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Ambiente | 13 ottobre 2026 | 18:00

Quanto si risparmia a riscaldarsi con il legno considerato l'aumento dei prezzi dei combustibili fossili? È una scelta sostenibile?

Legna da ardere, pellet e cippato rappresentano già oggi la prima fonte rinnovabile italiana per quanto riguarda l'energia termica: ma sono davvero competitivi? Ed è auspicabile, in futuro, un aumento della loro quota di utilizzo?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

I grandi aumenti di prezzo dei combustibili riscontrati negli ultimi mesi, legati anche alle vicissitudini geopolitiche di questo periodo storico, si stanno riverberando anche sulla scelta di come molti italiani, in particolare in aree rurali e montane, scelgono di riscaldarsi. Questa situazione sta infatti spingendo molte persone a passare a sistemi di riscaldamento alternativi e più economici, come quelli basati sulle biomasse legnose: legna da ardere, pellet e cippato. Questi biocombustibili rappresentano già oggi la prima fonte rinnovabile italiana per quanto riguarda l'energia termica: ma sono davvero competitivi? Ed è auspicabile, in futuro, un aumento della loro quota di utilizzo?

 

Ne abbiamo parlato con Annalisa Paniz, direttrice di AIEL – Associazione Italiana Energia dal Legno. AIEL rappresenta i vari soggetti attivi nel settore del riscaldamento a biomasse legnose: produttori, costruttori delle tecnologie di riscaldamento, progettisti, installatori, manutentori e rivenditori degli apparecchi. Un'associazione, quindi, che promuove attivamente il riscaldamento a biomassa, ma che rappresenta anche un punto di osservazione privilegiato sul mercato dei biocombustibili e uno stimolatore culturale e politico per quanto riguarda il miglioramento dell'efficienza, la riduzione delle emissioni inquinanti e della sostenibilità complessiva del riscaldamento a biomasse.

 

"Quando aumentano i prezzi del gasolio e del metano, cresce l'interesse delle famiglie e delle imprese per soluzioni alternative. È una dinamica ricorrente nelle fasi di crisi energetica, anche se occorre distinguere l'aumento delle richieste di informazioni dall'effettiva sostituzione degli impianti, che richiede tempo e investimenti", spiega innanzitutto Paniz. "La questione riguarda anche la sicurezza degli approvvigionamenti. Le crisi degli ultimi anni hanno mostrato quanto la dipendenza dai combustibili fossili esponga famiglie, imprese e amministrazioni alla volatilità dei mercati internazionali. Le biomasse legnose, che devono provenire da filiere territoriali sostenibili, possono contribuire a diversificare le fonti e a ridurre questa esposizione".

 

Questo ruolo è particolarmente importante nelle aree interne, rurali e montane, dove le risorse forestali possono alimentare una filiera locale. Oltre a legna e pellet, bisogna considerare anche il cippato per gli impianti centralizzati a servizio, per esempio, di scuole, edifici pubblici, strutture ricettive e piccole reti di teleriscaldamento. Per AIEL, queste opportunità meritano una programmazione stabile, capace di accompagnare gli investimenti oltre le singole emergenze.

 

"Una maggiore domanda può incidere sui prezzi", continua Paniz, "ma legna, pellet e cippato hanno mercati differenti. Il pellet è più esposto agli scambi internazionali e ai costi industriali e logistici; legna e cippato hanno un legame più stretto con l'offerta territoriale. Ma anche queste filiere risentono dei costi di produzione e trasporto: la provenienza locale non elimina ogni rischio di rincaro".

 

Ma come si sta muovendo il mercato? E a quanto ammonta il risparmio nell'uso delle biomasse?

Per quanto riguarda il pellet certificato ENplus® A1 in sacchi da 15 kg, le ultime rilevazioni AIEL indicano un aumento del 34% rispetto a settembre 2025. Il rincaro è significativo, ma nonostante questo il pellet mantiene un vantaggio economico rispetto ai combustibili fossili nel confronto sul costo dell'energia primaria. A settembre, il costo dell'energia primaria era stimato infatti 106 euro/MWh per il pellet, contro 163 euro/MWh per il gas naturale e 205 euro/MWh per il gasolio da riscaldamento. Sulla base di questi valori, il pellet costa oggi circa il 35% in meno del metano e il 48% in meno del gasolio.

