"Da quando c'è l'Intelligenza Artificiale mi pare non abbia più alcun senso fare fotografia naturalistica". Gli interrogativi di una fotografa di fronte all'IA

Ha ancora senso competere con immagini manipolate in maniera così avanzata? Quale futuro per la fotografia naturalistica di fronte a software così avanzati, capaci di produrre e post-produrre un'immagine? I dubbi Angelina Iannarelli, fotografa naturalista impegnata soprattutto nel territorio del Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'intelligenza artificiale ci pone interrogativi su vasta scala, che dovrebbero chiamarci a rispondere all'unisono, come specie. Questa "crisi", intesa in maniera neutra come fase di passaggio, arriva però ad interessare le più specifiche branche dell'attività antropica. Una su tutte: l'arte, la più "umana" delle attitudini.
Entrando ulteriormente nel merito, riportiamo oggi alcune riflessioni che interrogano il rapporto tra la fotografia e l'AI, nello specifico la fotografia naturalistica.
Parliamo di una branca fotografica che – dall'invenzione del dagherrotipo – ha da sempre accompagnato la conoscenza umana fino ad oggi. Dalla seconda metà dell'Ottocento, questo nuovo strumento è stato al servizio della scienza: permetteva di documentare la fauna e la flora in modo nettamente più oggettivo rispetto al disegno a mano, fino ad allora unico mezzo di registrazione visiva. Così, in concomitanza con le prime spedizioni scientifiche e geografiche organizzate, questo approccio si è diffuso: prima tra gli specialisti, poi a portata di tutti.
Proprio oggi, in un'epoca in cui ciascuno è a suo modo fotografo e documentarista, sentiamo più che mai il bisogno di professionisti: di una tecnica affinata per la ricerca fotografica di un certo tipo, un occhio artistico dalla spiccata sensibilità e soprattutto di un'autorialità di cui potersi fidare, capace di portarci in certi ambienti così estranei alla nostra vita urbanizzata, distorcendola il meno possibile con il proprio obiettivo.
Ma è ancora possibile? Oggi che il contributo dell'intelligenza artificiale ha reso sempre meno distinguibile le due sfere? Di fronte a interrogativi così attuali, prima che risposte, emergono ulteriori domande. Lo lasciamo fare a chi ha familiarità con questa forma d'arte: riportiamo dunque lo sfogo social di Angelina Iannarelli, una fotografa naturalista impegnata soprattutto nel territorio del Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Il post di Angelina Iannarelli
Per la prima volta dopo tanti anni che mi dedico alla fotografia naturalistica sto vivendo un periodo di crisi.
Il mio stato d'animo attuale è una forma di insofferenza, quasi disagio, verso la fotografia, soprattutto quella paesaggistica e dei grandi mammiferi. La verità è che da quando c'è AI mi pare non abbia più alcun senso fare fotografia naturalistica.
Infatti, tralasciando le immagini generate direttamente da AI, che sono facilmente riconoscibili e che non considero un problema, c'è tutto il discorso degli interventi di AI sulla produzione e la post produzione che diventano difficili da riconoscere.
La fusione tra l'immagine reale e la parte modificata da l'AI restituisce scatti molti difficili da realizzare normalmente.
Con questa manipolazione avanzata, che consente schermature automatiche del soggetto, dello sfondo, del cielo, modifica delle condizioni di luce, dei colori e molto altro, la foto risulta bellissima, accattivante, l'atmosfera sognante.
È senz'altro una diversa forma artistica e una interpretazione personale della scena, non è però la realtà.
Il problema è che a me la natura piace com'è, non la voglio modificare. Ma una foto senza manipolazione non può competere con queste immagini artistiche digitali.
Già non sopportavo le scene costruite a tavolino, con aggiunta di elementi e una serie di luci artificiali a creare l'atmosfera, figuriamoci quando tutto questo lo fa un software, senza neanche lo sforzo di doverlo pensare.
Per concludere, la domanda è: C'è spazio per la fotografia naturalistica realizzata senza interventi di AI?
Ma soprattutto: Ha ancora senso sacrificarsi?
Le foto con evidenti interventi di AI mi pare si concentrino soprattutto sulle foto di paesaggi, sugli uccelli e sui mammiferi, soprattutto quelli che vivono a quote facili da raggiungere.
Forse bisogna dedicarsi a soggetti meno fotografati.
Non so davvero.












