"Cucinano il fungo e finiscono in pronto soccorso con crampi, vomito e diarrea. Erano convinti fosse una mazza di tamburo"

"Fruttifica dalla tarda estate al tardo autunno, sui prati dei parchi, nelle aiuole, nei giardini e nei campi erbosi". Il micologo e divulgatore Nicolò Oppicelli ci racconta una specie di fungo molto tossica e ancora poco conosciuta. Spesso scambiata per una commestibile Mazza di tamburo, ha causato diverse intossicazioni

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Chlorophyllum molybdites è un fungo di origine tropicale e di medio-grandi dimensioni mai segnalato in Italia fino a vent'anni fa. Trovata per la prima volta in Sicilia nel 2005, si è presto diffusa nell'areale tirrenico. Si tratta di una specie altamente tossica, la cui somiglianza con la commestibile Mazza di tamburo, Macrolepiota procera, ha già causato intossicazioni gastrointestinali documentate.
Come distinguerle? Come cambiano gli esemplari nel corso del loro sviluppo? Quali effetti ha sulla salute se ingerito? Ce lo spiega il micologo e divulgatore scientifico, Nicolò Oppicelli, autore del commento ad un video gentilmente concesso dal micologo siciliano Pietro Astore.
Di seguito, tutti i dettagli necessari a riconoscere questa specie. Ma prima, una raccomandazione: "Per i funghi destinati alla tavola, affidarsi sempre al controllo dell'Ispettorato micologico dell'Asl".
Chlorophyllum molybdites
La raccolgono convinti di portare a casa una Mazza di tamburo, la cucinano e - qualche ora dopo - sono in pronto soccorso.
È una specie che fruttifica dalla tarda estate al tardo autunno, sui prati dei parchi, nelle aiuole, nei giardini, nei campi erbosi, nei terreni coltivati spesso disposta in grandi cerchi con numerosi esemplari.
Il capello - ovoide, quasi sferico nei giovani esemplari – si apre fino a convesso appianato. Misura da 7 a 20-25 centimetri di diametro. La cuticola, di colore bianco crema si rompe in larghe spumature color nocciola disposte in larghi cerchi concentrici, facili da separare, che verso il centro poi si fondono in un disco bruno compatto mentre il margine resta chiaro e finemente feltroso.
Molto importante è l'osservazione della superficie imeniale, dove le lamelle sono libere al gambo e fitte, bianche negli esemplari giovani ma a maturità virano su tonalità grigio-verdastre, che sono il colore caratteristico della sporata di questa specie, verde-oliva, che è un colore quasi unito tra i funghi a lamelle, tipico del genere Chlorophyllum.
Il gambo è lungo da dieci a venti centimetri e largo 1-2, cilindrico e liscio, privo di qualsiasi decorazione o zebratura, a differenza della mazza di tamburo commestibile che invece ha le zebrature a zigzag. Chiaro sopra l'anello e brunastro verso la base che si ingrossa in un piccolo bulbo.
L'anello invece è ampio, doppio, scorrevole, bianco nella parte superiore, scuro con colorazioni quasi color fuliggine nella zona del bordo e sottostante.
La carne è di colore bianco, soda nel gambo, cotonosa nel cappello, al taglio vira lentamente, o a volte anche in maniera rapida in tonalità rosso-aranciata.
A differenza della Mazza di tamburo è importante osservarne il gambo dove è presente una decorazione a fasce brune a zigzag che ricorda la decorazione di una pelle di serpente. Inoltre, la carne della mazza di tamburo commestibile non cambia colore al taglio, mentre invece Chlorophyllum molibdites ha sempre una tendenza ad arrossare e poi a scurire quando la carne viene esposta all'aria. L'odore è gradevole e fungino.
Il quadro clinico è quello di una sindrome gastrointestinale a breve latenza, secondo le descrizioni possono comparire tra 15 minuti e 2 ore dal pasto, più di rado oltre le due ore. Quindi crampi addominali, vomito ripetuto, una diarrea profusa, prima acquosa e poi ematica, con sudorazione intensa.
Trattandosi di una specie in espansione, che ha iniziato la sua comparsa in Sicilia, è arrivata in Sardegna, Calabria e sulle coste tirreniche della nostra Penisola, bisogna prestarci molta attenzione. È facile la confusione con generi commestibili e conosciute del genere Macrolepiota, come appunto la Mazza di tamburo. Quindi prestiamo attenzione alle false mazza di tamburo dalle spore di colore verde, Chlorophyllum molibdites.











