Con questa frase inizia un interessante articolo con cui Marco Bussone, Presidente di Uncem - Unione nazionale comuni, comunità, enti montani, affronta alcuni dei temi più rilevanti del dibattito contemporaneo sulle Terre Alte.
L'articolo, dedicato in particolar modo alle aree montane del sud Italia, ma valido in generale per tutti i territori interni del Paese, è apparso sul sito di "Accademia Mediterranea", un'Associazione culturale che favorisce la conoscenza e il dialogo tra i popoli e le comunità del Mediterraneo.
"Non possiamo affrontare la crisi climatica senza interrogarci su chi abita, lavora e custodisce i territori", scrive Bussone. "E non possiamo contrastare l'indebolimento demografico delle montagne e delle aree rurali senza riconoscere il valore economico, sociale e istituzionale dei beni naturali che questi territori generano e conservano".
Il punto di vista di Uncem è chiaro: "Acqua, foreste, suolo, biodiversità, paesaggio non sono semplicemente risorse da proteggere. Sono infrastrutture fondamentali del Paese, beni collettivi che richiedono governo, investimenti, responsabilità pubbliche e comunità capaci di prendersene cura".
Nel Mezzogiorno, sottolinea Bussone, questa consapevolezza assume un significato ancora più importante: "Perché la fragilità degli assetti territoriali, la crisi idrica, l'abbandono dei terreni agricoli e forestali e la riduzione dei servizi si intrecciano con grandi opportunità di sviluppo ancora insufficientemente riconosciute".
Il Presidente Uncem approfondisce, in particolare, due temi fondamentali e tra loro connessi: foreste e acqua.
"L'espansione del bosco, spesso conseguenza dell'abbandono delle attività agricole e pastorali, non sostituisce la gestione forestale sostenibile", scrive Bussone. "Senza pianificazione, manutenzione, filiere economiche e presidio umano, anche un patrimonio forestale crescente può diventare più vulnerabile agli incendi, agli eventi meteorologici estremi e al dissesto. La montagna non ha bisogno di essere semplicemente conservata. Ha bisogno di essere governata, attraverso una nuova alleanza tra istituzioni, imprese, proprietari, comunità e mondo scientifico".
"L'acqua rende particolarmente evidente questa interdipendenza", aggiunge. "Le montagne sono grandi sistemi di raccolta, regolazione e distribuzione della risorsa idrica, essenziale per le città, l'agricoltura, l'industria, la produzione energetica. Occorre superare una concezione delle aree montane come semplici luoghi di prelievo delle risorse: chi beneficia dell'acqua e dei servizi ecosistemici deve contribuire alla loro conservazione e rigenerazione. Il principio del pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali deve diventare una politica pubblica strutturale, capace di trasferire risorse verso i territori che garantiscono qualità dell'acqua, protezione del suolo, assorbimento del carbonio e tutela della biodiversità. Non una compensazione occasionale, ma un nuovo rapporto economico e istituzionale tra territori produttori e territori utilizzatori".
Bussone evidenzia che questa prospettiva richiama il valore dei beni collettivi, degli usi civici delle proprietà comunitarie, particolarmente importanti anche nella storia del Mezzogiorno.
"Questi istituti non rappresentano residui del passato", spiega il Presidente Uncem, "ma forme attuali di responsabilità condivisa. La lezione di Elinor Ostrom (una nota politologa ed economista statunitense, Premio Nobel per l'Economia n.d.r) ci ricorda che i beni comuni possono essere amministrati efficacemente dalle comunità attraverso regole riconosciute, partecipazione e istituzioni solide. Occorre valorizzare questo patrimonio giuridico e sociale, evitando tanto la privatizzazione indiscriminata quanto l'immobilismo amministrativo. I beni collettivi devono produrre benefici collettivi, opportunità di lavoro, nuove imprese, servizi e coesione".
Bussone evidenzia che, in questo quadro, anche i Parchi nazionali e regionali del Mezzogiorno possono assumere un ruolo strategico: "Non soltanto soggetti della conservazione, ma istituzioni capaci di connettere tutela ambientale, economie territoriali, ricerca, formazione e sviluppo locale". I Parchi, secondo questa visione, possono essere protagonisti delle politiche forestali, della gestione delle risorse idriche, delle filiere agroalimentari, del turismo sostenibile e della prevenzione dei rischi, "lavorando con i Comuni ma senza sostituirli, costruendo strategie condivise che superino i confini amministrativi".
È qui che si colloca la necessità di una nuova organizzazione istituzionale: una governance capace di accompagnare le amministrazioni in un percorso innovativo.
"I piccoli Comuni non possono essere lasciati soli di fronte a processi demografici, climatici ed economici che travalicano ogni confine municipale", scrive Bussone. "Unioni montane di Comuni, Comunità montane e altre forme stabili di cooperazione devono diventare l'architettura ordinaria delle politiche territoriali. Le Green Communities, promosse da Uncem e riconosciute nella legislazione nazionale, indicano una direzione concreta: costruire strategie sovracomunali che integrino acqua, boschi, energia, mobilità, servizi e sviluppo economico. Servono continuità finanziaria, capacità amministrativa e una programmazione nazionale e regionale di lungo periodo".
"Il Mezzogiorno può essere un laboratorio avanzato di questa trasformazione", conclude il presidente Uncem. "La sfida non è amministrare il declino né limitarsi a proteggere patrimoni naturali sempre più esposti. È organizzare una nuova economia territoriale fondata sulla gestione responsabile dei beni collettivi, sulla cooperazione tra Comuni e sulla valorizzazione dei servizi ecosistemici. Una politica capace di tenere insieme diritti delle persone e qualità degli ecosistemi, autonomia delle comunità e responsabilità nazionale. Perché la tenuta ambientale del Paese dipende anche dalla tenuta sociale e istituzionale delle sue montagne. E il futuro del Mezzogiorno passa dalla capacità di trasformare questa interdipendenza in scelte pubbliche, lavoro e nuove opportunità di abitare i territori".












