"Quando arrivai erano già morte, anche se la mia testa voleva farmi credere il contrario": storia di Livio Bertaina e del suo 'addio' al Rifugio Bianco

Non solo soccorritore, ma anche rifugista di lunga data. È la storia di Livio Bertaina e del suo 'addio' al Rifugio Livio Bianco: "Ho vissuto il mio tempo sulle terre alte intensamente. Poi, ad un certo punto, mi sono reso conto che era giunta l'ora di fare spazio ai giovani. Ora mi auguro di potermi godere le montagne ancora di più"

Ci sono storie che meritano di essere rilette, riascoltate, all'occorrenza riscritte. Il vissuto di Livio Bertaina è una di quelle. Soccorritore e per lungo tempo anche rifugista, l'uomo aveva raccontato la sua vita sulle terre alte a L'Altramontagna ormai qualche tempo fa, mentre si preparava a dire 'addio' al (suo) Rifugio Livio Bianco, che sorge a quota 1.910 nella catena delle Alpi Marittime.
Salutava quel luogo dopo 30 anni di gestione, con sentimenti contrastanti: nostalgia, ma anche un velo di amarezza. Non solo: sottolineava nel suo racconto la felicità di avere dedicato una grossa fetta della propria esistenza a quanto più si amava.
Non soltanto tecnico di elisoccorso del Soccorso alpino Piemonte ma anche elettricista e rifugista, ha concluso la sua esperienza fra le mura del Livio Bianco nel 2024: "Di recente, e dopo 30 anni come gestore del rifugio Livio Bianco, ho deciso di voltare pagina - ci raccontava qualche tempo fa -. 'Largo ai giovani', mi sono detto, non senza un po' di dispiacere. Ho trascorso gran parte della mia vita in quota per passione, un amore che mi ha guidato in molte scelte, come quella di diventare tecnico del Soccorso alpino".
Un obiettivo raggiunto ad appena 18 anni (era il 1976 ndr), impegno che l'uomo (oggi 67enne) ha portato avanti per lungo tempo, osservando in prima persona i grandi cambiamenti avvenuti nel mondo dei soccorsi in quota: "Quando ho iniziato, negli anni '80, l'elisoccorso non c'era e tutte le missioni venivano fatte a piedi - ricordava -. I recuperi in parete venivano portati a compimento con i mezzi tradizionali mentre poi, con l'introduzione dell'elicottero, tutto si è semplificato".
"Uno degli interventi che più mi è rimasto in mente è stato quello di due sorelle gemelle, precipitate in Valle Gesso. Era il 6 gennaio del 1986 ma ricordo quel giorno come fosse ieri. Avevo 'preso' io la chiamata in centrale. Ero partito d'immediato, raggiungendo il punto indicato dopo un lungo cammino con condizioni climatiche avverse: faceva freddissimo e ricordo ancora quel tremendo vento che spostava la poca neve presente sul sentiero ghiacciato".
E proseguiva: "Quando ho trovato le due donne, erano già morte, anche se la mia testa voleva farmi credere e sperare che non fosse così - confessa -. Mi sono seduto accanto a loro, vegliando sulle due fino all'arrivo dei colleghi. E' stato straziante: non potrò mai scordare quella nottata".
Oltre alle innumerevoli esperienze sulle terre alte prima in quanto soccorritore e poi in quanto tecnico di elisoccorso ("sono stato il primo in Piemonte" ndr) Bertaina ha alle spalle anche un'esperienza decennale come rifugista del Livio Bianco, situato a quota 1.910 metri nell'alto Vallone della Meris, in Valle Gesso (Cuneo), nel cuore del Parco delle Alpi Marittime.
"Sono approdato in struttura nel 1995 - faceva sapere - ma avevo già avuto un'esperienza di gestione nel '79. Allora, però, ero troppo giovane ed inesperto: non ero pronto per fare il rifugista".
Poi, negli anni '90, un nuovo tentativo, rivelatosi quello giusto: "Quando ho cominciato a gestire il Livio Bianco ho capito che quello era il lavoro che avrei sempre voluto fare. D'altronde - fa notare - se non c'è passione e preparazione è meglio non provarci nemmeno. Se c'è una cosa che ho imparato è proprio questa: che per fare il rifugista ci vuole la giusta stoffa, la voglia di stare con gli altri, di dare consigli alla gente, insomma di essere un vero e proprio presidio".
Fino al 2017, l'uomo si è diviso fra il lavoro in montagna e quello in valle come elettricista, aiutato in rifugio prima dal fratello e dalle figlie, e poi, negli ultimi anni, dalla compagna Lidia, preziosa spalla.
Un'avventura, quella sulle Alpi Marittime, conclusasi a settembre 2024, con il passaggio del testimone ad un nuovo rifugista: "Trent'anni non sono pochi e andarsene è sempre un dispiacere ma guardando le montagne penso che ora, finalmente, potrò godermele ancora di più, percorrendole in lungo e in largo". Oggi, infatti, a gestire con grande passione la struttura non c'è più Bertaina, ma il giovane Lorenzo Cavallo, subentrato con il suo team. Un nuovo capitolo d'una storia tutta da raccontare.

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere














