Il legno locale è sempre più importante: perché non viene usato? C'è chi prova a farlo

In Piemonte, nel territorio del Gal (Gruppo di azione locale) delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, da un anno e mezzo è in atto un'intensa attività di studio, analisi, condivisione e progettazione per promuovere l'utilizzo sostenibile del legno locale. Presto partiranno tre progetti: un modo concreto per dimostrare che, se si vuole, si può fare

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
A inizio ottobre a Vazon (Oulx, Val Susa), nella casa in cui vive il climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli - membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna - si è discusso di utilizzo del legno locale e delle sfide che il cambiamento climatico ci pone nell'ambito dell'edilizia di montagna.
Architetti, forestali e imprese, insieme a Mercalli, si sono confrontati sulla naturale capacità del legno di stoccare CO2 e delle strategie per incrementare l'uso di legname di prossimità nelle costruzioni attraverso una gestione forestale pianificata. Il parere comune emerso dall'incontro è che il legno locale, se prodotto a partire da una gestione pianificata e certificata, è da valorizzare in quanto risorsa rinnovabile e di prossimità, capace di diminuire l'impatto ambientale generando anche lavoro per le imprese del territorio.
Una riflessione particolarmente significativa è stata portata dal Gal (Gruppo di azione locale) delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, dove da un anno e mezzo è in atto un'intensa attività di studio, analisi, condivisione e progettazione per promuovere l'utilizzo del legno del territorio.
"Dal bosco al progetto", questo il nome dell'iniziativa, porterà alla realizzazione di vari manufatti pubblici realizzati con legno del territorio: le fermate dei bus per le Unioni Montane, un edificio polifunzionale per il comune di Balangero e il recupero di un edificio rurale già esistente in quello di Villanova.

Durante l'incontro a casa Mercalli, Fernanda Giorda, dottoressa forestale e consulente del Gal, ha spiegato innanzitutto i limiti che si riscontrano oggi nella valorizzazione del legno locale: "L'impresa boschiva non seleziona i migliori assortimenti perché teme di non trovare la giusta remunerazione. L'impresa artigiana che trasforma il legno in semilavorati non esprime una domanda vivace di legno locale, perché teme di non trovare materiale in grado di soddisfare le proprie esigenze. Infine, amministrazioni e progettisti esprimono una richiesta molto contenuta di costruzioni e manufatti in legno proveniente dal territorio".
Secondo Giorda la vera sfida è quindi invertire questa tendenza, con un percorso di valorizzazione semplice ma virtuoso, che deve partire costruendo nuove relazioni tra i vari protagonisti.
Con questo obiettivo il Gal ha lavorato insieme ad architetti e dottori forestali su tre diverse linee di azione: studio del territorio, approfondimento sulle normative e progettazione.
Il territorio dimostra innanzitutto che il legno locale è disponibile e la forza lavoro non manca. Sono infatti presenti 45.000 ettari di boschi, di cui 15.000 di foreste comunali pianificate e certificate PEFC. Le specie più interessanti e rappresentative sono larice, abete rosso, pino nero e strobo derivante da rimboschimenti, faggio e castagno. Nel territorio operano 45 imprese di utilizzazione boschiva, con un'età media dei titolari tra 40 e 45 anni e non mancano segherie (6) e falegnamerie artigiane (46), con alcune realtà che già si distinguono per la certificazione di custodia PEFC e la certificazione CE per il legno strutturale.
Anche la normativa spinge sempre più verso l'uso del legno, che viene ad esempio richiamato nei CAM, i Criteri Ambientali Minini, cioè i requisiti ecologici definiti dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per orientare le stazioni appaltanti verso una scelta di acquisto sostenibile. I CAM che riguardano il legno sono tre, relativi all'edilizia, all'arredo esterno e all'arredo interno. Per quando riguarda l'edilizia, in particolare, è prevista una premialità per l'utilizzo di materia prima locale.
Per quanto riguarda la progettazione, infine, il Gal ha promosso tre progetti di fattibilità tecnico economica, per un importo lavori da 150 a 300 mila euro cadauno, offerti a 3 Comuni sulla base di una manifestazione di interesse. Inoltre, è stato realizzato uno strumento di supporto alle prime fasi di valutazione economica degli interventi che prevedono l'impiego del legno.
Tutto questo percorso è stato possibile convogliando assieme risorse provenienti da diverse fonti di finanziamento: la Camera di Commercio di Torino, i fondi europei dello Sviluppo Rurale destinati al Gal e quelli derivanti dal progetto Interreg E-Change. I risultati raccolto hanno fatto sostenere a Fernanda Giorda che costruire in legno locale, almeno nel territorio delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, è possibile.
"Abbiamo creato un ponte affidabile tra l'applicazione della norma (CAM) e la domanda di legno di prossimità attraverso il coinvolgimento degli attori economici e dei comuni, la formazione dei tecnici, la progettazione e la premialità nei bandi Gal", ha spiegato Giorda. "Un percorso di questo genere è replicabile in tutte quelle aree dove la pianificazione di foreste certificate può generare una reale fonte di legname rispettosa dei CAM. Per farlo occorre innanzitutto sensibilizzare di più amministratori e tecnici, per spingerli a vivacizzare la domanda del legno di prossimità".
In un Paese come l'Italia, che importa circa il 90% del legno che utilizza, queste storie di valorizzazione delle risorse territoriali rappresentato esempi rari e virtuosi. Non potranno certo essere replicate ovunque, ma laddove le condizioni di base esistono, perché non investirci con maggior determinazione?












