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Attualità | 21 ottobre 2026 | 06:00

"I funghi sequestrati li mangiano le guardie, che si tengono il meglio del raccolto". Ma è davvero così?

In queste settimane di estenuante ricerca di funghi per i numerosissimi appassionati il dubbio sorge ripetutamente: "Che fine fanno i funghi sequestrati?". Quando si raccoglie in maniera scorretta ingenuamente e forse furbamente si potrebbe pensare di non fare un torto a nessuno, ma in realtà a rimetterci è tutta la comunità e il contesto territoriale. Ecco cosa succede ai funghi confiscati

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Ma che fine fanno i funghi sequestrati?"

In queste settimane di estenuante ricerca per i numerosissimi appassionati di funghi questa domanda ritorna come un ritornello di una canzone che non riesci a levarti dalla testa.

 

La vulgata vorrebbe che i funghi finiscano negli stomaci "delle guardie", magari cucinati la sera stessa dalle loro mogli a casa, e che "ingiustamente" si tengono per loro il meglio del raccolto sottraendolo a spese dei fungaioli che si sono adoperati con fatica. Una narrazione che ha il retrogusto della favola e come nelle favole segue degli schemi fissi: in prima battuta sicuramente da questa versione emergere il malcontento che si genera quando viene sottratto un ritrovamento entusiasmante come, ad esempio, un bel porcino; in seconda battuta, invece, l'atteggiamento di queste ipotetiche "guardie" sembra assomigliare molto ai comportamenti che si leggono in delle novelle di Verga, dei furbi che agiscono a discapito della povera gente.

 

Non c'è nemmeno da dire che ovviamente non è così: l'intervento del corpo forestale dello stato e delle forze dell'ordine avviene solo in caso di irregolarità a tutela della comunità e del territorio in cui i funghi sono stati raccolti. Capita spesso che la ricerca di funghi non venga fatta seguendo le norme corrette e con i permessi adeguati oppure che anche chi segue tutte le regole con precisione, preso dalla brama o da quel ritrovamento inaspettato si lasci prendere la mano. Di fronte a queste azioni scorrette ingenuamente e forse furbamente si potrebbe pensare di non fare un toro a nessuno e di non colpire nessun singolo, ma in realtà a rimetterci è tutta la comunità cittadina e il contesto territoriale.

L'azione delle forze dell'ordine va proprio in questa direzione: restituire alla comunità dei cittadini quello che gli è stato indebitamente sottratto.

Dopo la confisca, avviene un primo controllo micologico, i funghi vengono controllati da un micologo dell'ASL o dall'ispettorato competente, che verifica la salubrità del prodotto, l'effettiva commestibilità e lo stato di conservazione. Se il prodotto risulta non edibile, marcescente o addirittura con effetti tossici per la salute viene distrutto.

 

Invece, se il prodotto è commestibile solitamente viene riutilizzato in due possibili modi: il primo è una donazione benefica a enti sociali, come mense popolari o case di riposo, questo avviene quando la quantità è minima e potrebbe soddisfare solo poche persone; se invece i beni confiscati sono numerosi e il loro valore di conseguenza è ingente i funghi vengono messi a disposizione o agli enti locali o alle comunità montane che poi predispongono un'asta pubblica dove li vendono, solitamente a ristoratori locali. Il ricavato dell'asta viene versato nelle casse pubbliche e in questa modalità ciò che era stato sottratto torna al cittadino.

 

Qualunque sia la destinazione finale dell'alimento sottratto, le autorità sono tenute a redigere un verbale dettagliato del sequestro amministrativo e penale, attraverso il quale si possono ripercorrere le varie fasi, mentre al trasgressore viene applicata una sanzione amministrativa (una multa), oltre al sequestro della merce e, talvolta, il ritiro del tesserino di raccolta.  

 

Fonte foto: Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini - UDSC

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