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Attualità | 27 ottobre 2026 | 06:00

Il Lago di Sorapis in secca: lo sconcerto sui social evidenzia la diffusa difficoltà a uscire dai "paesaggi da cartolina"

"Com'è una località o una meta turistica fuori stagione?", un post girato molto sui social invita a rispondere a questa domanda. Quando alcuni specifici paesaggi e contesti naturali mutano, a volte è come se all'improvviso ci mancasse la terra sotto i piedi. Una reazione emotiva comprensibile, che scaturisce dallo shock provocato dalla rottura del nostro immaginario

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Nel corso dell'anno un paesaggio naturale cambia? E i contesti montani cambiano pure loro?

 

La domanda sembrerebbe ovvia e scontata e la risposta forse ancor di più: il ciclico scorrere del tempo e l'alternarsi delle stagioni modificano i territori, al netto dei cambiamenti climatici in corso, la primavera verdeggiante coincide con il rifiorire della vegetazione, l'estate è contraddistinta dal suo vivido sole, l'autunno, invece, è caratterizzato dall'aumento delle precipitazioni, e dai cangianti colori degli alberi, infine, l'inverno dal freddo e dal candore della neve.

 

Certamente l'alternarsi delle stagioni non può essere ridotto a un così semplicistico scorre di istantanee, e non è il solo fattore che incide su un territorio, esistono altre numerosissime variabili, e forse nei contesti montani è ancor più evidente: l'esposizione di ogni singola valle, l'altitudine, la conformazione e la posizione dei rilievi modificano i processi stagionali.

 

Eppure, nonostante tutte queste "ovvietà", quando alcuni specifici paesaggi e contesti naturali cambiano è come se di colpo ci mancasse la terra sotto i piedi. All'improvviso ci sentiamo in un baratro, proviamo un senso di vertigine, come se si catalizzasse in noi improvvisamente il senso del tempo e l'esistenza del cambiamento.  

 

Un caso eclatante di questo processo lo ha dimostrato un semplice post su Facebook dove veniva riportata con rammarico la situazione del lago Sorapis a metà ottobre. L'immagina mostrava: un lago stanco, spogliato e fangoso. I commenti al post erano di sorpresa, di incertezza, esprimevano tristezza per i cambiamenti climatici, o ipotesi svariate del tipo: "Si sarà prosciugato?"

 

I laghi alpini sono soggetti a variazioni stagionali del livello delle acque, la cui entità e il cui andamento dipendono dalle caratteristiche del bacino idrogeologico e dalle condizioni meteorologiche. Nel caso di alcuni laghi alimentati prevalentemente dalla fusione della neve e del ghiaccio, come il Sorapis, il livello tende a crescere durante la stagione del disgelo e a diminuire verso la fine dell'estate e l'autunno. L'intensità di queste variazioni può cambiare sensibilmente da un anno all'altro, in relazione alle precipitazioni, agli accumuli nevosi e alle temperature.

 

Così raccontato sembra un preciso e affascinante ciclo naturale che ricorda il respiro umano, un polmone che si riempie, inspirando con le precipitazioni invernali e che espira, svuotandosi dall'etate in poi, un processo vitale e quasi ovvio, come diamo per scontato il fatto che respiriamo. Un respiro che, tuttavia, può entrare in affanno quando le condizioni climatiche alterano gli equilibri idrologici del territorio. Le scarse precipitazioni, gli accumuli nevosi insufficienti e le temperature elevate possono ridurre la disponibilità d'acqua, accentuando il naturale abbassamento stagionale del livello dei laghi alpini.

 

Ma quella sensazione di spaesamento e quella reazione emotiva improvvisa, che si prova vedendo il Sorapis quasi completamente secco, è estremamente comprensibile ed è dovuta solo in parte a una mancanza di conoscenze (cosa per altro legittima), scaturisce dallo shock della rottura di un nostro immaginario. Dall'infrangersi di quel "paesaggio cartolina" che siamo abituati a vedere riprodotto innumerevoli volte in vari e disparati contesti e che ci spinge a credere che quella realtà sia immutabile, che un lago alpino possa essere un monumento simbolo tanto quanto la Torre Eiffel o il Colosseo e che debba rimanere costantemente uguale a sé stesso.

 

Allora forse una domanda interessante da porsi è la seguente: "Com'è una località o una meta turistica fuori stagione?" e "Com'è il lago di Sorapis fuori stagione?"

 

Alla prima domanda, più generica, dare una risposta dettagliata è impossibile, la risposta migliore forse è: "dipende", ma forse ha ancora più senso tenere a mente che tutto è mutabile e allenarci alla possibilità che ci siano delle variazioni, anche solo piccole, e allenare lo sguardo a notarle.

 

Per quanto riguarda i laghi alpini, invece, è da evidenziare che hanno una stagionalità turistica molto breve, il Sorapis che è esposto a Nord ed è situato in un contesto d'alta quota, può conservare una copertura di ghiaccio anche in tarda primavera, a seconda delle condizioni meteorologiche dell'anno. Per cui chi immagina di fare una gita estiva, magari in giugno, e scattare delle foto a quelle vivide acque celesti si potrebbe trovare davanti a una sottile e opaca lastra di ghiaccio o invece chi vorrà godere dell'indorarsi dei larici sulle sue sponde lo potrebbe ritrovare molto più basso di come se lo immaginava.

 

L'immagine del Sorapis che siamo abituati a riconoscere nelle cartoline si associa soprattutto alla stagione estiva, quando determinate condizioni ambientali contribuiscono a esaltarne i colori. Si tratta, tuttavia, di un aspetto tutt'altro che garantito, perché il paesaggio risponde a dinamiche naturali che variano di anno in anno

 

Questo processo di cambiamento ci suggerisce una riflessione: un lago, o più in generale un contesto naturale, non può essere equiparato in tutto e per tutto a un monumento storico. Entrambi possono essere mete turistiche e icone simbolo di un territorio, ma rispondono a dinamiche differenti. Un monumento richiede interventi di conservazione che ne tutelino il valore storico e artistico, un ambiente naturale necessita di una cura capace di rispettarne gli equilibri e i processi di trasformazione. Preservare un paesaggio non significa congelarlo nell'immagine che abbiamo imparato ad amare, ma imparare a conoscerlo e a proteggerlo, senza ridurlo a un'esperienza da consumare.

 

In copertina a destra: Lago di Sorapis 14/10/2026

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