 

Per quanto riguarda la legna da ardere in classe A1, le ultime rilevazioni AIEL, di aprile 2026 indicano un calo del prezzo del 4% su base annua. Il costo energetico, pari a circa 55 euro/MWh, risulta inferiore di circa il 66% rispetto al metano e del 73% rispetto al gasolio, prendendo come riferimento i prezzi dei combustibili fossili rilevati a settembre 2026.

 

Risparmio ancora maggiore per quanto riguarda il cippato certificato in classe A1: nonostante un aumento di prezzo del 14%, il costo energetico è oggi intorno a 35 euro/MWh di energia primaria. Questo significa 79% in meno del metano e 83% in meno del gasolio.

 

Il risparmio in generale è quindi evidente, ma quali regole dovrebbe seguire chi sceglie di passare alle biomasse legnose?

 

"La scelta deve partire da una valutazione dell'edificio e del suo fabbisogno, affidata a professionisti qualificati", spiega Annalisa Paniz. "Occorre individuare la tecnologia e la potenza adatte, verificare le disposizioni regionali e comunali e valutare canna fumaria, deposito del combustibile e requisiti per gli eventuali incentivi. Sono fondamentali apparecchi efficienti e a basse emissioni, installazione corretta, combustibile di qualità e manutenzione regolare. La sostituzione dei vecchi generatori deve accompagnarsi a una gestione consapevole dell'impianto. Per gli impianti centralizzati a cippato, la progettazione deve comprendere anche la filiera di approvvigionamento: disponibilità e qualità del combustibile, umidità e pezzatura compatibili con la caldaia, accessibilità del deposito e continuità delle consegne. Vanno inoltre previsti i sistemi di controllo e abbattimento delle emissioni richiesti per l'impianto. Un progetto ben costruito collega il fabbisogno energetico alla capacità di fornitura del territorio. Contratti chiari con operatori qualificati permettono di programmare meglio sia la gestione dell'impianto sia il lavoro delle imprese locali".

Oggi le biomasse in Italia hanno già un ruolo rilevante, soprattutto nella produzione di calore. Secondo il rapporto statistico GSE riferito al 2023, la biomassa solida ha fornito circa 7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio di energia termica, risultando la principale fonte rinnovabile del settore. Tuttavia, molto spesso i biocombustibili legnosi sono importati dall'estero, non sempre con garanzie ambientali e di qualità. 

 

Per AIEL è fondamentale accrescere il contributo delle biomasse nel mix energetico nazionale, ma solo attraverso tecnologie efficienti, sostituzione degli apparecchi obsoleti e filiere certificate, sostenibili e tracciabili.

 

"Questo sviluppo deve rispettare la capacità dei boschi di rinnovarsi, la biodiversità, i suoli e il ruolo delle foreste nell'assorbimento del carbonio, valorizzando residui e sottoprodotti e tenendo conto degli altri impieghi del legno", sottolinea Paniz. "Il cippato, ad esempio, può svolgere un ruolo importante negli impianti centralizzati e nelle reti di teleriscaldamento territoriali, quando esistono fabbisogni adeguati e risorse disponibili in prossimità. La sostenibilità va verificata anche sul piano logistico e della qualità dell'aria".

 

"Nelle aree interne", conclude la direttrice di AIEL, "una filiera bosco-legno-energia ben organizzata può contribuire a mantenere imprese, competenze e occupazione, dando continuità economica alla gestione forestale. Riscaldare una scuola, una struttura ricettiva o un gruppo di edifici con una risorsa locale può diventare parte di una strategia più ampia di presidio del territorio. L'obiettivo è produrre più calore con minori consumi ed emissioni, ridurre la dipendenza energetica e creare valore nei territori".

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