Il Trentino Alto Adige è la regione dove si piantano più alberi. Ma perché e con quali criteri?

Nel 2025 in Italia sono stati messi a dimora quasi 3,7 milioni di alberi, il 17% in più rispetto al 2024, su una superficie che supera i 5.300 ettari. Il Trentino Alto Adige, per il terzo anno consecutivo, è primo nella classifica delle regioni per quanto riguarda il numero di alberi piantati. C'è ovviamente un motivo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nel 2025 in Italia sono stati messi a dimora quasi 3,7 milioni di alberi, il 17% in più rispetto al 2024, su una superficie che supera i 5.300 ettari.
Questi, in estrema sintesi, i principali risultati raccolti nell'Atlante delle Foreste 2025, il report annuale di Legambiente e AzzeroCO2 realizzato in collaborazione con Compagnia delle Foreste.
Analizzando i dati si coglie che, nella maggior parte dei casi, le piantagioni avvenute in Italia riguardano principalmente le Città metropolitane, che grazie ai fondi PNRR hanno messo a dimora nel 2025 circa 1,48 milioni di alberi e arbusti. Torino e Roma, da sole, rappresentano il 59% del totale metropolitano, con rispettivamente 455.000 e 414.000 alberi. Seguono Reggio Calabria con 261.000 e Catania con 118.000.

Si pianta di più, insomma, nei contesti urbani e di pianura, dove in effetti la copertura di alberi e arbusti è meno presente. Ma c'è un'eccezione che conferma la regola: il Trentino Alto Adige, che anche in questa edizione del report (e per il terzo anno consecutivo) è risultato primo nella classifica delle regioni per quanto riguarda il numero delle piante messe a dimora. C'è ovviamente un motivo: gli oltre 840.000 alberi piantati registrati nell'Atlante riguardano le opere di ripristino delle aree colpite dalla tempesta Vaia prima e dall'epidemia di bostrico poi (il coleottero che attacca l'abete rosso).
Abbiamo approfondito queste attività di ripristino insieme a Giovanni Giovannini, dirigente del Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento. Ben consapevoli della difficoltà di rimboschire l'intera superficie colpita, abbiamo chiesto innanzitutto i criteri di scelta delle aree da ripristinare.

"L'obiettivo che si è dato la Provincia Autonoma di Trento è quello di intervenire solo laddove ricorrono le condizioni di particolare pericolosità valanghiva oppure di frane e caduta massi, quelle aree che sono tipicamente svolgono funzioni di protezione", spiega Giovannini a L'Altramontagna. "Oltre a queste, cerchiamo di intervenire nelle aree denudate più vaste dove la sola rinnovazione naturale potrebbe richiedere tempi molto lunghi. Indicativamente cerchiamo di rimboschire circa 200 ettari l'anno. Tutto il lavoro viene svolto manualmente, sulla base di una perizia di rimboschimento con mezzi e personale dell'Amministrazione forestale. La rinnovazione naturale resta l'obiettivo da perseguire e i primi risultati del monitoraggio sono confortanti".
Per poter rimboschire circa 200 ettari all'anno è stato fondamentale rinvigorire la produzione vivaistica locale. "L'Amministrazione forestale ha incrementato la propria produzione nei vivai storici del Castelfranco e a Borgo Valsugana. Inoltre, è stato realizzato un nuovo vivaio a Paneveggio", spiega Giovannini. "L'incremento della produzione è stato possibile grazie a nuovi investimenti e personale messi in campo subito dopo Vaia. Una quota del materiale impiegato è stata comunque reperita sul mercato, grazie alla collaborazione dei Servizi forestali di Bolzano e del Tirolo Austriaco".
Ma come sono fatti questi rimboschimenti?
"Le modalità di intervento vengono stabilite in modo più preciso da ogni ufficio distrettuale", sottolinea il Dirigente del Servizio Foreste, "perché ogni luogo presenta peculiarità che vanno attentamente considerate: esposizione, quota, suoli, accessibilità, pendenza…".
Giovannini invita chi è interessato ad approfondire l'argomento a leggere il "Piano bostrico", il documento tecnico-programmatico che raccoglie tutte le linee guida di intervento.
Un aspetto che emerge, tra i tanti, dalla lettura del Piano, riguarda le specie da utilizzare. La Provincia di Trento spiega chiaramente che il cambiamento climatico sta già influenzando la composizione specifica dei boschi e che le nuove piantagioni devono necessariamente tenere conto di queste mutate condizioni, ma anche della necessità di maggior stabilità dei futuri popolamenti.
"Nel caso si decida di intervenire con impianti, questi vanno effettuati con specie adeguate alla stazione, al piano altitudinale e alla zona ecologica, in un'ottica di arricchimento specifico dei popolamenti circostanti, soprattutto dove questi siano caratterizzati da uniformità compositiva", si legge nel documento.
"Può essere valutata positivamente, purché in percentuali limitate, un'integrazione dei nuovi impianti con specie del piano altitudinale inferiore, in una prospettiva di adattamento ai cambiamenti climatici e allo scopo di fornire maggiore stabilità strutturale e compositiva ai nuovi popolamenti", si legge ancora. "Gli interventi di rimboschimento devono essere effettuati con almeno 2-3 specie, per garantire la resilienza e stabilità dei popolamenti futuri".
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I criteri adottati dalla Provincia Autonoma di Trento sono molto simili anche a quelli previsti anche da quella di Bolzano: piantagioni realizzate solo in determinati contesti, dove la necessità di accelerare i lunghi tempi forestali è stringente, ad esempio per garantire la funzione protettiva, oppure in aree dove l'ampiezza dei disturbi potrebbe determinare una difficoltà maggiore per l'ingresso della rinnovazione naturale. Piantagioni anche molto diverse dal passato, dove privilegiare la mescolanza e prevedere anche la presenza di specie dei piani inferiori che, con l'aumento delle temperature, tenderanno naturalmente a risalire.
"Rispetto alle aspettative dei proprietari forestali, la quantità di impianti realizzati soffre delle difficoltà nel riuscire a realizzare il maggior numero di cantieri nei pochi mesi utili alle piantagioni", spiega infine Giovannini, sottolineando come le spese per gli impianti siano coperte da fondi pubblici.
Si vorrebbe fare di più, ed è un'esigenza comprensibile. Ma i numeri raccolti nell'Atlante delle Foreste per il 2025 parlano comunque di territori dinamici, capaci di mettere in campo investimenti considerevoli: 834.817 alberi piantati con finanziamento pubblico e 5.455 tramite fondi privati, spendendo circa 11,5 milioni di euro di denaro pubblico.
Foto: Archivio Ufficio Stampa PAT











